Interventi

Stimolo fiscale per le aziende trasformative

di Piero Formica

3' di lettura

Viviamo in tempi di stimolo fiscale. Il suo attivismo genererà tanta nuova occupazione da alzare il potere contrattuale dei lavoratori? Conseguentemente, ne soffriranno i profitti delle imprese? Oppure le migliori condizioni salariali faranno salire la produttività, sicché si avvantaggeranno sia i lavoratori che gli imprenditori? Il gioco non sarà a somma zero se quello stimolo si rivolgerà alle imprese trasformative che fanno leva sulle nuove tecnologie per aumentare la redditività aziendale e, nel contempo, far progredire chi vi lavora. Vanno premiati gli ‘spiriti animali' dell'imprenditorialità già evocati da John Maynard Keynes a cavallo degli anni Venti e Trenta del Novecento. Sono le emozioni istintive che guidano il comportamento imprenditoriale verso la discontinuità con il passato. Ci vogliono imprenditori che disubbidiscono ai loro progenitori, lungo la linea di successione che va dal modello fordista della seconda rivoluzione industriale al modello feudale delle piattaforme digitali, come Amazon e Facebook, che estraggono valori economici a spese di una moltitudine di navigatori nel web. Nell'interregno tra le regole dettate dagli oligopolisti e dai feudatari e le nuove regole ancora da inventare, il timore della trasformazione va convertito in paura dello status quo. Per muoversi nella direzione della trasformazione che si scopre strada facendo, non bisogna caricarsi sulle spalle un pesante bagaglio di spese da sostenere nell'immediato. Al contrario, sarà un impegno di spesa leggero ma costante a rendere agevole il cambiamento, e ad accelerarlo.
Al pari del Maestro di Go dello scrittore giapponese Yasunari Kawabata, gli imprenditori trasformazionali dismettono le regole cavillose nel nome della razionalità e puntano sulla reciproca stima tra tutti i giocatori nel campo socio-economico. Le loro imprese mostrano un impatto sociale a lungo termine altrettanto forte e persistente dell'impatto economico. La ricerca da esse svolta non è neutrale; si muove deliberatamente in direzione della trasformazione, con un orientamento che è olistico, euristico e morale. Questi sono attributi vitali delle imprese trasformative che sono imprenditoriali. Diversamente dalle imprese manageriali, quelle imprenditoriali arruolano co-creatori piuttosto che semplici esecutori di compiti assegnati in modo top-down. Né geni né ribelli solitari, i co-creatori sono intraprenditori che contribuiscono molto a rompere regole radicate. Abbandonano le opportunità di oggi, conformi alle abitudini prevalenti, e navigano nell’assurdo, cercando idee di business che sembrano ridicole e pericolose a prima vista.
L'attivismo fiscale dovrà sostenere gli investimenti in grado di sconfiggere le forze oscure della conservazione. Gli investimenti che irrobustiscono il tessuto imprenditoriale esistente sono essenziali, ma da soli non bastano a rendere un'economia più forte. C'è da investire per inventare varietà produttive a più alto rendimento economico, portatrici di progresso sociale e compatibili con l'ambiente naturale. Nel campo delle imprese trasformative esistono ampi spazi per innovazioni che diversificano l'economia e le conferiscono maggiore complessità con prodotti non banali e non ripetitivi, per la loro esclusività in grado di attrarre l'interesse delle persone. Ancor prima dell'output, ad agire da attrattore è la creatività dei loro lavoratori della conoscenza che ha il potere di accesso alle opportunità. Talvolta può trattarsi di conoscenza appresa o riciclata che si traduce in prodotti e servizi che rispetto a quelli esistenti sono più semplici e meno costosi. Ciò che più conta è, però, la conoscenza del tutto nuova, originata da opinioni, intuizioni e progressi scientifici, che conduce a svolte radicali anziché a perfezionamenti incrementali. A sollecitare l'investimento nelle imprese trasformative è, dunque, la conoscenza messa al lavoro, anche al lavoro su sé stessa, al fine ottenere il cambiamento che è un abbandono delle pratiche consuetudinarie.
piero.formica@gmail.com

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