decreto crescita

Stop alla norma sui fondi Sud e allo “stellone” per il Made in Italy

di Carmine Fotina


Rapporto Svimez 2018: si riapre la forbice tra Nord e Sud

2' di lettura

Stop all'uso dell'emblema dello Stato, il cosiddetto “stellone”, sui prodotti del Made in Italy. L'emendamento approvato in commissione Bilancio e Finanze della Camera sarà stralciato in queste ore. Salta anche il contestatissimo emendamento della Lega che avrebbe trasferito le risorse del Fondo sviluppo e coesione dal ministero del Sud guidato dalla grillina Barbara Lezzi alle Regioni. Sono alcune delle decisioni appena ufficializzate dall'Aula della Camera dopo la lunga giornata di scontri di ieri all'interno della maggioranza.

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Le obiezioni allo stellone
In realtà, per quanto riguarda il contrassegno statale con uso dell'emblema statale, proposto dal ministero dello Sviluppo, avrebbero pesato le perplessità del Quirinale. Anche dal ministero dell'Agricoltura guidato dal leghista Gian Marco Centinaio erano giunte obiezioni per il rischio di sovrapposizioni con normative di settore che già tutelano i prodotti agricoli.

Stralcio norma Sud frutto di un compromesso
Quanto alla norma Sud, lo stralcio sembra essere il frutto di un compromesso tra i due partiti della maggioranza. La Lega “ottiene” in cambio l'esame in Cdm dell'autonomia al Nord la prossima settimana e un impegno a tutelare i lavoratori dell'ex Ilva dopo i timori espressi dalla nuova proprietà ArcelorMittal per l'eliminazione dello scudo penale, dal 6 settembre prossimo, voluta dal ministero di Luigi Di Maio.


Le scuse del ministro Lezzi
Il ritorno in commissione del testo del decreto si arricchisce di un fuori programma, cioè l’arrivo del ministro Lezzi per rispondere alle domande dell’opposizione. L'intervento è una ricostruzione della genesi dell’emendamento contestato e alla fine Lezzi riconosce che si è trattato di un errore, «di cui mi scuso». Evidente il caos che si è innescato dopo l’approvazione dell’emendamento lunedì scorso, dal momento che era stato proprio il ministro ieri a chiedere le scuse da parte di chi aveva presentato la proposta. Di certo c'era la contrarietà iniziale del ministero alla norma che avrebbe regionalizzato il Fondo sviluppo coesione per il 2021-2027. «Non solo - aggiunge - c'era stato anche un parere negativo della Ragioneria dello Stato».

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