Trimestrali

La crisi dei chip pesa su Stellantis e Volkswagen, raddoppia l’utile St. In Saipem Mol negativo da 291 milioni

Il gigante dell’automotive e la controllata Eni fanno i conti con la ripresa a ostacoli post pandemia e la crisi delle materie prime

di Redazione Finanza

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5' di lettura

Giornata di trimestrali in Borsa questo giovedì 28 ottobre: da Stellantis a Saipem, da Unicredit a Telecom i conti delle big company si preparano a infiammare i listini. Il momento congiunturale è estremamente difficile, tra ripresa post pandemia a ostacoli e crisi dei semiconduttori. E così se Stellantis vede i ricavi del trimestre scendere del 14%, Saipem chiude i primi nove mesi dell’anno con un margine operativo lordo negativo di 291 milioni.

Stellantis, -27% sulle consegne

Il gruppo Stellantis ha effettuato, nel terzo trimestre, un milione e 131mila consegne, in calo del 27% rispetto allo stesso periodo 2020 (pro-forma) con la perdita di circa 600 mila unità, pari a circa il 30% della produzione pianificata del terzo trimestre 2021, dovuta a ordini inevasi di semiconduttori. Ricavi netti per 32,6 miliardi di euro, in calo del 14% rispetto al terzo trimestre 2020. La multinazionale dell’automotive conferma la guidance per l’intero 2021. La stima è di un margine operativo rettificato di circa il 10%. La previsione «presuppone che non vi sia un ulteriore deterioramento nelle forniture di semiconduttori e che non vi siano ulteriori lockdown in Europa e negli Stati Uniti». L’azienda ha rivisto le prospettive di mercato per l’intero anno nelle aree in cui opera rispetto al primo semestre 2021: il Nord America a +5% dal +10%; il Sud America a +15% dal +20%; l’Europa allargata a +5% dal +10% e il Medio Oriente e Africa a +20% dal +15%; mentre India e Asia Pacifico con il +10% e la Cina con il +5% restano invariate.

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«I ricavi netti di Stellantis nel terzo trimestre riflettono il successo della combinazione dei recenti lanci di veicoli, che includono le nuove offerte elettrificate, con importanti iniziative commerciali e industriali intraprese dai nostri team in risposta agli ordini inevasi di semiconduttori. La guidance per l’intero anno è quindi confermata, nonostante persista una scarsa visibilità sull'approvvigionamento di componenti». Così Richard Palmer, cfo di Stellantis commenta i risultati conseguiti dal gruppo nel terzo trimestre dell’anno.

Volkswagen paga l’effetto chip: utile -12%

Il gruppo automobilistico tedesco Volkswagen ha conseguito nel terzo trimestre del 2021 un calo del 12% dell’utile operativo a 2,8 miliardi, a causa della carenza globale di semiconduttori. Lo ha annunciato l’azienda comunicando i dati trimestrali. Anche le vendite di auto sono diminuite del 24% rispetto a un già debole terzo trimestre del 2020, colpito dalla pandemia di Covid-19, portando a un calo delle previsioni per il 2021. Il mercato cinese è stato «particolarmente colpito» dalla mancanza di componenti e l’elevata domanda dei clienti «non è stata soddisfatta», ha comunicato il gruppo tedesco. «Dopo un risultato record nella prima metà dell’anno, i colli di bottiglia nella fornitura di semiconduttori nel terzo trimestre ci hanno reso ampiamente chiaro che non siamo ancora abbastanza resilienti», ha affermato il direttore finanziario Arno Antlitz. A causa della carenza, il gruppo, che ha delineato un’ambiziosa tabella di marcia per diventare il leader mondiale nelle vendite di veicoli elettrici (EV), ora prevede che le consegne nel 2021 saranno in linea con l’anno precedente, mentre nel trimestre precedente erano attese in aumento.

