l’analisi

Strabismo di Bruxelles e dignità dei risparmiatori

di Alessandro Graziani


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2' di lettura

Il salvataggio pubblico della banca tedesca NordLb ripropone il tema del diverso atteggiamento che l’Unione europea ha avuto nei casi di salvataggio di istituti tedeschi e italiani.

Sul caso NordLb, la commissione europea non si è ancora pronunciata in modo definitivo, in attesa del suo insediamento ufficiale. Ma già è emerso che la direzione generale alla concorrenza (Dg Comp) ha espresso parere favorevole al salvataggio da 3,6 miliardi di Nord Lb attraverso l’iniezione di capitali pubblici da parte dello Stato della Bassa Sassonia (che fornirà capitali per 1,7 miliardi). Questa modalità di salvataggio non comporterebbe, secondo Dg Comp, un aiuto di Stato.

Diverso, se non addirittura opposto, fu invece l’atteggiamento della Commissione Ue nel caso della banca italiana Tercas quando Bruxelles bocciò il salvataggio da parte del Fondo interbancario che operava con i capitali privati delle banche ma su “input” di Bankitalia e quindi, a detta della Ue, operando in regime pubblicistico. Quel divieto di Bruxelles è stato poi censurato dal Tribunale di primo grado dell’Unione Europea. Con motivazioni di sicuro interesse: «Non è sufficiente che la Commissione si basi su presunzioni e dimostri la mera improbabilità dell’assenza di un’influenza o di un controllo delle autorità statali sull’ente privato che ha concesso l’aiuto». Nel caso di Nord Lb l’intervento pubblico, più che una presunzione, pare una certezza. Sarà dunque interessante capire in che modo la commissione Ue motiverà la sua eventuale decisione positiva.

Per evitare che in Italia, o altrove in Europa, aumenti la sensazione di un trattamento di favore della Ue a favore della Germania - che in commissione ha un peso politico preponderante - è bene che si faccia chiarezza. Evitando la percezione, in un settore delicato come quello dell’amministrazione dei risparmi delle famiglie, di una disparità di trattamento tra i vari Paesi europei.

In Italia molta propaganda politica anti-Ue in materia banche è nata con la decisione “informale” di Bruxelles di non consentire il salvataggio delle quattro banche del Centro-Italia (Etruria, Marche, CariChieti e Cassa Ferrara) imponendo, con il fino ad allora inapplicato «burden sharing», le prime perdite ad azionisti e obbligazionisti, in gran parte risparmiatori ignari dei rischi cui andavano incontro.
Nessun riguardo da Bruxelles vi fu anche nei casi dei tentativi di salvataggio da parte del fondo Atlante di Popolare Vicenza e Veneto Banca, costrette alla liquidazione con conseguente azzeramento dei capitali di molti risparmiatori veneti.

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