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Stm, il sito etneo strategico per l’auto elettrica

Confermati gli investimenti che sono stati rallentati a causa della pandemia

di Nino Amadore

Confermati gli investimenti che sono stati rallentati a causa della pandemia


3' di lettura

Un punto fermo in una strategia di sviluppo che non si è mai fermata. È il sito catanese della StM, la multinazionale italo-francese della microelettronica che qui, nel cuore dell’area industriale di Catania, sviluppa i prodotti all’avanguardia e in particolare l’elettronica di potenza e di potenza intelligente di cui si fa grande uso nella produzione di auto elettriche. I transistor di potenza, figli della ricerca condotta proprio a Catania, sono stati un successo e su questo fronte StMicroelectronics è già fornitrice di Tesla.

Quale sia la strategia lo spiega Orio Bellezza presidente di Technology, manufacturing and quality di STMicroelectronics e amministratore delegato della controllata italiana di StM che non nasconde certo le preoccupazioni per quello che sta accadendo nel mondo dove la diffusione della Covid-19 non si è ancora fermata, anzi tutt’altro: «Siamo ovviamente preoccupati per quello che sta accadendo nel resto del mondo - dice - e quindi siamo molto ma molto prudenti nel fare previsioni». La pandemia, intanto, ha in generale rallentato tutto ma i programmi vanno avanti: «Le nostre strategie manifatturiere non sono cambiate - dice Bellezza -. Con i cantieri chiusi, il cronoprogramma ha forzatamente subito dei rallentamenti, ma quanto previsto resta per noi altamente strategico, come prova il fatto che nel 2019 su un totale di 280 milioni di investimenti in conto capitale previsti in Italia, 123 riguardano Catania».

A chi ipotizza un coinvolgimento dello stabilimento catanese per lo sviluppo di tecnologie nel settore del 5G Bellezza risponde: «Il 5G ha tanti aspetti che ci riguardano e ci interessano. Ci sono cose che progettiamo anche a Catania».

Il sito di Catania di StM resta interessato da un’espansione della produzione grazie alla manifattura avanzata su carburo di silicio: l’anno scorso la multinazionale italo-francese ha chiuso l’acquisizione della svedese Norstel. Acquisto che è parte di una strategia di consolidamento in questo settore perché permetterà a StM di controllare l’intera supply chain per una parte dei suoi dispositivi in carburo di silicio. «Questa acquisizione offrirà opportunità di crescita significativa e le relative attività R&S e manifatturiere saranno svolte principalmente a Catania, rafforzandone il ruolo di centro di eccellenza del SiC a livello mondiale per ST» hanno spiegato a suo tempo i vertici aziendali.

Non è poco di questi tempi e anche se la crisi da Covid-19 non aiuta si tratta sicuramente di una rassicurazione importante per gli oltre 4.200 dipendenti catanesi della StM: «Con la pandemia - dice Bellezza - le attività produttive non si sono mai interrotte. Ma soprattutto c’è stata continuità nel settore ricerca e sviluppo. Abbiamo organizzato il lavoro da remoto per più della metà del personale e il nostro impegno è quello di rispettare sempre tutti i protocolli di sicurezza per i lavoratori».

Nella cosiddetta Fase 3 è arrivato anche per StM il tempo di adeguare la strategia: «Abbiamo voluto che le persone riprendessero la socialità necessaria, senza trascurare la sicurezza: nei mesi del lockdown abbiamo imparato delle cose a partire dalla possibilità di lavorare a distanza ma riteniamo che il contatto, vale a dire la possibilità di confrontarsi in presenza, sia un valore in un processo di innovazione come il nostro» dice Bellezza. Ma al di là di tutto non va sottovalutato il contesto di quest’area industriale: StM è una delle aziende che ha avuto più danni in assoluto sia a causa degli incendi che degli allagamenti nella zona: «Ci aspettiamo - conclude Bellezza - che le amministrazioni mantengano gli impegni: c’è stato un incontro nei mesi scorsi cui abbiamo partecipato anche noi. Stiamo monitorando gli sviluppi».

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