L’INTERVISTA

Stiglitz: bene l’Italia sull’Unione bancaria, subito l’assicurazione sui depositi

«Occorre cambiare il mandato della Bce, l’inflazione non è più un problema da decadi. Serve più crescita e piena occupazione». «Libra di Facebook? Idea terribile, non ne abbiamo bisogno»

di Davide Colombo


Per Libra strada in salita, ma l’esigenza di base rimane

3' di lettura

Per rendere l’Unione monetaria una scommessa vincente sul futuro bisogna cambiare il Patto di stabilità e crescita e ampliare il mandato della Bce. E allo stesso tempo va completata l’Unione bancaria introducendo subito, e senza condizioni, la garanzia comune sui depositi. Lo spiega al Sole24Ore Joseph Stiglitz, protagonista a Roma della prima serata del festival “Economia Come 2019”.

«Mario Draghi ha fatto fare un passo avanti notevole alla politica monetaria della Bce nel limite delle regole date, che sono focalizzate sulla stabilità dei prezzi. Ma l’inflazione – spiega Stiglitz - non è più un problema ormai da decadi, c’è invece un problema di crescita e di disoccupazione in Europa, per questo il mandato della banca centrale guidata ora da Christine Lagarde deve essere cambiato, si deve puntare alla piena occupazione anche se questo obiettivo non è raggiungibile solo con la politica monetaria».

Professore se dovesse indicare la sua agenda di riforme prioritarie per rilanciare l'esperimento dell'euro da dove partirebbe?

Direi prima di tutto di cambiare il Patto di stabilità e crescita e abbandonare l'austerity. I paesi con una capacità fiscale devono fare più spesa per investimenti e la Banca europea per gli investimenti dovrebbe essere dotata di un budget maggiore per finanziare piani legati al green new deal.

L'Unione è oggi più o meno vulnerabile a una nuova crisi finanziaria?

Serve un salto di qualità perché l'Eurozona e l’Unione europea sono oggi più vulnerabili che in passato a una eventuale nuova crisi finanziaria globale. La politica monetaria straordinaria di questi anni ci ha portati nel territorio dei tassi negativi, i margini di azioni si sono ristretti e ci sono ben poche evidenze che tassi ancor più negativi possano dare un ulteriore stimolo alla crescita.

E sull’Unione bancaria, come bisognerebbe procedere?

Va completata. Si deve procedere immediatamente alla costituzione della garanzia comune sui depositi, convincere la Germania su questo. Il terzo pilastro dell'Unione bancaria va fatto senza condizioni.

Il ministro delle Finanze tedesco, Olaf Sholz, chiede però che gli accantonamenti delle banche dovrebbero essere misurati in funzione dell'esposizione ai debiti sovrani, non più considerati come investimenti privi di rischio ma valutati a seconda del loro merito. Il nostro ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, non è d’accordo.

Passare dal regime attuale a un regime nuovo, che tenga conto delle fluttuazioni dei titoli sovrani, sarebbe disastroso. Le banche di alcuni paesi si troverebbero letteralmente bloccate, non potrebbero più fare credito e si innescherebbe una depressione. Un passaggio del genere andrebbe gestito con molta attenzione, e con una transizione molto graduale, di diversi anni.

Professore i governi europei si interrogano anche sulla sfida della stable coin Libra, lanciata da Facebook, lei che idea ha?

È un'idea terribile, non ne abbiamo bisogno! Con le tecnologie attuali i sistemi di pagamento hanno raggiunto livelli di efficienza inimmaginabili e garantiscono costi di transazione risibili. Anche nei paesi in via di sviluppo ormai i sistemi di pagamento sono a costo quasi zero. Per queste semplici ragioni non abbiamo alcun bisogno di Libra. I sistemi finanziari negli ultimi vent'anni hanno fatto molto per aumentare la trasparenza, che cosa ci garantiscono invece le cosiddette cripto currency? Cripto è l'esatto contrario di trasparente, lo voglio ribadire con forza: non ne abbiamo alcun bisogno!

Nel suo ultimo libro “People, power and profits” lei parla di capitalismo progressivo, cosa intende?

Serve un ripensamento fondamentale della natura del capitalismo. Serve un nuovo contratto sociale a vasto raggio, una nuova regolamentazione, bisogna affrontare e ridurre le diseguaglianze, investire di più in conoscenza e istruzione ed è urgente affrontare un green new deal, combinare opportunità, creare nuovi posti di lavoro gestendo la transizione verso nuovi assetti produttivi più sostenibili.

E l'Italia? La nostra ultima crisi riguarda l'acciaio dell’Ilva.

L’Italia ha già fatto una grande trasformazione, ha una grande industria culturale e un'industria del turismo, ma i vincoli macroeconomici le impediscono di completarla. C'è bisogno di politiche industriali, di politiche del mercato del lavoro capaci di spostare le persone da un posto all'altro. Anche per l'Italia la nuova frontiera deve essere un sistema produttivo sostenibile.


* L'economista e saggista statunitense Joseph Stiglitz ha vinto il Premio Nobel per l'economia nel 2001 insieme a George A. Akerlof e A. Michael Spence per il suo contributo alla teoria delle “asimmetrie informative”. Allievo dell'economista italiano Franco Modigliani, si è occupato nella sua carriera soprattutto di microeconomia, trattando tematiche quali il fallimento del socialismo, la globalizzazione, le politiche relative all'euro.

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