41/mo anniversario

Strage Bologna, Mattarella: «Ombre non dissipate, impegno per la verità»

Installati i sampietrini della memoria, targhette con i nomi delle vittime nella strada da piazza del Nettuno alla stazione per ricordare le 85 vittime

di Nicoletta Cottone

Il lavoro dei soccorritori subito dopo la strage di Bologna del 2 agosto 1980 (Ansa)

8' di lettura

«L'impegno di uomini dello Stato, sostenuti dall'esigente e meritoria iniziativa dell'Associazione tra i Familiari delle vittime, ha portato a conclusioni giudiziarie che hanno messo in luce la matrice neofascista della bomba esplosa la mattina del 2 agosto 1980. Non tutte le ombre sono state dissipate e forte è, ancora, l'impegno di ricerca di una completa verità». Lo ha sottolineato il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, in occasione del 41/mo anniversario della strage di Bologna. «Quarantuno anni fa la città di Bologna e con essa la Repubblica vennero colpite al cuore - ha sottolineato il capo dello Stato -. Un attentato dinamitardo, ad opera di menti ciniche che puntavano alla destabilizzazione della democrazia italiana, provocò una terribile strage in cui morirono donne e uomini inermi, bambini innocenti».

85 storie di vite spezzate. La visual novel interattiva sulla strage di Bologna

Loading...

Sostenute le domande di verità e giustizia

«I bolognesi e gli italiani - ha sottolineato Mattarella - seppero reagire con sofferto coraggio, offrendo solidarietà a chi aveva bisogno di aiuto, di cure, di conforto. Affermando un forte spirito di unità di fronte al gesto eversivo diretto contro il popolo italiano. Sostenendo nel tempo le domande di verità e di giustizia, che, a partire dai familiari, hanno reso la memoria di questo evento disumano un motore di riscatto civile e un monito da trasmettere alle generazioni più giovani». Il capo dello Stato ha voluto sottolineare come la Repubblica ha saputo respingere la strategia dei criminali, «difendendo i principi di civiltà conquistati con la lotta di Liberazione». Mattarella ha rinnovato la vicinanza dello Stato «a quanti sono stati colpiti negli affetti più preziosi da tanta ferocia, costituisce anche pegno per il futuro, affinché il patrimonio di valori e di umanità, che sta alle fondamenta della nostra società, sia percepito sempre più come un bene comune indivisibile».

Furono 85 le vittime, 200 i feriti

Sabato 2 agosto 1980, alle 10,25, alla stazione ferroviaria di Bologna Centrale, nella sala d’aspetto di seconda classe esplose un ordigno contenuto in una valigia abbandonata che causò il crollo dell’ala Ovest dell’edificio. É stato il più grave atto terroristico del secondo dopoguerra insieme alla strage di piazza della Loggia e a quella del treno Italicus, da molti indicato come uno degli ultimi atti della strategia della tensione. Le vittime furono 85, oltre 200 i feriti. Come esecutori materiali sono stati individuati dalla magistratura alcuni militanti di estrema destra, appartenenti ai Nuclei armati rivoluzionari. Ma restano molte ombre e manca una piena verità, come chiedono da anni i familiari delle vittime e i superstiti.

Pietre di inciampo dedicate alle vittime della strage di Bologna installate nel 41 anno dalla strage di Bologna (Ansa/Max Cavallari)

Il sindaco Merola: «Sampietrini della memoria, mai dimenticare»

«Da tanti anni, 41, camminiamo insieme per chiedere verità e giustizia, per ricordare a tutti l’attentato più grave che l’Italia ha subito in tempo di pace, la strage fascista che ha ucciso 85 persone e ne ha ferite più di duecento. Da quest’anno, sul nostro cammino, ci sono i sampietrini della memoria. Sono le targhette con i nomi delle vittime incastonate nella strada da piazza del Nettuno alla stazione. Ci siamo passati poco fa e ogni volta che lo faremo, camminando, ci ricorderemo di queste persone, madri, padri e figli, ognuno con la loro storia, con le loro speranze e un futuro brutalmente interrotto. Il nostro compito è che non vengano dimenticati. Compito nostro e delle future generazioni», ha detto il sindaco di Bologna Virginio Merola, intervenuto questa mattina in piazza Medaglie d’Oro dopo il minuto di silenzio in memoria delle vittime della strage alla stazione del 2 agosto 1980. «La memoria è un processo collettivo e va custodita aggiungendo con costanza elementi che la tengano viva. É  significativo che questa installazione permanente, idea di Aldo Balzanelli, sia frutto del lavoro di tre associazioni - Cantiere Bologna, 6000Sardine e Cucine Popolari - con il coinvolgimento attivo e convinto del comune e dell’Associazione tra i familiari delle vittime. Questo si chiama impegno civico con le istituzioni sempre al fianco di chi ha subito lutti e lottato senza mai fermarsi per affermare verità e giustizia».

