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Stipendi: da Eni, Enel alla Juventus, la top ten delle società in Italia che pagano di più il Ceo

Lo «stipendio» medio di un amministratore delegato di una società quotata al Ftse Mib è di 1,2 milioni di euro l’anno. Ci sono però società che riconoscono dai 4,5 milioni in su. Il record va a Tamburi investment dove il compenso totale del Ceo è di 7,7 milioni di euro. Nella top 10 anche Eni, Salini Impregilo e Juventus

di Francesca Barbieri


Stipendi, le 10 regole d’oro per avere un aumento

3' di lettura

A pagare di più l’amministratore delegato è il segmento borsistico e non tanto il fatturato della società per cui lavora. Secondo l’Executive Compensation Outlook 2019 di Badenoch + Clarck Executive - che ha messo sotto la lente 218 aziende quotate alla Borsa di Milano - nelle società con un giro d’affari elevato, superiore a 800 milioni di euro, un Ceo guadagna in media 1 milione di euro, come compenso fisso annuo, rispetto ai 256mila delle società con un fatturato basso (inferiore ai 100milioni di euro) e ai 544mila di quelle con un fatturato intermedio (tra 100 e 800 milioni).

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Se si valuta considera, invece, il segmento si nota un incremento dello stipendio fino a superare il milione e 200mila euro per le società quotate al FTSE Mib, rispetto ai 748mila delle Mid cap, ai 375.501 euro delle Small Cap e i 451mila del segmento Star.

Risultati e incentivi
Nell’indagine, realizzata in collaborazione con JobPricing, sono state analizzate le Relazioni sulla remunerazione e le Relazioni sul Governo societario e gli assetti proprietari pubblicate dalle Listed Companies e relative all’esercizio 2018. Preventivamente escluse le aziende quotate nei segmenti Aim Italia e Miv, quelle quotate alla Borsa Italiana con ragione sociale estera, quelle in fase di liquidazione (o i cui documenti non siano stati pubblicati) al 15 giugno 2019.
Gli elementi variabili e legati alla prestazione (aziendale e individuale) sono una componente molto importante dei package dei vertici aziendali delle società quotate: tre quarti delle aziende ha previsto nel 2018 una quota variabile cash per almeno un componente del proprio vertice aziendale.

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Di queste quasi la totalità prevede l’erogazione di incentivi in base a piani short-term e circa un quarto eroga una quota variabile della remunerazione in ragione di piani di medio-lungo periodo. Infine, in alcuni limitati casi (inferiori al 10%), sono previsti ulteriori bonus on top agli incentivi di breve e di lungo termine.

Dal punto di vista del valore economico, l’incidenza della componente variabile monetaria su quella fissa della remunerazione varia moltissimo in base alla tipologia di ruolo, ma comunque non è mai inferiore al 50%. Il valore medio della parte monetaria della remunerazione variabile, per chi l'ha ricevuta, è pari a oltre 450mila euro, passando agli estremi della curva di distribuzione da 20mila euro a oltre 800mila euro.

La top 10 delle aziende che pagano di più i Ceo
In base ai dati raccolti da Badenoch + Clark, a guidare la classifica delle società che riconoscono al loro il Ceo il compenso totale più alto c’è Tamburi Investment Partners S.p.A. l’investment e merchant bank indipendente, fondata nel 1999 dal banchiere di affari Giovanni Tamburi, seguita da Eni e Salini Impregilo. A chiudere la top ten Cementir Holding e Unipol.

LA TOP 10 DEI CEO MEGLIO PAGATI

Le 10 aziende che riconoscono al loro Ceo il compenso totale (in euro) più elevato rilevato nell'esercizio 2018. Fonte: Badenoch + Clark Executive

Il gender gap
La Relazione 2018 sull'evoluzione della Corporate Governance delle Società Quotate, pubblicata da Borsa Italiana, indica un numero complessivo di donne nei Board aziendali, a fine giugno 2019, pari al 36,3%. Il numero delle donne nei board aziendali è costantemente cresciuto di circa 6 volte nell’ultimo decennio e senza dubbio questo trend è in grandissima parte legato a doppio filo all’introduzione della legge n. 120 del 12 luglio 2011 per la promozione dell'equilibrio di genere negli organi sociali delle quotate.
Nonostante questo quadro positivo,le donne con cariche esecutive nei board delle società quotate sono appena l’11,9%. Un dato che risulta decisamente inferiore alla percentuale di dirigenti donna nel mercato del lavoro italiano (32%), e alla percentuale di donne in profili non esecutivi (40,4%).
Minore accesso a posizioni di vertice si traduce automaticamente in minore opportunità di guadagno con un ampliamento, per le società quotate, del differenziale retributivo fra maschi e femmine: se tra i dirigenti italiani in generale il gap è in media poco superiore al 8%, guardando alle società quotate in Borsa si arriva quasi al 70%, se si prendono in considerazione i profili esecutivi che siedono in un board.

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