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Stop al cashback: pressing per le risorse a ristori e detrazioni

Mozione del centro-destra al Senato per cancellare il rimborso

di Marco Mobili e Giovanni Parente

La Lotteria degli scontrini non decolla

3' di lettura

È scontro aperto sul cashback. L’ala destra della maggioranza appoggiata dall’unico partito all’opposizione, che è Fratelli d’Italia (Fdi), ottiene la discussione in Aula al Senato della mozione per abolire il rimborso di Stato sui pagamenti con moneta elettronica. Una mozione presentata a Palazzo Madama prima della formazione del Governo Draghi e che per questo rappresenterà il primo vero banco di prova per la tenuta della maggioranza.

Da una parte, infatti, bisognerà capire cosa farà Italia Viva, da sempre forte sostenitrice dello stop al cashback per recuperare risorse per destinarle ad altre finalità: dai ristori alla scuola. Una convergenza sullo stop al cashback rischierebbe di far registrare una battuta d’arresto in Aula per la maggioranza allargata con possibili riflessi anche su altri temi caldi come, ad esempio, le riaperture, su cui la Lega continua a chiedere minori restrizioni.

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Aiuti alle imprese in crisi

Dall’altra parte, la mozione misurerà anche la tenuta del centro-destra in cui la Lega e Forza Italia dovranno decidere se condividere la linea del partito di Giorgia Meloni o aprire una crepa che potrebbe compromettere l’alleanza in vista delle prossime amministrative.

Ma non è solo una questione politica. La mozione chiede al Governo di impegnarsi a cancellare il cashback per destinare almeno i tre miliardi previsti per il 2022 (mentre sono 1,75 quelli destinati all’operazione nel 2021 a cui si aggiungono i 223 milioni per l’avvio nel 2020) ad ampliare gli aiuti alle imprese in crisi. Il centro-destra, infatti, mette in dubbio gli effetti concreti in chiave antievasione mutuando alcune delle perplessità avanzate da Yves Mersch, membro del consiglio direttivo della Banca centrale europea (Bce), nella lettera inviata nello scorso dicembre all’allora ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri.

Soprattutto la mozione punta sulla mancanza di proporzionalità della misura rispetto ai pagamenti in contante. E, secondo quanto riportato dai parlamentari, non sussisterebbero evidenze specifiche sul recupero di gettito. Inoltre, sempre per la mozione del centro-destra (primo firmatario Luca Ciriani di Fdi), il cashback finisce per premiare esclusivamente i soggetti con più disponibilità economiche.

Il successo del cashback

In realtà, i primi dati sul rimborso di Stato sembrano dimostrare che lo strumento ha attecchito e sta riscuotendo consenso. In primo luogo, come evidenziato nella risposta del ministero dell’Economia a un question time alla Camera nei giorni scorsi, gli aderenti sono «passati da quasi 6 milioni nel periodo sperimentale di dicembre 2020 (con più di 4 milioni di utenti attivi), a più di 8 milioni a marzo (con 7 milioni di utenti attivi)». Poi le transazioni sono cresciute da 2,9 milioni a 4,1 milioni (dato di febbraio) e l’importo medio speso è inferiore a 25 euro. Un’indiretta testimonianza dell’utilizzo diffuso (e non solo per i più ricchi) della moneta elettronica.

A questi dati si aggiunge lo studio di The european house Ambrosetti che stima un potenziale di 1,2 miliardi di recupero di sommerso e un impatto addizionale sui consumi da 9,3 miliardi nel 2021 e 13,9 nel 2022.

Non mancano le distorsioni. Con il mancato inserimento dello stop ai pagamenti frazionati, sono diverse le anomalie segnalate per moltiplicare i pagamenti e centrare il superpremio semestrale da 1.500 euro. Un problema su cui il Governo ha già annunciato di essere al lavoro per introdurre correttivi antielusivi.

Rischio effetto regressivo per i contribuenti

C’è, però, un problema sociale da considerare. La cancellazione integrale del cashback potrebbe avere effetti regressivi per i contribuenti. Da una parte, si vedrebbero negare un vantaggio economico dall’utilizzo della moneta elettronica. Dall’altra, si vedranno applicare la tagliola su 900 milioni di detrazioni nel 730 per chi non ha utilizzato pagamenti tracciabili nel 2020 in pieno coronavirus (si veda Il Sole 24 Ore di domenica 28 marzo). Allarme lanciato dai Caf nei giorni scorsi e ora all’attenzione del ministro dell’Economia, Daniele Franco, a cui è stato chiesto il rinvio di un anno della stretta che finirebbe per penalizzare i più anziani e meno avvezzi alla moneta elettronica.

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