Intervista aD Alessandro Bastagli

«Stop alle attività ma così perderemo quote di mercato»

L'imprenditore fiorentino dei filati di lusso Lineapiù: «Dopo l'emergenza ci vorranno anni per pianificare una politica di sviluppo»

di Silvia Pieraccini

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Alessandro Bastagli

L'imprenditore fiorentino dei filati di lusso Lineapiù: «Dopo l'emergenza ci vorranno anni per pianificare una politica di sviluppo»


4' di lettura

Le giornate d’inizio settimana sono state intense per Alessandro Bastagli e per la sua azienda, la Lineapiù di Capalle (Firenze) che produce filati di lusso per maglieria per i grandi marchi internazionali con 180 dipendenti. Il decreto del presidente del Consiglio che ha imposto di chiudere i battenti alle attività produttive considerate “non strategiche” ha colpito anche il settore dei filati e si è dovuto interrompere le lavorazione in corso e mettere in sicurezza l’azienda. «Se vogliono mettere in ginocchio il Paese, hanno trovato la strada giusta», sibila Bastagli, 69 anni, dall’ottobre scorso insignito dell’onorificenza di Cavaliere del lavoro.

La salute dei lavoratori non viene prima del profitto?

La tutela della salute è fondamentale, e un buon datore di lavoro non può non preoccuparsene, anche perché senza dipendenti non c’è azienda. Ma prima di attivare una misura così drastica, bisognava intervenire duramente sui cittadini che vanno in giro senza motivo, e non si rendono conto dei danni che fanno. Non chiudere le aziende dove si mantiene la distanza di sicurezza e si adottano tutte le precauzioni.

Cosa accadrà adesso?

Sarà un dramma sotto il profilo sociale, anche perché per un dipendente avere la cassa integrazione non è come avere lo stipendio intero. Si romperà un patto sociale. Questo non è un gioco, e infatti gli imprenditori avevano preso terribilmente sul serio le misure di sicurezza ben prima del protocollo firmato col Governo il 14 marzo.

E sul fronte economico?

Temo il crollo dell’economia nazionale. Le aziende del secondo paese manifatturiero d’Europa, fermando l’attività, perderanno quote di mercato. E sa chi le prenderà? Le aziende cinesi, che ormai hanno riaperto dopo l’emergenza coronavirus, o quelle turche o rumene, che stanno lavorando.

Due settimane di stop non sono sostenibili?

Nessuno crede che riapriremo davvero lunedì 6 aprile. Sarei felice se riaprissimo dopo Pasqua. Nel frattempo temo che tante piccole e medie aziende italiane che hanno problemi di liquidità entrino in crisi e vengano acquistate per quattro soldi da investitori esteri. Io ho salvato un’eccellenza italiana come Lineapiù (acquisita dal fallimento, ndr) e vorrei rimanesse tale. Anche perché ormai in Italia sono rimasti ben pochi brand del lusso...

Quali saranno gli effetti di questo stop?

Gli effetti non li vedremo quando riapriremo, ma a medio termine. Perdere quote di mercato conquistate con fatica vuol dire perdere la filiera produttiva e perdere i clienti. E attenzione: le aziende, se perdono quote di mercato, cominceranno a licenziare.

Basteranno gli aiuti stanziati dal Governo?

Credo che soddisfare le esigenze di tutti sarà impossibile. Forse a livello europeo si potrà fare qualcosa, anche se altri Paesi per settimane hanno sottovalutato l’emergenza.

Cosa resterà di questa emergenza?

Quando sarà passata bisognerà calcolare i danni, come avviene dopo un’alluvione, e provare a ripartire. Ci vorranno anni per ripianificare una politica di sviluppo. Se perdi un mercato, ripeto, è difficile ricostruirlo.

Veniamo ai suoi investimenti. Oltre a Lineapiù, che l'anno scorso ha fatturato 40,5 milioni con ebitda all'11,8%, possiede ancora l'azienda di sportswear A.Moda di Scarperia?

Sì, A.Moda gestisce i marchi Everlast, attraverso una licenza di produzione e distribuzione per l’Italia, e Dimensione Danza, che ho acquisito dalla procedura fallimentare e che ho dato in licenza. Avevo in ballo accordi per rilevare altri marchi, ma ora tutto si è fermato.

Previsioni?

Il mercato era già sceso molto, e A.Moda nel 2019 ha fatturato circa 9 milioni. Non so cosa succederà quest'anno, sono saltati tutti i piani. Molti negozi non vogliono ritirare la merce estiva che è stata prodotta e non vogliono pagare. Gli ordini per il prossimo inverno non ci sono. La casa madre Everlast vuole un minimo di ordini garantito, altrimenti si riserva la risoluzione del contratto.

Dopo aver comprato e rivenduto, nel giro di un anno e mezzo, il marchio cinese di abbigliamento Shanghai Tang, l’ultimo suo investimento importante è stato nella catena di grandi magazzini Coin: un prestigioso nome italiano...

Insieme con l’amico Jonathan Kafri abbiamo costituito la società paritetica Joral, che ha acquisito una quota di circa il 21% della Coin, a fianco di altri imprenditori e del management. Per il momento i negozi sono chiusi a causa dell’emergenza coronavirus: peccato, perché stavamo crescendo e consolidando risultati importanti.

Sta lavorando ad altri dossier?

Stavo lavorando, fino a poche settimane fa. Ma in questo momento è tutto fermo: con che cuore si può progettare di investire? Questo sarà l’altro danno che si produrrà a lungo termine. Con la holding di famiglia, Finalba, detengo da 40 anni il 25% dell’azienda di cinture Nefe di Borgo San Lorenzo (Firenze), che fattura 6 milioni di façon producendo per marchi del lusso, e controllo proprietà immobiliari.

Cosa ha voluto dire per lei diventare Cavaliere del lavoro?

E' stata una grande soddisfazione, soprattutto perché è un riconoscimento legato alla correttezza e ai risultati avuti nel mondo del lavoro. Sono partito vendendo libri porta a porta per le Edizioni Paoline per mantenermi agli studi, e i gradi me li sono guadagnati sul campo. Il motivo di orgoglio sono la squadra e i collaboratori.

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