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Storia del Tour de France, la corsa nata per aumentare le copie di un quotidiano

di Emanuele Cuomo

(AFP)

2' di lettura

Il Tour de France 2018 è partito il 7 luglio da Noirmoutier-en-l'Île. I primi quattro giorni di gara della corsa ciclistica a tappe si correranno sulle strade dei Paesi della Loira. Sui traguardi di Fontenay-le-Comte e La Roche-sur-Yon si sono imposti due sprinter, il colombiano Fernando Gaviria e lo slovacco Peter Sagan. I due velocisti sono stati i primi atleti di questa 105esima edizione della Grande Boucle a vestire la maglia gialla. Il simbolo del primato, però, se lo giocheranno gli uomini con ambizioni di classifica. Il super favorito è il neo vincitore del Giro d’Italia, Christopher Froome.

Il campione britannico alla vigilia del Tour è stato definitivamente scagionato da un’accusa di doping, che non gli ha fatto vivere momenti sereni dal giorno del controllo alla Vuelta 2017. Il Team Sky, che oggi parte con il favore dei pronostici nella cronometro a squadre di Cholet, si è stretta intorno al proprio capitano anche nei momenti più difficili. Tra i tifosi, invece, resta qualche dubbio e in occasione della presentazione delle squadre, gli appassionati hanno riservato a Froome più fischi che applausi.

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Notoriamente il popolo del ciclismo è tra i più corretti del panorama sportivo e anche quest’anno non farà mancare il proprio sostegno a tutti gli atleti. Ogni tappa rappresenta una giornata di festa per le 500mila persone che mediamente accolgono il passaggio della carovana.

Le immagini del Tour de France vengono diffuse in 190 paesi, con i broadcaster che nel 2017 hanno dedicato alla Grande Boucle ben 6.300 ore di trasmissioni. Ad oggi i profili social ufficiali del Tour contano oltre 6,5 milioni di follower. Il fascino della corsa a tappe francese ha fatto la fortuna degli organizzatori dell’Amaury Sport Organization (A.S.O.), con il Tour che garantisce un giro d’affari di 120 milioni di euro.

Il successo economico e mediatico della Grande Boucle ha radici lontane. La prima edizione risale al 1903, con il quotidiano transalpino L’Auto che organizzò la corsa a tappe per aumentare il numero di copie vendute e per incrementare la raccolta pubblicitaria. L’operazione riuscì, tant’è che il principale competitor, Le Vélo, fu costretto a chiudere nel 1904. Come si evince dagli archivi dell’HAL, L’Auto ha organizzato il Tour dal 1903 al 1940 e proprio nel mese di luglio i dati delle vendite facevano registrare un’impennata.

Dopo la seconda guerra mondiale, ovvero dal 1947 al 1965, la corsa francese è passata sotto la gestione dei quotidiani L’Équipe e Le Parisien libéré. L’Amaury Sport Organisation, che oggi gestisce corse importanti come la Vuelta di Spagna, la Paris-Roubaix e la Liegi-Bastogne-Liegi, ha assunto il controllo del Tour dal 1965. L’A.S.O. fa parte del Gruppo Amaury, che controlla anche L’Équipe (degno erede proprio dello storico L’Auto).

Come si evince dagli studi di Jean-François Mignot, dal 1930 il Tour ha permesso agli sponsor di far parte (dietro compenso) della carovana. I diritti televisivi, invece, sono stati venduti a partire dal 1960. La diversificazione delle entrate è il punto di forza delle manifestazioni ciclistiche, con gli organizzatori che possono contare anche sugli assegni che sono disposti a staccare i comuni e le amministrazioni locali per ospitare le sedi di arrivo e partenza.

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