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Stop ai corsi in aula: imparare le lingue è una questione digitale e mobile

Un manager Hr su due ritiene che saper padroneggiare una o più lingue sia un vantaggio competitivo per chi desidera intraprendere un percorso di crescita professionale

di Gianni Rusconi


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(REUTERS)

3' di lettura

Circa tre quarti degli Hr manager di medie e grandi aziende italiane sta già implementando progetti di mobile learning, esplorando in ambito formazione anche soluzioni, come il gaming aziendale (citato nel 16% dei casi) che puntano a incrementare il coinvolgimento dei dipendenti. Se l’apprendimento linguistico si conferma un'attività prioritaria all'interno delle aziende, e lo afferma l’88% dei responsabili delle risorse umane, il ricorso a piattaforme di e-learning è ormai diventato un’abitudine consolidata.

Lo dice una ricerca realizzata da Fluentify (società attiva nel settore della formazione a distanza con 150 clienti attivi in diversi settori e oltre 55mila studenti) che il Sole24ore.com ha potuto visionare in anteprima, secondo cui emergono altre tendenze interessanti: la competenza linguistica, per esempio, viene considerata un aspetto importante nell’avanzamento della carriera mentre un manager Hr su due si dice convinto del fatto che saper padroneggiare una o più lingue straniere sia un vantaggio competitivo per chi desidera intraprendere un percorso di crescita professionale.

L’efficienza e l’efficacia a cui tutte le organizzazioni tendono, anche nella gestione delle risorse umane, trova spesso riscontro nell’applicazione delle tecnologie e lo studio in questione sembra ribadire con forza il concetto che elegge il digitale a fattore abilitante per guidare il cambiamento. La classica aula, sebbene rimanga la soluzione scelta dal 18% degli intervistati, ha delle validissime e già consolidate alternative sottoforma di soluzioni formative “blended” (miste) che abbinano alla lezione fisica il corso online e che stanno facendo da apripista a una formazione su misura, erogata e supportata da piattaforme ad hoc.

Il mobile learning, come abbiamo detto all’inizio di questo articolo, è sin d'ora una strada percorsa da diverse aziende; il microlearning, che si focalizza su contenuti molto verticali che possono colmare in breve tempo la mancanza di competenze specifiche, è tra le modalità innovative su cui le imprese si stanno maggiormente focalizzando.

Flessibilità ed accessibilità, costo, qualità del tutor, customizzazione del piano formativo, possibilità di monitorare i progressi, interattività: sono questi, in ordine di importanza, le caratteristiche valutate dai manager oggetto di indagine nella scelta di un fornitore per la formazione linguistica dei propri addetti. Quanto alla “geografia” delle lingue su cui le aziende decidono di investire, l’inglese rimane quella predominante, seguita dal francese (32%), dallo spagnolo (20%) e dal tedesco (16%).

Un ulteriore spaccato descritto dallo studio riguarda il ruolo della formazione linguistica come leva per attrarre e trattenere talenti. Ebbene, la totalità dei partecipanti considera l’attività di learning un elemento che contribuisce positivamente alla retention aziendale e il 92% vede la possibilità di offrire un percorso formativo su misura e personalizzato, in grado di garantire una crescita professionale continua, come un elemento positivo per portare in azienda nuove figure professionali di alto livello.

Stipendio adeguato, benefit aziendali e lo smart working sono sicuramente fattori chiave, ma anche il peso specifico della formazione è tutt’altro che trascurabile. Il problema, semmai, è di natura economica. Investire nelle competenze linguistiche del proprio personale ha un costo e la percentuale del budget dedicato all’apprendimento delle lingue rispetto al totale del budget destinato alla formazione si attesta tra il 15% e il 30%; il 17% dei manager reputa sostenibile una spesa per addetto superiore a mille euro, mentre il 30% tra i 200 e 500 euro e un altro 30% tra i 500 e i mille euro. Sintomatico, in tal senso, il fatto che per far fronte alla scarsa disponibilità di budget l’80% delle aziende campionate usufruiscano di programmi di formazione finanziata (Fondimpresa e Fondirigenti i due soggetti maggiormente convolti).

Volgendo lo sguardo al 2020, così chiude la ricerca, oltre i due terzi degli Hr manager coinvolti (il 68% per la precisione) assicurano di volersi focalizzare verso il tema della trasformazione digitale e l’impatto che questa sta avendo sull’organizzazione aziendale. Con una particolare attenzione alla crescita del livello di engagement dei dipendenti, che risulta essere un tema molto caldo nel 64% dei casi.

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