Semiconduttori

Stm, fabbrica da 1,6 miliardi per colmare la carenza di chip

Il nuovo sito di produzione di fette di silicio entrerà a regime nel corso del 2022. Lo stabilimento di Agrate darà lavoro a 500-700 persone

di Matteo Meneghello

Crisi dei chip, l’effetto a cascata sull’industria

3' di lettura

Un investimento da 2 miliardi di dollari (1,64 miliardi di euro) per realizzare uno stabilimento best in class in grado di produrre, per la prima volta anche in Italia, wafers in silicio da 300 millimetri di diametro, con benefici sulla quantità e la qualità della produzione dei semiconduttori. La risposta europea alla «crisi dei microchip» - anche se solo ideale, visto che questo progetto è stato avviato nel 2018, ben prima, dell’allarme-materie prime - porta la firma di Stmicroelectronics. Il gruppo italo-francese ha per la prima volta aperto il 14 giugno al pubblico, alla presenza del ministro dello Sviluppo economico Giancarlo Giorgetti, la «camera bianca» del nuovo impianto che, nelle previsioni, dovrebbe iniziare a realizzare i primi wafers nel terzo trimestre dell’anno prossimo (i lavori sono stati avviati nel 2018) raggiungendo a regime un ritmo di produzione di 8mila «fette» a settimana, un passo superiore a quello dell’omologo sito francese, il Crolles300 di Grenoble.

La carenza di microchip

L’annuncio cade in un momento in cui il settore è sotto i riflettori a causa dello shortage di microchip proveniente dal Far East che sta rallentando molte catene produttive, in particolare quella dell’industria dell’auto europea, costretta in alcuni casi a stop produttivi. «Sono orgoglioso - ha detto a questo proposito Giorgetti - di ricevere qualche telefonata di qualche grande potenza che ci chiede di incentivare il più possibile la produzione dei semiconduttori perché il mercato mondiale ne è improvvisamente privo e non si riesce a soddisfarne la domanda. Non capita spesso».

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L’amministratore delegato del gruppo Stmicroelectronics, Jean-Marc Chery ha voluto sottolineare a questo proposito la strategicità a lungo termine, su scala europea, dell’investimento. «Contribuirà in misura significativa - ha detto - all’ecosistema europeo delle tecnologie di potenza perché, al di là dello stabilimento in sè, coinvolgerà partner e fornitori di tecnologie, oltre a collaborazioni con il mondo accademico e organizzazioni di ricerca private: un ecosistema vantaggioso per tutti. Oggi - ha aggiunto - abbiamo nuove e maggiori opportunità, grazie all’ampio dialogo in atto a livello europeo e degli stati membri riguardo ai piani di ripresa economica e di crescita futura basati sulla digitalizzazione».

L’accordo con il Politecnico

Un concetto ribadito dal Ceo anche occasione della firma di un accordo di collaborazione quinquennale tra il gruppo (10 miliardi di fatturato e 11mila dipendenti) e il Politecnico di Milano, per costituire un centro di ricerca congiunto sui materiali avanzati per i sensori. «Il settore dei semiconduttori - ha detto Chery - è ora ampiamente riconosciuto come uno dei principali abilitatori dell’innovazione in tutti i settori applicativi. È un riconoscimento meritato, ma il nostro continente ha bisogno di nuove competenze e talenti per progettare nuovi sistemi e dispositivi più efficienti a beneficio della società». Grazie al supporto del Governo - è stato ricordato ieri - l’Italia è riuscita a ottenere 2,3 miliardi dal piano Ipcei, più degli 1,5 miliardi della Germania.

Lo stabilimento monzese

Il nuovo impianto di Agrate, denominato R3, occuperà 65mila metri quadrati, di cui 15.100 di clean room e sarà in grado di creare, a regime - ha ricordato il presidente del Consiglio di Sorveglianza Maurizio Tamagnini - tra i 500 e i 700 nuovi posti di lavoro qualificati. La nuova capacità produttiva assicurata da R3 è ritenuta da ST - in Italia attiva anche a Castelletto, in provincia di Milano, e a Catania - un elemento cruciale per rafforzare la competitività del gruppo in futuro, oltre a essere un pilastro per la leadership tecnologica europea nell’elettronica di potenza.
Allarme materie prime a parte, «gli investimenti come questo di Agrate - ha ricordato Chery - sono effettuati in un’ottica di lungo termine. Costruiamo impianti che dovranno operare per decenni, e questo significa che dobbiamo avere piani che si fondino sui trend di lungo periodo che abilitano l’industria elettronica. Smart mobility, power&energy, Iot e 5G: questi sono i pilastri che guidano le nostre decisioni di investimento, con cui contiamo di superare alcune delle principali sfide che i nostri clienti e tutto il mondo stanno affrontando».

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