Industria

Stellantis, la 500 elettrica sostiene Mirafiori ma sale il timore di chiusura per Grugliasco

di Filomena Greco

(IMAGOECONOMICA)

3' di lettura

La produzione di auto e commerciali leggeri del Gruppo Stellantis in Italia, al 30 settembre, supera del 14,2% la soglia, negativa, raggiunta nell’anno del covid ma il mix combinato di criticità legate al mercato e alla crisi dei semiconduttori spingerà entro fine anno la produzione a un livello inferiore rispetto al 2020. È la previsione della Fim Cisl che ieri ha presentato il report trimestrale sulle produzioni negli stabilimenti italiani del Gruppo. Intanto prende corpo l’ipotesi della chiusura dello stabilimento di Grugliasco, parte del polo auto di Torino dove si producono le Maserati Ghibli e Quattroporte. Sarà uno degli argomenti al tavolo che lunedì si svolgerà al ministero dello Sviluppo economico tra i vertici Stellantis, i sindacati e il Governo, accanto al tema legato alla crisi dei semiconduttori e alle prospettive industriali delle fabbriche italiane del Gruppo.

«A garantire un trend ancora positivo dei volumi si produzione delle auto in Italia – dice Ferdinando Uliano della segreteria nazionale della Fim – è stata finora la linea della Fiat 500 full electric, a Mirafiori, dove da inizio anno sono state realizzate oltre 38mila autovetture. Positivo anche il bilancio per le Maserati MC20 di Modena, che hanno comunque volumi limitati, mentre nelle altre fabbriche auto si è scesi sotto la soglia del 2020». Se l’è finora cavata la Sevel di Atessa, dove si realizzano i commerciali leggeri, con volumi cresciuti quest’anno del 19% ma sotto di almeno 34mila unità rispetto al 2019.

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Da gennaio a settembre, il gap rispetto al pre-Covid è stato pari a oltre 16 punti percentuali ed è destinato a crescere. Se dunque Mirafiori tiene e garantisce a Stellantis di immettere sul mercato un modello di autovettura full electric, rispettando così gli obblighi sulle emissioni globali, sono molti i segnali che preoccupano il sindacato, a cominciare dall’ipotesi di chiusura di Grugliasco. I tre modelli Maserati in produzione arriveranno a quota 20mila quest’anno, il 60% in meno rispetto al 2017, volumi al minimo che “condannano” il polo del lusso voluto da Sergio Marchionne a ridimensionarsi.

Melfi perde per strada un terzo dei volumi sul 2019 e torna a numeri che non si vedevano dal 2015, quando è iniziata la salita produttiva con Jeep Renegade e Fiat 500 X. Lo stesso stabilimento di Sevel, l’unico in Italia dove Stellantis produce i veicoli commerciali leggeri, ha fatto un passo indietro sui 18 turni, tornando a 15, con mille addetti in meno – 650 cassintegrati di altre fabbriche del Gruppo e 300 lavoratori in somministrazione – e una produzione che quest’anno potrebbe attestarsi sulle 220mila unità a fronte di un programma che invece puntava a superare quota 300mila. È in salita anche l’anno per Pomigliano, stabilimento per il quale il ceo di Alfa Romeo, Jean Philippe Imparato, pochi giorni fa, ha confermato l’avvio della produzione del suv Tonale entro marzo, con arrivo sul mercato a giugno del 2022. Qui i volumi sono in calo del 3,4% sullo stesso periodo dell’anno scorso, di oltre il 40% rispetto al 2019. In coda c’è lo stabilimento di Cassino, che viaggia al 20% delle sue capacità, sconta ritardi e indecisioni del piano di rilancio di Alfa Romeo, con volumi in calo di oltre il 3% sull’anno scorso, di oltre 21 punti a confronto con la fase precedente al Covid,

«Lunedì – anticipa Ferdinando Uliano – chiederemo garanzie sul completamento del piano di investimenti del Gruppo sull’Italia, con i due nuovi modelli Alfa assegnati a Cassino (Grecale) e a Pomigliano (Tonale) e con il rinnovo delle Maserati Gran Cabrio e Gran Turismo. Il rischio è che una fase industriale complessa porti ritardi nel lancio dei nuovi modelli». Altro punto all’attenzione dei sindacati sarà la missione industriale degli stabilimenti italiani del Gruppo. «Dopo l’assegnazione della nuova piattaforma a Melfi e dopo l’annuncio della Gigafactory a Termoli, servono impegni per tutti i poli italiani, a iniziare dalla futura piattaforma per le Maserati» aggiunge Uliano.

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