Interventi

Storia di ordinaria burocrazia in tempi straordinari di covid-19

Che senso hanno bandi troppo restrittivi in questo clima d’incertezza?

di Luigi Abete

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(Fotolia)

Che senso hanno bandi troppo restrittivi in questo clima d’incertezza?


6' di lettura

In un momento in cui siamo – soprattutto noi ultrasettantenni – impegnati nello smart working , senza alcuna preparazione né attitudine, c’è la possibilità di recuperare le idee e il tempo per far sì che un’esperienza di vita diventi un esempio di quello che, ad avviso di chi crede nel buon funzionamento delle istituzioni e nelle regole del mercato, non dovrebbe mai accadere.

Nell’ambito degli impegni associativi che ho sviluppato nel corso di tanti decenni mi è capitato di assumere per il 2020 la presidenza della Aicc, Associazione delle imprese culturali e creative, facente parte del sistema Confindustria, che raccoglie fra gli altri i gestori dei servizi aggiuntivi nei musei statali in applicazione della cosiddetta Legge Ronchey, antico esempio di un tentativo importante di partnership pubblico-privato per valorizzare la promozione e la funzione delle attività museali unitamente alla migliore tutela degli stessi.

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Nel momento dell’assunzione dell’incarico, il 29 gennaio u.s., era già stato bandito da Consip il bando per la gestione dei servizi aggiuntivi per il Colosseo, il più grande attrattore culturale italiano che, allora – in un’epoca ormai remota – era visitato da circa 7 milioni di persone l’anno. Il bando si struttura su una proposta di affidamento della concessione nella quale, applicando un indirizzo del tutto atipico, non è consentito al potenziale concessionario di investire in attività di promozione al fine di migliorare la qualità e la redditività dell’attività, il cui ricavato, al netto dell’aggio trattenuto quale corrispettivo della prestazione, va ovviamente a beneficio dell’amministrazione pubblica concedente. Tale indirizzo è stato più volte oggetto di critica da parte della Confindustria, condivisa peraltro dagli altri operatori di mercato sia privati che espressione del sistema cooperativo.

A parte questa riflessione che cito solo per memoria – meritando essa una riflessione di merito molto più accurata in un momento nel quale ci siano serenità di spirito e tempo per approfondirla – di fatto la competizione si sviluppa, come già successo negli ultimi bandi di gara emessi, sul costo del personale, creando condizioni oggettivamente peggiorative per chi presta la propria attività in quel contesto da tempo e quindi creando, come già avvenuto in altri casi, forme di protesta per questa modalità competitiva anche nel mondo del lavoro e nei sindacati che lo stesso rappresentano.

Tornando all’oggetto di questa riflessione, la scadenza del bando originariamente prevista per il giorno 27 gennaio viene prorogata al 26 febbraio e successivamente al 19 marzo. Nel frattempo si manifesta e poi si espande rapidamente la pandemia, il governo cerca di offrire i primi supporti ai lavoratori, alle famiglie e alle imprese, per cui la nostra Associazione viene convocata per il 4 marzo insieme alle altre associazioni di categoria del settore, per esprimere le proprie valutazioni, nonché le esigenze delle imprese associate. Nell’ambito di tale incontro tutte le associazioni di categoria rappresentano la opportunità che il bando in corso relativamente alla concessione dei servizi aggiuntivi per il Colosseo, in scadenza per il 19 marzo, venga sospeso stanti la impossibilità oggettiva di completare le analisi tecniche ed economiche di cui tenere conto ai fini dell’offerta, le difficoltà di movimento e la crescente indeterminatezza del contesto di riferimento. Risulta evidente che, essendo il bando costruito su un budget di base su cui si può lavorare soltanto in variazione negativa (come già detto sopra, non potendosi prevedere da parte del proponente nessuna azione proattiva per migliorare la qualità del servizio e quindi la redditività delle visite), il triennio preso a riferimento per il documento a base delle offerte degli operatori economici già allora risultava del tutto superato, non essendo pensabile di prevedere in questo contesto quali saranno i flussi dei turisti che potranno visitare il monumento nel quinquennio 2021-2025.

Dai 7 milioni degli ultimi anni scenderanno al 50%, oppure di più o di meno? Laddove si presentassero all’ingresso, potranno entrare insieme o separatamente? Con quale distanza? Con quale ritmo? E così via, domande di semplice buonsenso.

L’amministrazione ascolta le riflessioni delle associazioni e si riserva di procedere. Passano i giorni, la situazione si aggrava, le compagnie di assicurazione che devono rilasciare la fideiussione provvisoria e la disponibilità a quella definitiva (il cui valore è di oltre 50 milioni di euro per 5 anni) cominciano a discutere sulla opportunità di rilasciare garanzie assicurative che 20 giorni prima erano di ordinaria formalizzazione, fintanto che il 13 marzo la Consip comunica che la scadenza della gara dal 19 marzo è stata prorogata al 9 aprile.