Casellati: «Proseguire nell’opera di desecratazione degli atti»

La presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati, in un messaggio al sindaco di Bologna in occasione del 41/mo anniversario della strage di Bologna ha ricordato che sono immagini « che non si dimenticano quelle della Stazione di Bologna la mattina del 2 agosto 1980, con le sale d’aspetto demolite da un’esplosione che in un istante ha spazzato via 85 vite e lasciato a terra più di 200 feriti; con detriti e polvere di un grigio così intenso da cancellare i colori dell’estate; con il suono incessante delle sirene dei mezzi di soccorso; con i taxi trasformati in autoambulanze e gli autobus in carri funebri; con lo scavare incessante di tutti, vigili del fuoco, forze dell’ordine, volontari e cittadini, per salvare quante più vite possibile. Sono le immagini di uno scenario di guerra in cui donne, uomini e bambini innocenti sono stati lo strumento di un disegno folle, lucido e imperdonabile, per colpire al cuore le fragili conquiste di una democrazia ancora troppo giovane e inesperta».E ha sottolineato sia rigoroso l’obiettivo «di trasparenza, accessibilità e conoscenza a cui continuo a credere e per il quale intendo proseguire, come ho promesso, l’opera di desecretazione degli atti delle Commissioni di inchiesta che hanno lavorato sulle grandi stragi del passato. Perché l’Italia di oggi e quella di domani non dimentichino mai ciò che è stato e che non deve più accadere».

Strage di Bologna, l'applauso in onore delle vittime alla cerimonia davanti la stazione della città

Fico: «Nessuno spazio per oblio e mistificazione»

«Non può esserci spazio per l’oblio e la mistificazione. Lo dobbiamo alla nostra democrazia», ha sottolineato il presidente della Camera Roberto Fico, nel messaggio inviato a Virginio Merola, sindaco di Bologna e presidente del Comitato di solidarietà alle vittime delle stragi, e a Paolo Bolognesi, presidente dell’Associazione tra i Familiari delle Vittime della Strage alla Stazione di Bologna 2 Agosto 1980, in occasione del 41/mo anniversario della strage di Bologna. «Il ricordo di quel terribile 2 agosto 1980, in cui un micidiale ordigno squarciò la stazione uccidendo 85 persone e ferendone oltre 200, resta ancora oggi una dolorosa ferita per tutto il Paese. Lo è soprattutto perché, a distanza di quarantuno anni, non abbiamo ancora una piena verità sulla strage. Ciò è inaccettabile per le vittime e per le tante famiglie, segnate dal dolore e dal senso di frustrazione e di impotenza, ed è inaccettabile per uno Stato di diritto, fondato su principi di trasparenza, coesione sociale, giustizia e democrazia».

Cartabia: «Fu un attacco al popolo e al cuore della Repubblica»

«La strage di Bologna, come quelle che si sono susseguite negli anni della cosiddetta “strategia della tensione’, è un fatto opaco e oscuro, sordo, perché è mosso dal nichilismo: ha bisogno di dilaniare il corpo dell’altro, cittadino comune, innocente, e con lui dilaniare quello che un’espressione inglese chiama ’body politic’, l’unità politica e democratica di un popolo che si riconosce in una nazione. Quello del 2 agosto 1980 fu un attacco all’intero popolo italiano e al cuore della Repubblica», ha detto, in un passaggio del suo intervento alle commemorazioni della strage alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980, il ministro della Giustizia Marta Cartabia. «La violenza vuole provocare odio, rabbia, altra violenza - ha sottolineato -: è una grande legge della storia umana e il nostro presente non ne va esente. È una possibilità che ci riguarda tutti, anche oggi. Le forme cambiano, le modalità si trasformano; ma anche nella cultura del nostro tempo l’odio cieco, incapace di comunicare, genera nemici senza nome, o ne cambia il nome, storpiandolo, per provocare una maggiore umiliazione e un più definitivo annientamento». A giudizio di Cartabia, «dove ci si sottrae al confronto, il conflitto si trasforma in dissidio incomponibile, avvolto in un’atmosfera incandescente preda della logica amicus-hostis, amico-nemico. L’atto di terrore riduce l’altro a un silenzio di morte. Siamo qui, oggi, invece per rinnovare pienamente la memoria e il valore delle persone che sono morte, di quelle che sono state lacerate nella carne, dei loro famigliari: c’è bisogno di una parola che dia senso a tutto questo e c’è bisogno di una parola di giustizia».

