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Stipendi, ecco i lavori più pagati in Italia. Le 10 regole d’oro per avere un aumento

Chi si occupa di vendite o di innovazione ha maggiori chance di guadagnare di più. Chi invece è all’opera nell’universo Ict ha buste paga decisamente più leggere. L’esperienza nei servizi finanziari dà buoni frutti, così come quella nelle utilities, mentre i guadagni sono nettamente inferiori in edilizia e agricoltura

di Francesca Barbieri


Stipendi, le 10 regole d’oro per avere un aumento

5' di lettura

Chi si occupa di vendite&customer service o di ricerca&sviluppo ha maggiori chance di guadagnare di più. Chi invece è all’opera nell’universo Ict ha buste paga decisamente più leggere. L’esperienza nei servizi finanziari dà buoni frutti, così come quella nelle utilities, mentre i guadagni sono nettamente inferiori per chi si occupa di edilizia e di agricoltura.

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Le variabili che determinano il valore di mercato per un determinato lavoro possono essere molte. Il tipo di settore economico, il territorio e la dimensione aziendale, anche a parità di mestiere, possono creare gap retributivi di peso. A contare sono anche livello d’istruzione, età e spesso anche il genere.

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Secondo l’osservatorio di Jobpricing, società specializzata in indagini retributive, focalizzando l’attenzione sul livello d’istruzione lo stipendio più elevato si raggiunge con un master di secondo livello (circa 47mila euro lordi annui), i laureati in media guadagnano poco meno di 40mila euro, i diplomati circa 30mila, chi ha la sola scuola dell’obbligo 25mila euro. Il gap medio tra laureati e non è del 43,2%.

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Le donne, invece, per guadagnare quanto gli uomini devono lavorare un mese in più: 27.617 euro lordi lo stipendio annuo delle prime rispetto ai 30.368 euro dei secondi.

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I lavori più pagati per un quadro sono nelle vendite e customer service (circa 57mila euro lordi annui), in ambito legale&compliance o nell’amministrazione, finanza e controllo. Per gli impiegati invece al top troviamo la ricerca e sviluppo (32.458 euro), seguita da vendite&customer service e da produzione&qualità.

I LAVORI MEGLIO PAGATI PER I QUADRI

Stipendi lordi annui in euro - Fonte: Jobpricing

I LAVORI MEGLIO PAGATI PER GLI IMPIEGATI

Stipendi lordi annui in euro - Fonte: Jobpricing

Tanto la trattativa per lo stipendio nel caso di un’offerta di lavoro, quanto quella in caso di richiesta di aumento, sono negoziazioni. Spring professional, la società di consulenza di The Adecco Group specializzata nella ricerca, selezione e valutazione dei profili di middle
management, ha messo a punto 10 regole d’oro per chi volesse negoziare il proprio stipendio.

1. Stabilire un punto di riferimento solido e oggettivo della trattativa
Ogni mestiere ha un suo valore di mercato, che rappresenta il punto di riferimento a cui si deve ancorare ogni negoziazione salariale. È necessario, quindi, conoscere in modo puntuale il “pricing” del proprio
ruolo o di quello che si andrà a ricoprire, così da poterlo confrontare con lo stipendio attuale

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2. Autovalutazione
Al datore di lavoro bisogna dare risposte, sulla base di dati oggettivi, a queste domande: che risultati hai raggiunto? Che riconoscimenti hai ricevuto in passato? Come hai contribuito o potrai contribuire al raggiungimento degli obbiettivi aziendali?

3. Stabilire il valore economico della richiesta e definire lo spazi di accordo
Ma quanto si può chiedere? Ogni datore di lavoro usa criteri e logiche specifiche quando si tratta di definire gli stipendi e quindi solo l'approfondita conoscenza della reward policy dell’azienda può dare certezze in merito (cfr. regola nr. 4). In mancanza di questo, però, dato che in materia di aumenti retributivi le aziende tendono ad avere standard abbastanza simili, la matrice sottostante, che mette in relazione valore di mercato e valore della risorsa per l'organizzazione possono costituire un utile punto di riferimento.

4. Verifica della compatibilità tra aspettative e politica retributiva
I criteri di riferimento per la propria richiesta salariale bisogna declinarli nei singoli contesti aziendali. Ogni datore di lavoro si pone obbiettivi di meritocrazia (pagare di più chi se lo merita), di equità (non fare differenze immotivate), di competitività (avere retribuzioni che rispetto al mercato siano funzionali agli obbiettivi di reclutamento e di turnover) e di costi (stare nei limiti del budget e usare le risorse disponibili nel modo più efficiente possibile). Tanto più si è a conoscenza di questi aspetti, tanto più si è in grado di accrescere le proprie possibilità di successo in sede di trattativa.