St raddoppia l’utile del trimestre

StMicroelectronics ha chiuso il terzo trimestre con utile in aumento del 95,6% e ricavi in crescita del 19,9%, grazie in particolare alla forte domanda globale e nonostante «i ricavi inferiori alle previsioni nell'automotive, causati da una riduzione delle attività più marcata delle attese nell'impianto produttivo in Malesia, dovuta alla pandemia», come ha spiegato l'amministratore delegato Jean-Marc Chery. Nei tre mesi al 2 ottobre, il gruppo dei semiconduttori ha riportato un utile netto di 474 milioni di dollari, 0,51 dollari per azione, in rialzo dai 242 milioni, 0,26 dollari per azione, dello stesso periodo dell'anno scorso. I ricavi netti si sono attestati a 3,197 miliardi. Gli analisti di Banca Akros avevano previsto un utile netto di 490 milioni con ricavi per 3,23 miliardi (il consensus sui ricavi era di 3,2 miliardi). Il margine lordo si è attestato al 41,6% (36% nel terzo trimestre 2020 e 40,5% nel secondo trimestre 2021), mentre il margine operativo è salito al 18,9% (12,3% l'anno scorso). “I ricavi netti del terzo trimestre si sono attestati sostanzialmente al valore intermedio della nostra forchetta di previsione delle attività, con un incremento del 6,9% sul trimestre precedente e del 19,9% anno su anno. La performance nei ricavi è stata trainata da una forte domanda globale e dai programmi già in corso con i nostri clienti nella Personal Electronics”, ha detto Chery.

Saipem, ricavi in calo a 5,1 miliardi

Saipem ha chiuso i primi 9 mesi dell’anno con ricavi in calo da 5,4 a 5,1 miliardi di euro. Negativo il Margine operativo lordo per 291 milioni, che sconta maggiori costi per attività offshore nell’eolico per 170 milioni. In crescita del 18% i ricavi del terzo trimestre a 1,9 miliardi di euro, mentre il Mol rettificato è negativo per 25 milioni, ma in miglioramento rispetto ai -354 milioni del secondo trimestre 2021. Il Gruppo ha registrato nuovi contratti per 4,9 miliardi, con una liquidità disponibile di 2 miliardi e una linea revolving inutilizzata da 1 miliardo di euro. Per la seconda metà dell’anno Saipem prevede ricavi per circa 4,5 miliardi di euro e Mol positivo. Nel terzo trimestre dell’anno Saipem ha registrato «segnali di miglioramento nelle perforazioni con un incremento della domanda e prospettive di pieno utilizzo della flotta», anche se «i risultati operativi riflettono un rallentamento rispetto ai primi nove mesi del 2020 in particolare per le attività di ingegneria e costruzioni, principalmente per il protrarsi degli effetti dell’emergenza sanitaria Covid 19 sulle attività operative, con ritardi nell’esecuzione dei progetti e il rinvio delle decisioni di investimento nei settori di interesse».

Il nuovo Piano Strategico Quadriennale prevede investimenti complessivi per circa 1,5 miliardi di euro, di cui oltre 200 milioni di euro per investimenti finalizzati ad arricchire il portafoglio tecnologico del Gruppo. Dal punto di vista finanziario, viene spiegato, «le performance operative previste in crescita nel 2022 saranno controbilanciate dall’assorbimento di cassa per le dinamiche di capitale circolante e dai capex (gli investimenti, ndr)». Pertanto il debito finanziario netto al 2022 è previsto in crescita a circa 2,2 miliardi di euro (post Ifrs16) per poi beneficiare di una «importante generazione di cassa prevista di oltre 800 milioni di euro» nell’arco del piano, con un indebitamento finanziario netto al 2025 inferiore a 1 miliardo di euro.

Nokia difende i volumi

Il produttore finlandese di apparecchiature per telecomunicazioni Nokia ha chiuso il terzo trimestre con un fatturato in aumento del 2% tendenziale, a 5,4 miliardi di euro «nonostante l’impatto della congiuntura sfavorevole precedentemente segnalata in Nord America per le reti mobili e i vincoli sulla catena di approvvigionamento globale», ha comunicato il gruppo. Nel periodo luglio-settembre, l’utile netto si è attestato a 342 milioni di euro, in crescita del 77% rispetto al terzo trimestre del 2020. Per il 2021, Nokia prevede ancora vendite nette comprese tra 21,7 e 22,7 miliardi e un margine operativo tra il 10% e il 12%. Il gruppo finlandese stima «di essere nella parte superiore della fascia di margine” delle stime 2021, data “la continua forte performance». Il risultato operativo è risultato a fine trimestre in crescita del 30% in un anno, a 633 milioni di euro.

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