Avete letto bene: 9 aprile! Cioè una amministrazione pubblica, la Consip, la quale per missione dovrebbe ottimizzare l’uso degli acquisti da parte della Pa, il 13 di marzo ritiene che sia possibile (in un contesto di chiusure progressive del Paese) richiedere la finalizzazione dei progetti e la formalizzazione delle offerte degli operatori economici entro il 9 di aprile!

Non vorrei associarmi a Ferruccio Ferrucci nella celebre invocazione ricordata nei libri di storia, poiché purtroppo in questi giorni centinaia di persone perdono la vita e tutti noi cittadini non riusciamo a capire fino in fondo quanti di questi veri e propri caduti abbiano in realtà sopportato gli effetti non voluti di una ridotta capacità di offerta del Servizio Sanitario Nazionale. Giustamente sottolineiamo l’eroismo dei medici, degli operatori sanitari e di tutti coloro che sono in prima linea, ma ci resta il dubbio di quanto i tempi della acquisizione degli apparati tecnici necessari siano stati obbligati, domandandoci se si poteva fare qualcosa di più guadagnando qualche giorno, qualche ora, qualche minuto. Anche a scapito della perfezione procedurale. Una domanda che si è posto evidentemente anche il governo visto che ha deciso di affidare questa funzione a un manager in gamba quale Domenico Arcuri, che ha dimostrato di poter ottenere importanti accelerazioni al processo di individuazione delle fonti di acquisizione degli strumenti necessari.

Comunque la Consip ha proceduto, avendo indicato nel 9 aprile la nuova scadenza, e ha continuato imperterrita il proprio lavoro, su questo come su altri bandi di ogni genere e di varia natura le cui scadenze sono state rinviate recentemente solo di qualche settimana. Ovviamente l’ulteriore aggravarsi della situazione, il sentiment generale del Paese, le preoccupazioni delle autorità pubbliche, avrebbero dovuto indurre l’amministrazione competente, ovvero il soggetto che in ultima istanza definisce obiettivi e percorsi, ad accelerare la comunicazione di una successiva, rapida, immediata sospensione della gara del Colosseo.

I giorni sono passati e siamo arrivati a ieri, 2 aprile, alle ore 10, momento in cui sto scrivendo questa nota, e la Consip tace. Nel frattempo le imprese concorrenti o procedono a diffide alla Consip stessa sulla impossibilità a formalizzare un’offerta per il giorno 9 aprile o, come la società di cui io sono amministratore delegato – Opera Laboratori Fiorentini – che nel periodo di bassa domanda ha circa 700 lavoratori dipendenti a tempo indeterminato, che raggiungevano il migliaio in occasione dei picchi di presenze – negozia con le compagnie assicurative e con i broker una polizza fideiussoria che le compagnie medesime hanno difficoltà tecnica a valutare e quindi a rilasciare e che probabilmente, anche se pagata, non servirà mai perché qualcuno all’ultimo momento si accorgerà (o deciderà) la sospensione della gara ovvero – non è fantascienza poterlo immaginare – un ulteriore rinvio a 3/4 settimane! Il tutto su un documento di base, che definire carta straccia è un eufemismo, mentre i manager della società che amministro negoziano linee di credito aggiuntive per garantire alle centinaia di lavoratori dipendenti l’erogazione di un prestito aziendale che sostenga la loro quotidianità, in attesa che si realizzi la modalità per procedere alla erogazione della garanzia pubblica da parte dell’Inps.

A me sembra tutto straordinariamente assurdo, vivendo come ciascun italiano la quotidianità ripetitiva della comunicazione in televisione o sui giornali, e tutto naturalmente ordinario, combattendo con la burocrazia da quando faccio impresa, e avendola conosciuta anche quando ero ragazzino e, vivendo in stabilimento sulla via Prenestina, vedevo le difficoltà e le ansie di mio padre.

Forse è arrivato veramente il momento di dire punto e a capo. Le procedure devono essere garanzia di trasparenza e di imparzialità, ma non possono diventare un alibi per non fare, per non assumersi responsabilità, per assumere comportamenti contrari al buon senso, o per rallentare il Paese. Per troppo tempo, nei fatti per assuefazione o per timore reverenziale abbiamo sopportato, auspicato, programmato. È stato un errore. Tout comprendre c’est tout pardonner, non è più una massima a cui possiamo ispirarci nell’epoca del dopo coronavirus, che speriamo arrivi presto e con i minori danni per tutti.

Presidente Aicc - Confindustria

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