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Strasburgo, Conte sotto attacco. Il premier: «Non sono un burattino, rappresento un intero popolo»

dal nostro inviato Beda Romano


Il lapsus di Conte: "Io, quale presidente della Repubblica..."

3' di lettura

STRASBURGO - Il premier Giuseppe Conte sperava probabilmente che l'atmosfera del Parlamento europeo sarebbe stata ovattata come quella del Consiglio europeo, a cui è ormai abituato. Nulla di tutto ciò. In occasione di un infuocato dibattito sul futuro dell'Europa a Strasburgo, numerosi deputati hanno criticato oggi come non mai il governo italiano, le sue scelte di politica economica, i suoi comportamenti nei confronti di alcuni partner, le sue posizioni nei consessi comunitari o sul fronte migratorio.

A iniziare l’acceso dibattito parlamentare è stato lo stesso premier con un discorso di 40 minuti in cui ha toccato in modo generale (e spesso retorico) tutti i grandi temi del momento. In un primo momento, ha criticato le regole di bilancio imposte ai paesi membri, soprattutto nel quadro della moneta unica. Ha parlato della necessità di creare «un popolo europeo», anche «con qualche dose di creatività» pur di vincere «la disillusione europea» che affligge molti paesi membri.

A proposito del governo della zona euro, il premier ha criticato una politica economica troppo segnata da «indirizzi liberisti», da «una privatizzazione dei servizi», da «una deregolamentazione (…) e anche da una contrazione (…) delle politiche di welfare» che hanno provocato diseguaglianza sociale. Ha denunciato un eccessivo «rigorismo» dei conti pubblici. Le riforme strutturali, ha detto, non devono diventare «una fatica di Sisifo».
Il presidente del Consiglio ha quindi affrontato anche temi più generali. In questo senso, ha chiesto solidarietà europea sul fronte migratorio e sul versante della sicurezza e della difesa. Ha parlato della necessità di «una Europa forte» nei confronti della Cina, degli Stati Uniti, della Russia.

Le sue parole non hanno convinto: troppo lontane dalle reali preoccupazioni dei partner dell'Italia.
Per bocca del capogruppo Manfred Weber, il partito popolare ha chiesto al governo Conte di riformare l'economia «per creare posti di lavoro» e di ridurre il debito «per garantire la stabilità dell'euro». La situazione italiana «è un problema per l'Europa» tenuto conto della sua importanza economica.

Dal canto suo, il capogruppo socialista Udo Bullmann si è detto «profondamente preoccupato per l'isolamento economico e politico dell'Italia».
Parlando in italiano, il liberale Guy Verhofstadt ha preso il testimone, chiedendosi come sia stato possibile per il vicepremier Luigi Di Maio incontrare Christophe Chalençon, un esponente dei gilets gialli francesi che «per due volte ha chiesto un colpo di stato contro il presidente Emmanuel Macron».

L'ex premier belga si è poi rivolto direttamente al premier: «Mi domando per quanto tempo ancora lei sarà il burattino mosso da Matteo Salvini e da Luigi Di Maio».
Dall’Italia proprio il vicepremier Salvini ha risposto: «Che alcuni burocrati europei, complici del disastro di questi anni, si permettano di insultare il presidente del Consiglio, il governo ed il popolo italiano è davvero vergognoso. Le élites europee contro le scelte dei popoli. Preparate gli scatoloni, il 26 maggio i cittadini finalmente manderanno a casa questa gente».
Colto di sorpresa dai numerosi attacchi, Giuseppe Conte ha dovuto cambiare registro nelle sue repliche, diventando più concreto, e aggressivo: «Non sono un burattino, forse lo è chi risponde a lobby e comitati d'affari». Appoggio ha ottenuto solo dai partiti più radicali. Nella storia di questi ultimi anni, il dibattito di ieri ha mostrato come non mai l'isolamento del paese e le evidenti preoccupazioni dei partner europei per un alleato che non riconoscono più.

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