Proprietà intellettuale

Stop Ue al falso Chianti classico: solo Docg con il simbolo del gallo nero

Il Consorzio del Chianti classico vince la battaglia legale contro un’azienda romana che nell’etichetta del suo vino aveva inserito un gallo colorato

di Micaela Cappellini

(Imagoeconomica)

2' di lettura

Il simbolo del gallo non può essere usato per identificare altri vini se non il Chianti classico. Lo ha stabilito il tribunale europeo confermando la decisione con cui l'ufficio Ue per la proprietà intellettuale (Euipo) aveva respinto la richiesta di registrazione di un marchio simile da parte di un'azienda romana, che riporta un gallo colorato con associata la parola Ghisu. «Tenuto conto dell'immagine di eccellenza e di prestigio associata al marchio anteriore del vino Chianti - spiega il tribunale - l'uso del marchio richiesto poteva generare un indebito vantaggio a favore della società richiedente».

A ricostruire la vicenda è il consorzio del Chianti classico. Nel settembre 2017 una società di Roma richiese lall'Ufficio Ue per la proprietà intellettuale la registrazione di un'immagine simile a quella del Gallo nero, storico simbolo della denominazione chiantigiana. Il consorzio toscano si oppose: dalla commissione Ricorsi dell'Ufficio marchi, il procedimento nel 2020 si è spostato davanti al tribunale Ue che ha confermato la decisione della commissione e respinto il marchio proposto. «Plaudiamo alla pronuncia del tribunale europeo - ha detto il presidente del consorzio Vino Chianti classico, Giovanni Manetti - che ci rende ancora più consapevoli della forza comunicativa del nostro marchio figurativo, ma soprattutto dell'eccellenza che la nostra denominazione rappresenta nel mondo». Il Gallo nero figura già alla fine del 1300 come stemma della Lega del Chianti, un'alleanza politico militare creata dalla Repubblica di Firenze nel 1384 con la missione di difendere e amministrare il territorio del Chianti.

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Questa non è la prima vittoria del Chianti classico in ambito di tutela legale del proprio marchio. I tribunali europei hanno già riaffermato in diverse occasioni la tutela del Gallo nero, e per ben 61 volte negli ultimi 15 anni gli Uffici marchi di tutto il mondo hanno riconosciuto lo stesso principio espresso dal tribunale Ue. «La decisione di oggi riconosce e tutela le nostre eccellenze e sventa un pericoloso tentativo di appropriarsi dei nostri marchi storici - ha dichiarato il sottosegretario alle Politiche agricole, Gian Marco Centinaio - si tratta di un precedente importante per la tutela anche futura dei nostri prodotti all'interno dei confini europei». Secondo la Coldiretti, infatti, sul mercato globale le imitazioni dei prodotti agroalimentari Made in Italy hanno superato il valore di 100 miliardi nell'anno del Covid: «La pretesa di utilizzare gli stessi simboli per prodotti profondamente diversi è inaccettabile - fanno sapere dall’associazione degli agricoltori - e rappresenta un inganno per i consumatori e una concorrenza sleale nei confronti degli imprenditori. Nel mondo si stima che più di due prodotti agroalimentari made in Italy su tre siano falsi, senza alcun legame produttivo ed occupazionale con il nostro Paese».

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