5. La scelta del momento adatto
Volenti o nolenti, le condizioni di contesto hanno un ruolo fondamentale in una trattativa. Non saranno molte le probabilità di avere un aumento o di spuntare condizioni migliori in una negoziazione per un nuovo impiego, se la controparte sta vivendo un momento di risultati non positivi o comunque peggiori delle aspettative. Ma non saranno molte nemmeno se l’azienda sta vivendo cambiamenti importanti (ad esempio l'ingresso di un nuovo Amministratore delegato, di un nuovo HR Manager o il cambio del responsabile). Bisogna sempre cercare di raccogliere tutte le informazioni di contesto e muoversi quando le condizioni sono più favorevoli.

6. Le giuste motivazioni
In ogni discorso di successo il “perché” viene prima del “cosa” e del “come”. Le persone vengono convinte a fare qualcosa quando comprendono e condividono le motivazioni che ne stanno alla base. Perché, allora, l'imprenditore o l’hr Manager dovrebbe accordare un aumento? Ci sono per lo meno due aspetti da tenere in forte
considerazione: i) per ottenere ciò che si vuole i propri interessi e quelli della controparte devono convergere; ii) ricordarsi che dal punto di vista del datore di lavoro il livello dello stipendio dipende dal valore del lavoro (mercato + peso organizzativo del tuo ruolo) e dal valore della persona (il contributo attuale e/o futuro). Le argomentazioni di chi punta a un aumento, di conseguenza, dovrebbero includere entrambi questi aspetti e
dovrebbero convincere la controparte che il valore del tuo ruolo non è adeguatamente valorizzato, e/o che il proprio valore individuale non si riflette in modo sufficiente nel tuo stipendio.

7. Definire un piano e metterlo alla prova
In una negoziazione prevedere le mosse della controparte è molto importante. Tanto più si riesce a farlo, tanto più si può essere efficaci. Ciò vuol dire che bisogna avere un piano, che deve partire da una chiara definizione degli obbiettivi, di quando alzarsi e rinunciare e del punto di apertura . La strategia negoziale deve essere chiara e una volta definita è importante che ne vengano verificati i punti di forza e di debolezza.

8. Mantenere la riservatezza
Gli uffici del personale apprezzano molto la riservatezza rispetto alle loro trattative salariali e mal digeriscono quelle situazioni in cui aver accolto una richiesta o aver aperto una discussione sullo stipendio di un dipendente alimenta problemi gestionali, malcontento e magari ulteriori pressioni per aumenti retributivi da parte di altri dipendenti.

9. Le emozioni «giuste»
Nella trattativa salariale è ovviamente opportuno evitare le minacce. Piuttosto è bene dare alla controparte il senso di controllo. Gli aut-aut non predispongono gli altri a essere comprensivi rispetto alle nostre richieste, mentre è fondamentale trasmettere i messaggi in un’ottica positiva. È altamente sconsigliabile affrontare una trattativa salariale lamentandosi, mentre bisognerebbe mettere in evidenza le conseguenze positive (per sé e anche per il datore di lavoro) di un eventuale accettazione delle proprie richieste retributive.

10. Evitare le trappole cognitive
Secondo gli studiosi di economia comportamentale, , le decisioni delle persone sono fortemente condizionate da “bias” (pregiudizi) che poco hanno a che vedere con la razionalità. Le nostre decisioni, cioè, sono molto
meno logiche di quanto non ci piaccia pensare e seguono schemi in cui i fattori di natura emozionale e probabilistica hanno un peso decisivo. Questo, ovviamente, vale anche quando si parla di negoziazione.
In particolare, ci sono alcune “trappole” alle quali stare attenti, come l’e ccesso di fiducia. Essere consapevoli del proprio valore, è fondamentale
per una negoziazione di successo. Ma se si sa di essere una risorsa di valore per la propria organizzazione o per il futuro datore di lavoro potrebbe portare ad affrontare la trattativa in modo aggressivo:
“prendere o lasciare”. È un atteggiamento sconsigliato dagli esperti. Da un lato è bene chiedersi se la propria posizione è così forte, perché una sopravalutazione potrebbe rivelarsi fatale e portare ad un niente di fatto.


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