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Stop alla plastica ora l’acqua si beve in brik

È l’idea di una start up fondata da cinque giovani imprenditori con l’obiettivo di trasformare il mercato italiano

di Redazione

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È l’idea di una start up fondata da cinque giovani imprenditori con l’obiettivo di trasformare il mercato italiano


2' di lettura

Consumare senza inquinare. È il principio dell'impresa sostenibile che quotidianamente sperimenta attraverso l'innovazione nuove soluzioni per centrare questo fine. Tra i settori che più hanno l'urgenza di conciliare questi due aspetti c'è il food alla ricerca di nuovi modelli produttivi, di nuovi soluzioni distributive. A cominciare dall'acqua: il mercato del consumo di acqua infatti in Italia è superiore ai 15 miliardi di litri. L'Italia è così il primo consumatore in Europa, il terzo nel mondo. In un mercato così grande la plastica è il principale strumento utilizzato per gli imballaggi ma la plastica è anche una delle principali fonti di inquinamento.

Ed è qui per risolvere questo iato che entra in scena la creatività: definire nuovi canoni del consumo consapevole per l'acqua “on-the-go” (detta anche acqua da passeggio, ovvero le classiche bottiglietta di plastica da mezzo litro). L'idea è di Acquainbrick, un'azienda nata nel 2019 da cinque giovani imprenditori, con l'obiettivo di aggiungere a questa ridefinizione il progetto di un nuovo granulo plastico derivante dallo scarto del contenitore di carta esausto.

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Il risultato è stato la nascita del primo progetto italiano complesso e articolato, verde in ogni suo passaggio. Acquainbrick infatti alla produzione e alla distribuzione di acqua in cartone ha affiancato una iniziativa ancora più ampia focalizzata su una visione di economia circolare.

Come? Si comincia dalla scelta dell'imballaggio cartone, per proseguire con l'intento di innescare una svolta culturale sostenibile, eco-friendly cambiando le abitudini di bere acqua, sostituendo il contenitore classico in plastica fossile con un involucro sostenibile come il brick di cartone. Sostenibilità anche a monte: la cellulosa con cui è rivestito l'interno, proviene da foreste certificate: piantagioni gestite “responsabilmente” e utilizzate con lo scopo di generare cellulosa per generare carta. Questo perché una percentuale così alta di materia vegetale garantisce il risparmio di plastica fossile immessa in commercio. Ed ancora: il tappo plant-based è composto da polimeri derivanti dallo scarto delle lavorazione della canna da zucchero di piantagioni anche in questo caso controllate e certificate.

Prodotto, ma anche territorio: per il suo sito produttivo, Acquainbrick ha scelto la località montana di Marradi in provincia di Firenze, nella frazione di Sant'Adriano. L'intento in questo caso è valorizzare il territorio, creare occupazione e diventare in questo modo un punto di riferimento per l'imprenditoria sostenibile.

Coerentemente con questa visione l'impegno nel sociale: l'azienda finanzia infatti direttamente la ONG Pozos Sin Fronteras che costruisce pozzi artesiani nel mondo in quelle zone in cui non è presente e che presto sbarcherà anche in Italia con il nome di Pozzi senza Frontiere per una raccolta fondi autoctona. A questo si aggiunge che grazie alla collaborazione con ZeroCO2 sarà piantumato un albero per ogni nuovo socio di Acquainbrick. Ogni albero sarà contrassegnato da un QR code e un ID univoco che consentirà di rintracciarlo e monitorarlo.

Dai primi di novembre, Acquainbrick ha lanciato una campagna di crowdfunding su piattaforma MAMA, aperta a tutti coloro che vogliono investire in un'attività in crescita che punta all'aumento della penetrazione del prodotto sul mercato delle acque.

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