corte d’appello di catania

Strage di Via d'Amelio, il processo di revisione a Catania assolve nove persone

di Roberto Galullo


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Un'immagine d'archivio (1992) dell'attentato di via D'Amelio nel quale perse la vita il giudice Paolo Borsellino (ARCHIVIO ANSA )

2' di lettura

La corte d'appello di Catania, che celebrava il processo di revisione delle condanne, alcune delle quali all'ergastolo, emesse a Caltanissetta a carico di 9 persone coinvolte ingiustamente nell'attentato al giudice Paolo Borsellino, ha assolto tutti gli imputati dall'accusa di strage.
Il processo di revisione è stato chiesto, inizialmente, dalla procura generale di Caltanissetta ed è stato celebrato a Catania, come prevede la legge. A consentire il nuovo giudizio sono state le rivelazioni del pentito Gaspare Spatuzza.

La corte d'assise di Caltanissetta, presieduta da Antonio Balsamo, il 20 aprile 2017 ha invece condannato all'ergastolo i boss Salvo Madonia e Vittorio Tutino, imputati della strage in cui il 19 luglio 1992 persero la vita il giudice Paolo Borsellino e i 5 uomini della scorta.

Condannati a 10 anni i falsi pentiti Francesco Andriotta e Calogero Pulci, accusati di calunnia. I giudici hanno dichiarato estinto per prescrizione il reato contestato a Vincenzo Scarantino pure lui imputato di calunnia. Madonia, capomafia palermitano della cosca di San Lorenzo, sarebbe stato tra i mandanti dell'attentato. Tutino, invece, avrebbe partecipato alla fase esecutiva della strage.

I falsi pentiti sarebbero autori del clamoroso depistaggio che ha portato alla condanna di sette innocenti per i quali, dopo il passaggio in giudicato del verdetto emesso il 20 aprile dalla corte d'assise, è stato avviato il processo di revisione, giunto ora a conclusione.

Le accuse dei falsi collaboratori di giustizia Pulci e Andriotta sono state fondamentali per le loro condanne: da qui la contestazione della calunnia. Stesso reato contestato a Scarantino al quale, però, nella serata del 20 aprile i giudici della corte d'assise hanno riconosciuto la circostanza attenuante di essere stato indotto a fare le false accuse: la concessione dell'attenuante ha comportato la prescrizione del reato. Ai familiari delle parti civili costituite - congiunti del magistrato ucciso e degli uomini della scorta - sono state liquidate provvisionali immediatamente esecutive comprese tra i 100mila e i 500mila euro ciascuno.

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