Automotive

Stellantis, il polo Sevel riparte a ritmo ridotto per la carenza di microchip

Protesta dei sindacati per le ricadute occupazionali: stop a 300 lavoratori in somministrazione mentre 600 cassintegrati rientreranno nelle loro sedi di lavoro

di Filomena Greco

(IMAGOECONOMICA)

2' di lettura

Lo stabilimento Sevel di Atessa riparte a ritmo ridotto, con turni giornalieri ridotti da tre a due e ricadute occupazionali su almeno 900 addetti. A determinare i problemi in fase di ripresa delle attività produttive sempre la carenza di microprocessori che finisce per incidere sui volumi. Nel polo abruzzese di Stellantis si producono i veicoli commerciali a marchio Fiat Professional (Ducato) e Peugeot, si tratta di uno stabilimento in grado di garantire tra il 30 e il 40% dell’intera produzione italiana del Gruppo.

Per i sindacati si tratta di una decisione grave, che acuisce la situazione di stallo delle fabbriche italiane dell’auto e che richiede interventi urgenti da parte del Governo. «La situazione – sottolinea Ferdinando Uliano della segreteria nazionale della Fim Cisl – sta precipitando, nei giorni scorsi abbiamo sollecitato la convocazione del tavolo Stellantis al ministero dello Sviluppo economico, crediamo che la situazione del Gruppo debba essere presa in carico dal presidente del Consiglio».

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Dal 27 settembre prossimo l’organizzazione del lavoro in Sevel passerà da 18 a 15 turni settimanali – da tre a due al giorno – con un impatto pesante su volumi produttivi, indotto e occupazione. Saranno più di 600 i cassintegrati provenienti dagli altri stabilimenti del Gruppo che rientreranno nelle loro sedi interrompendo il periodo di lavoro in Sevel, inoltre non sarà confermato il contratto di lavoro in somministrazione per circa 300 lavoratori, parte degli attuali 750 presenti in azienda. Per i sindacati si tratta di una decisione che grava pesantemente sui lavoratori «scaricando su di loro una difficoltà determinatasi a causa della carenza di semiconduttori. Ci sono strumenti alternativi di compensazione, come gli ammortizzatori sociali ordinari, utilizzati negli altri stabilimenti, senza comportare un contraccolpo occupazionale di questa portata» conclude Uliano.

Per la Fiom «il problema di approvvigionamento di componenti deve essere chiarito perché riguarda tutto il settore dell’automotive» sottolineano in una nota Francesca Re David, segretaria generale della Fiom-Cgil e Michele De Palma, segretario nazionale responsabile dell’Automotive. Le preoccupazioni sono legate alle possibili nuove strategie del Gruppo e alla riorganizzazione produttiva che potrebbe favorire lo stabilimento di Gliwice, in Polonia, rispetto alla fabbrica italiana.

Una battuta d’arresto che preoccupa, quella della Sevel, che si affianca ad una situazione altrettanto critica negli altri stabilimenti auto Stellantis in Italia: Melfi lavorerà soltanto per cinque giorni nel mese di settembre, con difficoltà legate anche all’avviamento della linea di produzione unica, lo stabilimento di Pomigliano rimarrà chiuso fino a fine mese con la cassa integrazione ordinaria a zero ore, mentre a Cassino si lavora solo su un turno e per pochi giorni al mese. Rocco Palombella, segretario generale della Uilm, e Gianluca Ficco, responsabile del settore auto sempre per la Uilm, sottolineando che, dopo gli accordi su Melfi e Termoli, dove nascerà la nuova gigafactory, «resta da discutere il futuro di tutti gli altri stabilimenti italiani e l’aggravarsi della crisi di approvvigionamento dei microchip rende tutto più complicato».

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