Parigi, giorno 7

Stella McCartney più ecologica che mai, McQueen e la sottrazione sostenibile, frivole ossessioni per Valli

di Angelo Flaccavento


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(Photo by Vianney Le Caer/Invision/AP)

2' di lettura

La stagione parigina passerà alla storia come il momento il cui la bolla ecologica è esplosa nelle coscienze modaiole, o forse solo nelle strategie di comunicazione: impossibile distinguere. L'entusiasmo di Stella McCartney è autentico. Vegana convinta, nella vita e nel lavoro - la hit bag che anni fa la ha lanciata non è di pelle - crede nella causa, e si impegna perchè la teoria diventi realtà, da tempi non sospetti.

La sfilata di Stella McCartney. (Photo by Thomas SAMSON / AFP)

Passata dal gruppo Kering all'indipendenza e adesso, seppur con una quota di minoranza, a Lvmh, McCartney si produce nella collezione più ecologica mai realizzata: il 75% dei prodotti in sfilata è sostenibile - cashmere rigenerato, legno sostenibile per i tacchi, nappa eco, e poi Koba, pelliccia di origine vegetale - sicché la coscienza è a posto. Benissimo. E lo stile? Non manca, anche se tra tailoring maschile dalle proporzioni generose, abiti femminili ma non zuccherini, poncho e una idea di donna energica e presente, tutto sembra essersi risolto il formula, che poi è un problema diffuso nella moda di oggi.

Giambattista Valli,  inquietudini romantiche in giardino

Giambattista Valli, inquietudini romantiche in giardino

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Bei vestiti con le zeppe piatte
Anche Giambattista Valli ha una formula, che evolve per piccoli scatti da una stagione alla successiva. «Non sento l'urgenza di cambiare ogni volta, e non mi interessa nemmeno essere edg»,” racconta Valli backstage. È raggiante: il suo seguito di donne vere è in crescita, e il loro entusiasmo pure: «Voglio solo creare bei vestiti che rendano le donne belle. Le mie collezioni sono capitoli successivo di un medesimo romanzo, che intitolerei “Le Ossessioni di Giambattista”». Ossessioni frivole e spumeggianti, sia chiaro, come gli abiti a piccoli fiori e a piccole balze che si avvicendano nelle stanze magnifiche e scrostate del Musée des Arts Decoratifs, con finestre aperte su un luminoso giardino. Scelta non casuale: con il cappello e il cappottino a stampa trellis, la donna Valli questa stagione è un po’ giardiniera. Ai classici della maison alterna abiti geometrici e lineari, indossati con le zeppe piatte che danno a tutto un twist fresco.

Sacai (EPA/CAROLINE BLUMBERG)

Le stampe mappamondo e gli abiti come puzzle
Da Sacai, Chitose Abe abbraccia il volemosebene inclusivo che al momento va per la maggiore, proponendo una idea di nazioni stilose unite dal ritmo, che poi traduce, in maniera insieme ingenua e didascalica, con una stampa mappamondo. Per il resto, anche qui, è formula ormai trita, per quanto accattivante: ibridi complessi di forme e di abiti. È forse giunto il momento di semplificare: la complicazione rallenta.

Beautiful People (Photo by Thomas SAMSON / AFP)

È complicato e cervellotico anche il mondo di Beautiful People, riempito di abiti dal taglio ingegnoso che possono essere usati in infiniti modi.

Manualità certosina e creatività sostenibile
Da Alexander McQueen, invece, si torna al grado zero, ovvero alla tela, al bianco, al lino, in un percorso di sottrazione che è un modo per riacquistare una dimensione più vera e umana del fare, un tempo esteso e analogico. Sarah Burton, direttore creativo, emoziona e tocca con uno splendido controllo di pochi, essenziali mezzi: il taglio impeccabile, la materia densa e organica, la manualità certosina. Lavora di nero e di bianco, di pizzo e di lino, e vola alto, lontano dalla retorica farlocca che imperversa. Questa è creatività sostenibile, perché profondamente umana.

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