ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùIntervista a Jean-Marc Chery

«STMicroelectronics è un modello della cooperazione Italia-Francia»

di Antonella Olivieri


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(AFP)

4' di lettura

STM ha appena annunciato di aver chiuso il 2018 con una crescita a due cifre su tutte le voci di bilancio: +15,8% i ricavi a 9,66 miliardi di dollari, +39,3% il reddito operativo a 1,4 miliardi, +60,4% gli utili a 1,29 miliardi. Però nel primo trimestre di quest’anno c’è da aspettarsi una battuta d’arresto che sfiora il 21% nel volume d’affari rispetto all’ultimo trimestre 2018 – ha avvertito la multinazionale dei semiconduttori – e ciononostante il titolo ha spiccato il volo in Borsa, per chiudere la seduta a Piazza Affari in rialzo di oltre il 10% a 13,76 euro.

Jean Marc Chery, alla guida del gruppo dal maggio scorso (primo ceo francese dalla nascita della joint italo-transalpina), ne dà questa spiegazione: «La guidance sui ricavi non giustifica certo l’entusiasmo, ma in buona parte era già scontata dal mercato. I margini però tengono (la previsione per il primo trimestre è di un margine lordo intorno al 39%) e soprattutto contiamo di tornare a una crescita sequenziale nel secondo trimestre, con un’accelerazione nella seconda parte dell’anno. In una situazione di elevata incertezza questa è stata recepita dal mercato come una buona notizia. E aggiungo che dimostriamo fiducia nel futuro, con un piano d’investimenti per quest’anno da 1,2-1,3 miliardi di dollari per sostenere importanti iniziative strategiche».

Quali?

Mi lasci partire dalle strategie. Vogliamo diventare il numero 1, o il numero 2 molto vicino all’1, nel settore dell’automotive e delle applicazioni industriali, con particolare riguardo alle tecnologie di potenza. Per questo intendiamo sviluppare la produzione di carburo di silicio, che è basata a Catania. E poiché riteniamo che per essere leader nei prossimi dieci anni occorra spostarsi sui wafer da 300 mm (rispetto ai 200 mm di oggi), stiamo iniziando a costruire un impianto ad Agrate, alle porte di Milano, con l’obiettivo di avere le prime produzioni per la ricerca l’anno prossimo e di avviare la produzione di massa dal 2021 in avanti. Solo ad Agrate questo progetto richiede da 1,8 a 2 miliardi di dollari di investimenti complessivi che realizzeremo in tempi adeguati per raggiungere le dimensioni di scala necessarie.

Alla luce delle ultime indicazioni, è confermato l’obiettivo di raggiungere un giro d’affari di 12 miliardi di ricavi alla fine del triennio?

Dipende da come andrà il mercato. Se il mercato crescesse del 5% quest’anno – e noi abbiamo l’obiettivo di crescere una volta e mezzo rispetto al mercato –, il secondo semestre fosse in accelerazione e la crescita continuasse negli anni successivi, arriveremmo a 12 miliardi.

Che problemi vede sul mercato?

Tre ordini di problemi. Il primo riguarda le applicazioni ad alto volume degli smartphone, dove è previsto un forte aggiustamento concentrato nel primo trimestre di quest’anno, poi però vediamo il mercato stabilizzarsi. Il secondo sono i segnali di indebolimento della crescita in Asia e in Cina che vuol dire pur sempre crescita vicina a due cifre, ma anche un piccolo rallentamento, per le dimensioni di quei mercati, ha un impatto sulla domanda di semiconduttori, che sono la componente-chiave dell’innovazione. Abbiamo visto una correzione delle scorte di microcontrollori in parallelo con un ridimensionamento del tasso di innovazione. Se l’Asia rallenta è poi logico che Germania e il centro Europa risultino deboli. Il terzo ordine di problemi riguarda il contesto di turbolenza internazionale, con Cina e Usa che non hanno raggiunto nessun accordo sul piano commerciale, Europa e Usa nemmeno, con la Brexit che resta un’incognita, le proteste in Francia e la questione Iran. Un clima in sostanza non favorevole per il mercato dei semiconduttori che ovviamente ne risentono perché sono componenti-chiave per applicazioni in tutti i campi.

Le continue polemiche tra Italia e Francia hanno avuto qualche contraccolpo su STM, che ha per azionisti i due Stati?

Impatto zero. Abbiamo un consiglio di sorveglianza che rappresenta tutti gli azionisti, compresi i due soci pubblici italiano e francese. Quello che è importante è un consiglio che sostiene la società, e ha approvato strategie e budget. Anzi, le voglio raccontare una cosa. L’anno scorso abbiamo presentato alla Ue una proposta per sostenere un piano di ricerca e sviluppo con il supporto pieno delle due amministrazioni, che ho visto come non mai allineate, e STM ha ottenuto l’approvazione del finanziamento europeo. Per me questo dimostra che STM è un grande esempio di cooperazione tra i due Paesi. Abbiamo una struttura definita dell’azionariato e regole di governance che non sono un handicap per un gruppo come STM e non impediscono alla società di essere il primo operatore del settore in Europa e, se escludiamo le memorie, tra i primi cinque al mondo.

Torniamo al business: è soddisfatto dei risultati del 2018?

È chiaro che le dinamiche di mercato sono cambiate da quando abbiamo fissato gli obiettivi per il 2018, ma grazie alla flessibilità, reattività e resilienza del gruppo abbiamo ottenuto comunque buoni risultati, di cui sono pienamente soddisfatto. Non ho preoccupazioni di sorta per il futuro, anche se è chiaro che continuiamo a monitorare con attenzione mercato e prodotti. Ma la visibilità che abbiamo ci spinge a muoverci dove siamo convinti di poter crescere, non vediamo il rischio di profonda recessione nel settore, continuiamo a essere fiduciosi e per questo puntiamo sul nostro piano e sugli investimenti.

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    Antonella Olivieriinviato

    Luogo: Milano

    Lingue parlate: inglese, tedesco, olandese (familiare), comprensione di testi scritti in francese, spagnolo e portoghese

    Argomenti: finanza corporate, M&A

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