ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùI nuovi aiuti

Stop ai codici Ateco: i sostegni guardano solo il fatturato

Può fare istanza chi ha perso almeno il 30% come media mensile nell’anno del virus. Criteri di calcolo diversi per le 545mila partite Iva aperte nel 2019 e le 465mila attivate nel 2020

di Dario Aquaro e Cristiano Dell'Oste

Decreto sostegni, per le imprese fondi insufficienti

3' di lettura

A guardare il database delle fatture elettroniche, solo alberghi e ristoranti hanno sofferto un calo medio del fatturato superiore al 30%, soglia che serve per chiedere i nuovi sostegni varati dal Governo. Il report da gennaio a novembre 2020, infatti, segna -40,3% rispetto al 2019, contro una media nazionale di -11,2 per cento.

I tre milioni di imprenditori e professionisti che secondo le Entrate potranno chiedere il nuovo aiuto, però, sono di tutte le categorie.

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La soglia del 30%

Il decreto Sostegni approvato venerdì scorso dal Consiglio dei ministri dice addio alla lista dei codici attività Ateco. Una scelta che dà la possibilità a tutti di chiedere il contributo a fondo perduto, anche a chi opera in settori non interessati dai vari lockdown e dalle zone rosse. Vengono ammessi anche i professionisti ordinistici, in precedenza esclusi. E cambia il periodo su cui misurare la diminuzione del fatturato e dei corrispettivi: non più il solo mese di aprile – che pure con il -37,1% è stato il peggiore dell’anno – ma l’intero 2020 in rapporto al 2019.

Legare il contributo alla perdita annuale era un’idea già emersa sul finire del Governo Conte, quando era stato disposto lo scostamento di bilancio da 32 miliardi. Allora si ipotizzava di dare l’aiuto a chi aveva perso almeno il 33%: una soglia ora portata al 30%, ma che resta piuttosto elevata e può escludere soggetti che hanno subìto comunque perdite pesanti. La relazione tecnica stima che i sostegni varranno in tutto 11,15 miliardi.

Il cambio del criterio di calcolo fa sì che non ci potranno essere erogazioni automatiche. Tutti dovranno chiedere il contributo, secondo tempi e modulistica definiti dalle Entrate. Il decreto stabilisce già, però, che l’istanza sarà solo telematica e – come sempre – potrà essere fatta anche tramite intermediari abilitati (commercialisti, consulenti del lavoro e così via), delegati ad accedere al cassetto fiscale. Una novità: anziché aspettare l’accredito del denaro – atteso dall’8 aprile – si potrà usare l’importo per compensare i debiti fiscali nel modello F24.

Guide turistiche, bar e discoteche

Il contributo esclude chi ha ricavi oltre i 10 milioni. È determinato in percentuale sul calo medio mensile del fatturato e del corrispettivi, con un meccanismo a scalare, a partire dal 60% per i soggetti con ricavi o compensi fino a 100mila euro nel 2019 (si vedano le schede). Per le persone fisiche, comunque, non può mai essere meno di 1.000 euro; per gli altri 2mila euro. Per tutti, poi, vale il tetto massimo di 150mila euro di aiuto.

Prendiamo il caso di una guida turistica, che ha dichiarato 27.800 euro di ricavi/compensi (ultimo dato medio Isa). Con un calo degli affari del 65% avrebbe una perdita media mensile di 1.506 euro, che dà un contributo di 904 euro, aumentato a 1.000. Vediamo invece un bar pasticceria costituito come Snc, con ricavi pre pandemia di 169.500 euro: se nel 2020 ha dimezzato il fatturato, avrà 3.531 euro. E ancora: una discoteca costituita come Srl che ha perso l’80% dei 432mila euro di ricavi, ha diritto a 11.539 euro, perché ricade nell’indennizzo con coefficiente del 40%, che scatta per chi nel 2019 era oltre 400mila euro.

Insomma: l’aiuto – che in media sarà di 3.700 euro – pesa di più per i piccoli, in rapporto ai ricavi; ma molto dipende dall’entità della perdita.

Attività aperte nel 2019 e 2020

Per chi ha aperto la partita Iva dal 2019, il confronto si basa sul fatturato medio mensile dei mesi d’attività (tolto quello di apertura). È una situazione in cui ricadono 545mila titolari di posizioni Iva, quasi la metà dei quali ha meno di 35 anni. Invece chi ha aperto l’attività nel 2020 – quasi 465mila persone fisiche e società, per lo più attive nel commercio – non potrà fare alcun confronto e riceverà l’importo minimo.

La soglia d’accesso

Per poter chiedere il contributo previsto dal decreto Sostegni serve un calo di almeno il 30% del fatturato e dei corrispettivi medi mensili 2020 rispetto a quelli del 2019. Gli importi vanno individuati facendo riferimento alla data in cui sono state effettuate le operazioni.

Il criterio di calcolo

Il contributo è determinato in percentuale sul calo medio mensile del fatturato e dei corrispettivi 2020 rispetto al 2019, con percentuali calanti al crescere dei ricavi totali 2019.Per le persone fisiche il contributo minimo è 1.000 euro, per gli altri soggetti 2.000.

Quanto vale il contributo

- 60% del calo per i soggetti con ricavi o compensi fino a 100mila euro nel 2019;

- 50% sopra 100mila e fino a 400mila euro;

- 40% sopra 400mila e fino a 1 milione di euro;

- 30% sopra 1 milione e fino a 5 milioni;

- 20% sopra 5 milioni e fino a 10 milioni.

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