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Stop al campionato. Il Napoli brilla ma Milan, Juve e Inter non mollano

La Juventus  torna a far paura. Per 52 giorni, fino al 4 gennaio 2023, cala  il sipario sul torneo più seguito dagli italiani

di Dario Ceccarelli

(AFP)

5' di lettura

Partiamo dalle certezze. La  prima notizia, con il Napoli campione d’Inverno (di un inverno che deve ancora venire),  è che si ferma il campionato.  

La  seconda notizia, forse più clamorosa, è che la Juventus  torna a far paura. A volta ritorna anche lei.  Battendo a Torino la Lazio (3-0), Madame centra  la sua sesta vittoria consecutiva in campionato senza incassare gol. Inoltre raggiunge il terzo posto scavalcando  proprio i biancocelesti, assai spenti e con un attacco impalpabile senza Immobile e Zaccagni. 

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La Juve, dopo aver quasi toccato il fondo, sembra  invece risorta: tonica, determinata e molto cinica quando deve chiudere. L’uomo-partita è Moise Kean, autore di una doppietta che taglia le gambe alla squadra di Sarri, partita bene ma incapace di affondare i colpi.  

La Juventus domina la Lazio (3-0)

Il primo gol  bianconero  nasce da un calibrato lancio in profondità di Rabiot che Moise  trasforma con un bel pallonetto (43').  Il secondo arriva  nella ripresa (54’) dopo un sinistro di Kosic non respinto dal portiere facilmente deviato in rete  ancora da Kean. Proviene invece da Chiesa, subentrato nella ripresa, l’assist per Milik che chiude la sfida sul 3-0.

Sfida che in realtà non c’è mai stata vista la scarsa vena offensiva dei laziali. Discorso opposto invece per la squadra di Allegri risalita dai bassi fino al terzo posto. Dieci punti dal Napoli sono tanti ma lunga sosta le permetterà di recuperare Chiesa e Pogba, oltre a Di Maria e agli altri infortunati. 

Per due mesi quindi il campionato si ferma. Un fatto mai accaduto a metà novembre. Per 52 giorni, fino al 4 gennaio 2023, cala  il sipario sul torneo più seguito dagli italiani. Finora  l’avevano fermato solo la pandemia e le due guerre mondiali.  Questa volta, fortunatamente, dobbiamo solo ringraziare i Mondiali in Qatar, una delle più clamorose fesserie dei poco illuminati  dirigenti del calcio mondiale. 

Noi non  ci saremo, come dice la canzone di Guccini, perchè l’Italia di Mancini è stata incredibilmente eliminata  ai play off dalla Macedonia dopo aver vinto un anno prima il campionato europeo.

Anche questa, a ben guardare, è una cosa  da pazzi. Pazzi  come appunto saranno questi Mondiali che si giocheranno tra dune  e cammelli nel Qatar a partire dal prossimo 20 novembre.

Evidentemente il calcio ha dei peccati pesantissimi da scontare (oltre all’incredibile vicenda del procuratore capo dell’Associazione Arbitri,Rosario d’Onofrio, arrestato per traffico internazionale di droga),  altrimenti mai saremmo caduti così in basso. Ma vedrete che, alla fine, ci piacerà anche questo mondiale in Qatar.  Siamo fatti così: ci abituiamo a tutto. Come chi abita in una casa senza finestre ma dipinge le tendine sul muro  per dare un po' di colore e far passare la malinconia.  

Napoli show, ma la sosta lo danneggia

Chi ci rimette, per questo lungo stop, è  soprattutto il Napoli, capolista schiacciante del torneo con numeri da far girare la testa.  Unica imbattuta in serie A, 11 vittorie consecutive, miglior attacco con 34 reti. Un gioco scintillante che tramortisce gli avversari.  Una macchina per vincere ben guidata da Spalletti che può disporre di talenti come Osimhen, Zielinski, Anguissa e quel fenomeno di Kvara ben sostituito peraltro di Elmas. 

