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Storia di Renzi e Calenda: i fratelli coltelli costretti a fare di necessità virtù

I due leader centristi costretti a celebrare un matrimonio di interesse: serve a Italia viva per centrare la soglia del 3% e ad Azione per bypassare la raccolta delle firme. Memorabili gli scontri tra i due via twitter. Calenda ha accusato Renzi di rapporti opachi per le consulenze pagategli dall'Arabia Saudita ma lo ha anche incoronato come «uno dei migliori premier della Repubblica»

di Emilia Patta

(ANSA)

3' di lettura

«Calenda come Renzi? No, no. Calenda è davvero un caso unico». Sarà che ormai da quell'#Enricostaisereno di Matteo Renzi novello segretario del Pd che precedette la defenestrazione di Enrico Letta da Palazzo Chigi sono passati più di otto anni, ma il Carlo Calenda che di martedì sigla il patto scritto con il Pd di Letta e con i suoi compagni di lista Benedetto Della Vedova e Emma Bonino e di domenica straccia tutto in diretta tv per tentare la solitaria avventura del Terzo Polo non ha prezzo. Agli occhi del Nazareno e di Più Europa è soprattutto lui, il leader di Azione, ad essersi conquistato la patente dell'inaffidabilità. «Nella mia lunga vita politica mai avevo visto un voltafaccia così repentino, immotivato e truffaldino», è la sentenza della leader radicale Bonino.

Soglia del 3% e questione firme: matrimonio di interesse

Patente di inaffidabilità a parte, i due - Renzi e Calenda – si ritrovano ora costretti a siglare un patto per lanciare il famoso Terzo Polo e tentare la scalata ai voti moderati del centrodestra: l'ex premier ed ex segretario dem perché con la sola Italia Viva rischierebbe di non superare la soglia del 3% prevista dal famigerato Rosatellum messo a punto dal suo braccio destro Ettore Rosato ai tempi in cui era ancora alla guida del Pd; Calenda perché, ritrovandosi senza la copertura del simbolo Più Europa di Della Vedova e Bonino, sarebbe stato costretto a raccogliere in poche ore le firme per la candidatura: 750 firme, con tanto di certificazione ufficiale, in ognuna delle 245 circoscrizioni solo alla Camera. Impresa improba anche per partiti strutturati, figuriamoci per Azione.

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Gli attacchi su Twitter. E il riconoscimento: Renzi uno dei migliori premier

E allora si fa di necessità virtù, dimenticando le liti su Twitter innescate soprattutto da Calenda. Che nei mesi scorsi ha accusato il suo “fratello coltello” Renzi di rapporti opachi per le consulenze pagate dall'Arabia Saudita: «Non c'è un caso in occidente di qualcuno che prende soldi da uno Stato straniero, per di più totalitario, mentre è pagato come senatore della Repubblica». E ancora, dopo la rottura dell'alleanza romana che ha portato la Lista Calenda al 20% al primo turno delle comunali nella Capitale: «Gli ho voluto bene (a Renzi, ndr), ma è nato rottamatore ed è diventato una versione modernizzata di Mastella». Eppure Calenda ha sempre rivendicato la sua esperienza di ministro di Renzi, al quale attribuisce il merito di essere stato «uno dei migliori presidenti del Consiglio della Repubblica»

Quando nel 2018 Renzi disse: sarà Carlo il front man del Pd

E allora? Il punto è che i due sono troppo simili, hanno entrambi ambizione di leadership e pescano nello stesso bacino elettorale: quello liberal-democratico, riformista, antigrillino e che guarda ai moderati delusi di Forza Italia. Due galli nello stesso pollaio. Ora di necessità si tenta di fare virtù, e Renzi ha per tempo fatto il passo indietro: «Non mi interessa fare il front man, può farlo Carlo». D'altra parte l'ex premier conosce bene il tasso di litigiosità del suo ex ministro, fin da quando lo spedì in Europa per pochi mesi a fare l'ambasciatore a Bruxelles per l'Italia facendo storcere il naso a molti diplomatici di professione: «Visto che vi lamentate, vi mando uno più rissoso di me e bravissimo sui dossier: Calenda», disse rispondendo alle critiche. Al ritorno da Bruxelles Calenda ricoprì la carica di ministro dello Sviluppo economico, quello di Industria 4.0. E quando nelle lunghe settimane post elezioni 2018 si era anche affacciata l'ipotesi di un ritorno immediato alle urne per le difficoltà di mettere in piedi un governo, l'ancora segretario del Pd Renzi aveva puntato proprio su Calenda: «Farà lui il front man, in caso». Erano ancora entrambi nel Pd. Poi le cose sono andate come sono andate.

Troppo simili e troppo diversi: durerà?

Politicamente molto simili - la pensano nello stesso modo quasi su tutto, in Italia e in Europa dove siedono entrambi nella Renew Europe di Emmanuel Macron - Renzi e Calenda sono insomma fin qui stati divisi dai rispettivi caratteri e dalle ambizioni personali. Sapranno davvero fare di necessità virtù?


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