dopo il primo grado

Stop alla prescrizione dal 1° gennaio (e intanto si tratta)

La riforma della prescrizione scatterà nel 2020, come previsto dala legge «Spazza-corrotti» . È una battaglia storica del M5S, ma il Pd è scettico

Corteo degli avvocati a Genova contro la riforma della prescrizione

La riforma della prescrizione scatterà nel 2020, come previsto dala legge «Spazza-corrotti» . È una battaglia storica del M5S, ma il Pd è scettico


2' di lettura

La riforma della prescrizione che comporta il blocco dopo la sentenza di primo grado scatterà il 1° gennaio, così come previsto dalla legge Spazzacorrotti approvata a inizio 2018, quando al Governo c’era l’alleanza M5S-Lega. Si tratta di una battaglia storica dei Cinque Stelle, portata avanti dal ministro della Giustizia Alfonso Bonafede.

In Parlamento, lo stop alla prescrizione non piace alla Lega, che accettò di votarlo solo in cambio dell’impegno a varare misure per ridurre i tempi del processo. Il blocco è osteggiato anche dal Pd. Peraltro, la riforma Bonafede cancellerà quella varata due anni fa dell’allora Guardasigilli Andrea Orlando (Pd), che aveva previsto di sospendere il corso della prescrizione per un anno e mezzo dopo la sentenza di primo grado e per un altro anno e mezzo dopo la pronuncia d’appello, ma che non è, di fatto, mai entrata in vigore.

I malumori dei Dem sulla misura
La scorsa settimana, anche grazie all’accordo raggiunto sulla riforma delle intercettazioni, i Dem hanno accettato, non senza malumori, l’entrata in vigore del blocco. Bonafede, soddisfatto per aver realizzato uno degli obiettivi storici del Movimento, si è detto disponibile a riprendere la discussione sulla riduzione dei tempi dal 7 gennaio: «Considereremo tutte le proposte senza preclusioni», ha detto.

Ma il Pd vorrebbe fissare un nuovo incontro prima del 7 gennaio. E ha annunciato che nei prossimi giorni depositerà una sua proposta di legge di modifica che consenta di salvaguardare la ragionevole durata del processo e che si riserva di portare avanti se non si troverà un’intesa con i Cinque Stelle. Sembra quindi ridursi l’appeal della proposta di legge presentata da Enrico Costa (Forza Italia), che prevede di cancellare lo stop dopo il primo grado: il termine per gli emendamenti è stato fissato per l’8 gennaio, quindi dopo l’entrata in vigore della riforma.

Gli avvocati in trincea contro la misura
In prima fila contro il blocco ci sono inoltre gli avvocati, che hanno paventato il rischio di processi infiniti dopo il primo grado. Un pericolo che secondo Bonafede non esisterebbe perché lo stop riguarderà solo i procedimenti relativi ai reati commessi a partire dal 1° gennaio 2020: gli effetti non si vedrebbero nell’immediato e ci sarebbe quindi tutto il tempo per lavorare alla velocizzazione dei processi.

Opposta la posizione dei giudici. La settimana scorsa, durante l’audizione in commissione Giustizia alla Camera, l’Anm ha dato il suo assenso alla riforma e ha negato il rischio che, nell’immediato, si producano effetti dirompenti sui processi in corso, sposando quindi l’interpretazione di Bonafede.

In base ai dati 2018, sono circa 30mila i processi che, ogni anno, con lo stop dopo il primo grado rischiano di non avere mai fine. Un numero che fra l’altro potrebbe aumentare a causa del maggiore aggravio di lavoro per le Corti d’appello.

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