Sassoli: «Tanti interrogativi, memoria contro pericolo fascismo»

«La strage di Bologna ci impone il dovere di ricordare quanto preziosi siano i valori di libertà, democrazia e giustizia. Ancora oggi - a 41 anni di distanza - tanti sono gli interrogativi di una pagina della storia italiana che ci deve ricordare il pericolo rappresentato dal fascismo all'interno della vita democratica», è il messaggio che il presidente del Parlamento europeo, David Sassoli, ha indirizzato al sindaco di Bologna Virginio Merola.«Fare memoria - afferma Sassoli - è un dovere oggi e sempre per assicurare che gli errori commessi una volta non si ripetano più e per garantire giustizia a tutti coloro che hanno perso la vita quella mattina di agosto. Serve impegno contro i negazionismi, perché avere una memoria storica vuol dire riscoprirsi parte di una comunità, una comunità che tutela i suoi cittadini e i loro diritti. Una mezza verità non è una verità».

La politica chiede verità e giustizia

«Il tempo quel 2 agosto si è fermato. Il pianto, la rabbia, la memoria», ha scritto su Twitter il segretario del Pd, Enrico Letta, per ricordare la strage di Bologna del 1980. «L’orologio della stazione di Bologna è fermo alle 10.25 ma non è rotto. Quell’orologio è fermo per ricordare le vite spezzate da una bomba neofascista e per non dimenticare la necessità di difendere sempre i valori della nostra democrazia», ha scritto su Twitter il ministro della Salute Roberto Speranza. «Strage di Bologna, una ferita per l’Italia intera. Un commosso ricordo per le vittime e un pensiero alle loro famiglie. Accertare i fatti e le responsabilità, solo così ci sarà una vera giustizia», scrive su Twitter Antonio Tajani, coordinatore nazionale di Forza Italia. «Oggi ricordiamo le vittime della strage alla stazione di Bologna, un vile attentato allo Stato e alla democrazia. A distanza di 41 anni, esprimo piena vicinanza al dolore incancellabile dei familiari. È dovere morale non perdere mai la consapevolezza di quanto accaduto e tenere viva la memoria», ha scritto in un tweet Giorgio Mulè, sottosegretario alla Difesa e deputato di Fi. «A oltre 40 anni dalla strage di Bologna, tra ombre e depistaggi, continuiamo a ricordare tutte le vittime e a chiedere verità e giustizia. Lo dobbiamo alla loro memoria e ai loro cari», ha scritto su Twitter la leader di Fratelli d'Italia Giorgia Meloni. «E ora, con i mandanti, si svelino anche i depistatori di una strage di Stato. Lo si deve alla verità e alla giustizia, lo si deve alle 85 vittime e ai 200 feriti. A 41 anni di distanza…», ha scritto su Twitter il segretario nazionale di Sinistra Italiana Nicola Fratoianni.

La testimonianza di chi si salvò grazie a una coincidenza persa

«Aspettavamo il treno alla stazione di Cremona, saremmo dovuti andare al Sant’Orsola, ospedale di Bologna dove mio nonno era ricoverato dopo un intervento. Era una mattina tranquilla, come tante altre, io correvo lungo la pensilina. I miei genitori felici di poter rivedere il nonno finalmente. Controllando se c’era tutto, mio papà si accorse che aveva dimenticato a casa dei documenti e fummo costretti a ritornare a casa, erano documenti importanti da consegnare all’ospedale. Avremmo preso la coincidenza, successivamente ma al ritorno in stazione a Cremona apprendevamo la terribile notizia». Commentando un post commemorativo sulla pagina facebook del comune di Bologna, Manrico Clerici ricorda, a 41 anni dalla strage di Bologna, il suo mancato appuntamento con un destino tragico che invece costò la vita a 85 persone. «Preoccupati - ha raccontato - i miei genitori cercarono di mettersi in contatto con l’ospedale rassicurando mio nonno che stavamo bene, ero piccolo io, non mi rendevo conto del dramma. Riuscii ad abbracciare il nonno qualche giorno più tardi. Prego sempre gli Angeli da quel giorno, non sarei qui a raccontare altrimenti».

Riproduzione riservata ©

loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti