autostrade per l’italia

Strage del bus, la procura di Avellino chiede 10 anni per Castellucci

di Maurizio Caprino


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Giovanni Castellucci - Imagoeconomica

2' di lettura

Dieci anni di reclusione. È la condanna chiesta dal procuratore di Avellino, Rosario Cantelmo, per l'amministratore delegato di Autostrade per l’Italia, Giovanni Castellucci, per la strage del viadotto Acqualonga: 40 morti, precipitati il 28 luglio 2013 con un bus in cattive condizioni rimasto senza freni. Il mezzo urtò una barriera di cemento che non resse, a causa degli ancoraggi corrosi.
Per le condizioni del bus, venerdì sono stati chiesti 12 anni per Gennaro Lametta, proprietario del mezzo e sei e otto anni per i due dipendenti della Motorizzazione che lo fecero risultare revisionato.
Ad Avellino Castellucci, che ora è indagato anche a Genova per il crollo del Ponte Morandi, risponde di omicidio colposo plurimo e disastro colposo, assiame a 11 suoi dipendenti. Tra loro, il direttore Operations, Paolo Berti, anch’egli tra gli indagati di Genova.

Le Procure delle due città lavorano in sinergia e potrebbero aprire indagini su tutta la rete di Autostrade. Sulla società pende anche la procedura di caducazione della concessione avviata subito dopo il crollo del Ponte Morandi dal ministro delle Infrastrutture, Danilo Toninelli, che però non risulta ancora essere stata mandata avanti.

«Le richieste di condanna appaiono a dir poco sconcertanti, perché non fondate su alcun dato scientifico oggettivo ed in contrasto con quanto emerso in dibattimento», ha commentato Giorgio Perroni, avvocato di Autostrade per l’Italia. Il vicepremier Luidi Di Maio ha invece chiesto le dimissioni di Castellucci.

Se arrivasse una prima condanna ad Avellino, in effetti si aprirebbe il problema della permanenza di Castellucci al vertice della società e della sua controllante Atlantia. La società gli ha più volte confermato la fiducia, nonostante le vicende giudiziarie. Una posizione probabilmente basata sul fatto che sia il Codice degli appalti sia le norme penali non prevedono disposizioni precise e vincolanti sull’onorabilità dei vertici delle aziende concessionarie di beni pubblici e di quelle quotate in Borsa.

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