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Stellantis consolida il rally in Borsa, il mercato auto italiano tiene botta a luglio

Guardando avanti, però, il comparto delle quattro ruote continua a dover fare i conti con problemi rilevanti tra crisi della domanda e dell'offerta

di Stefania Arcudi

(ANSA)

2' di lettura

(Il Sole 24 Ore Radiocor) - In una seduta a passo lento per il comparto auto europeo e per le Borse in generale (FTSE MIB), a Piazza Affari Stellantis si mantiene in territorio positivo, in controtendenza rispetto al listino principale, quasi tutto in calo. Tutto questo all'indomani dei dati sulle immatricolazioni, che in luglio hanno arrestato il crollo dei mesi precedenti: il mercato italiano ha registrato 109.580 registrazioni, chiudendo quasi in pareggio (-0,8%) rispetto allo stesso mese del 2021, dopo un semestre di pesanti cali a doppia cifra.

L'anno scorso luglio, con 110.514 unità, aveva registrato a sua volta -19,2% sul 2020 e -27,9% sul 2019. Nei primi sette mesi il volume delle immatricolazioni si ferma a 793.856 unità, pari a un crollo del 20,3% rispetto al 2021 e del 35,8% rispetto al 2019. In tutto questo, Stellantis ha immatricolato in Italia 38.387 unità, in calo del 3,6% rispetto allo stesso mese di un anno fa, e nel periodo gennaio-luglio ha registrato 292.572 vetture, con una flessione del 25,2%.

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Guardando avanti, però, il comparto delle quattro ruote continua a dover fare i conti con problemi rilevanti: «Il mercato dell’auto in Italia, ma anche in Europa, si trova stretto tra due emergenze. Una crisi della domanda e una grave crisi anche dell’offerta. L’impatto sul settore è molto pesante e non sono certo leggere le conseguenze per i consumatori», ha detto Gian Primo Quagliano, presidente del Centro Studi Promotor, sottolineando che «nonostante il ridimensionamento della domanda la carenza di prodotto è oggi talmente forte da avere effetti molto negativi per i potenziali acquirenti di auto sia nuove che usate. Per le nuove i tempi di attesa per la consegna si sono molto dilatati e i prezzi effettivi praticati dai concessionari sono aumentati perché si sono decisamente ridimensionati gli sconti che in tempi normali venivano accordati ai compratori e che potevano arrivare fino ad un 10% sul listino».

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