Anche contro l’Udinese, strapazzata per 3-2,  il Napoli ha avuto solo un torto: quello di tirare in remi in barca sul tre a zero rischiando in extremis di farsi raggiungere. Uno di quei peccati veniali che arrivano quando ci si rilassa sapendo che il primo degli inseguitori, il Milan, è dietro di otto punti. Va così tutto bene, al Napoli, che perfino il presidente, De Laurentiis, è tornato ad occuparsi solo di  cinema. Una sosta di due mesi, proprio adesso, favorisce chiaramente  solo gli inseguitori. Che avranno tempo di  rifiatare  e di fare un nuovo tagliando ai box. E poi c’è l’incognita della Coppa del Mondo: vero che il Napoli  presta solo cinque giocatori alle nazionali, però non si può mai dire. Il calcio è  un delicato meccanismo di equilibri:  fermarlo  all’improvviso  può creare dei contraccolpi. Quando si riprenderà mancheranno ancora 23 giornate. Non sono poche. Neppure per questo Napoli.  Il primo ostacolo sarà il 4 gennaio contro l’Inter a San Siro. Il secondo la rinata Juve di Allegri. Ne vedremo delle belle. 

Il Milan col brivido: 2-1 alla Fiorentina

Se il Napoli è la lepre , il più vicino dei cacciatori è il Milan. Un Milan  che, alla fine, ma proprio alla fine, la spunta sulla Fiorentina (2-1) grazie a  un fantozziano autogol di Milinkovic che permette ai rossoneri  di rimanere in scia a a meno otto dal Napoli. Missione compiuta, ma che fatica! I punti ora sono 33, come dice il paziente al medico. Ma, a giudicare da questa partita, la salute del Diavolo è fragile.  E dire  che Leao, su sponda di Giroud, dopo solo due minuti aveva già sbloccato il risultato. Però la Fiorentina, per nulla remissiva, ha reagito riuscendo a pareggiare con Barak verso la mezz’ora. Dopo il pareggio viola, fino al raddoppio rossonero nel finale, è un continuo batti e ribatti  con un Milan più nervoso che efficace. Leao butta via un gol già fatto, ma la Fiorentina reclama un rigore non concesso dal Var (fallo di Tomori su Ikone) e  altre due occasioni nitide sfumate per pochi centimetri. Intendiamoci:  I tre punti solo importantissimi per Pioli. Ma se dopo lo stop  il Milan vuole  prendere il Napoli dovrà lavorare parecchio. Troppi errori sia in difesa che in  attacco. Si sente la mancanza in porta di Maignan, ma soprattutto è sparita quell’allegra spensieratezza del Diavolo.  Di buono resta la tenacia. Ma senza il pasticcio dei difensori viola,  sarebbero dolori. 

L'Inter batte anche l'Atalanta (3-2)

Più in salute invece  l’Inter è tornata ai suoi livelli abituali. Questa volta, battendo l’Atalanta per 3-2 a Bergamo, è riuscita anche a infrangere il suo tabù: cioè di battere una grande in  uno scontro diretto. E c’è riuscita ribaltando (per la seconda volta consecutiva) lo svantaggio iniziale grazie a una efficace doppietta di Dzeko, bomber sempre sottovalutato e che, invece, nell’eterna attesa di Lukaku, sta riportando i nerazzurri ai piani alti.  Ora l'Inter è quarta (con la Lazio) a meno undici dai Napoli. Con un vantaggio non trascurabile, però:  di sapere che alla ripresa del campionato giocherà subito  contro  i partenopei. 

Inzaghi  intanto è uscito dal tunnel delle critiche. A proposito del tecnico interista va ricordato il suo nuovo primato: quello d’aver vinto più di qualsiasi altro collega in 250 partite di campionato. Non male  per un allenatore che stava per essere licenziato. Va peggio invece a Gasperini, alla sua terza sconfitta consecutiva. Qualcosa non va nella Dea. Perde le partite che sta per vincere. Una strana sindrome, simile a quella che ha colpito Trump nelle ultime elezioni. 

La Roma non va oltre il pareggio (1-1 col Torino)

Un altra che non se la passa bene è la Roma. L’uno a uno col Torino, raggiunto in extremis, certifica l’infelice periodo dei giallorossi. Matic, autore del pareggio al quarto minuto di recupero, salva la Roma da una figuraccia ma non dai fischi dell’Olimpico. Il Torino ha avuto solo un demerito: di non vincere.  Aveva la partita in pugno.  Dopo il vantaggio di Linetty, Belotti ha fallito anche un rigore. Solo Dybala (una traversa) si è salvato. Mourinho si è fatto espellere. Ma anche questa non è una novità. La notizia sarebbe se invece il Pifferaio Magico, al posto che criticare in pubblico i suoi giocatori, riuscisse a restare in campo. 

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