Corsa contro il tempo

Strategia nazionale aree interne, il governo spinge per accelerare

Una delibera del Cipe stabilisce che entro dicembre 2020 devono essere firmati tutti gli Accordi di programma quadro ma al Sud sui 17 previsti all'appello ne mancano 8

di Nino Amadore

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I centro storico di Galati Mamertino, piccolo comune dei Nebrodi

Una delibera del Cipe stabilisce che entro dicembre 2020 devono essere firmati tutti gli Accordi di programma quadro ma al Sud sui 17 previsti all'appello ne mancano 8


5' di lettura

Si potrebbe dire che è una corsa contro il tempo. Sulla base delle indicazioni del Cipe entro dicembre tutti gli Accordi di programma della Strategia nazionale aree interne (Snai) devono essere chiusi. La delibera del Cipe che ha disposto, si può dire, la proroga al 31 dicembre 2020 dei termini di scadenza per la sottoscrizione degli Accordi di programma quadro è la 72/2019. Ma questi termini, a loro volta, erano già stati determinati e poi prorogati con altre quattro delibere del Cipe: la 9 del 2015, la 43 del 2016, la 80 del 2017 e 52 del 2018. Forse è per questo che, tra gli addetti ai lavori, in pochi mostrano di credere molto all’ultima scadenza fissata o forse sperano che anche stavolta, come in passato, il termine venga spostato ancora in avanti.

Nelle regioni che a noi interessano, quelle del Mezzogiorno, su un totale di 17 aree ammesse alla sperimentazione della Strategia nazionale (in totale in Italia sono 72) sono 8 quelle che si trovano nella fase istruttoria che precede la firma dell’Apq mentre in 9 hanno completato l’iter e hanno già firmato l’Apq. Negli ultimi mesi il ministro per il Sud Giuseppe Provenzano è stato impegnato a dare impulso per provare ad accelerare quanto più possibile le procedure. In questo supportato dal direttore dell’Agenzia per la coesione Massimo Sabatini e da Francesco Monaco, responsabile del Comitato tecnico per le Snai e voluto proprio in quel posto dal ministro a maggio di quest’anno. L’idea di Provenzano è di accelerare quanto più possibile per portare a regime una sperimentazione che è stata voluta, a suo tempo, da Fabrizio Barca. È stato Barca a immaginare questo strumento che «ha lo scopo di creare nuove possibilità di reddito e di assicurare agli abitanti maggiore accessibilità ai servizi essenziali, con riferimento prioritariamente ai servizi di trasporto pubblico locale, di istruzione e socio-sanitari, è sostenuta sia dai fondi europei (Fesr, Fse e Feasr), per il cofinanziamento di progetti di sviluppo locale, sia da risorse nazionali» si legge sul sito della Camera. L’obiettivo di Provenzano è di far diventare strutturali questi interventi. «Negli ultimi mesi l’implementazione della Strategia sta avendo una robusta accelerazione - spiega Sabatini -, anche grazie a una rinnovata attenzione per questi territori indotta dalla pandemia e dalla esigenza di miglioramento dei servizi e delle opportunità di crescita che devono caratterizzare la fase di rilancio. Con la fine di quest’anno termina, in un certo senso, la fase di sperimentazione, con l’adozione delle Strategie residue e l’avvio per tutte le Strategie approvate del processo di sottoscrizione degli Accordi di programma quadro. Su entrambi i fronti l’Agenzia è pienamente impegnata: da un lato, già nella definizione della Strategia, cerchiamo di affiancare le amministrazioni nella definizione delle schede progettuali, in modo da anticipare le questioni che andranno poi approfondite in sede di istruttoria dell’Apq, riducendo sensibilmente i tempi».

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Procedure complesse
Ma non è facile. La procedura è ritenuta troppo appesantita da numerosi passaggi burocratici. Un esempio? Solo per arrivare al via libera della cosiddetta Strategia d’area da parte della Giunta regionale servono almeno sei passaggi e ogni passaggio, come è giusto che sia, ha il suo carico di richieste di chiarimenti, incontri e così via. «Spesso i Comuni sono riusciti a preparare i progetti definitivi necessari ma tutto resta fermo per questo giro di valzer autorizzativo tra le regioni e Roma e poi all’interno delle regioni: l’Apq, per dire, deve essere firmato da diversi direttori generali della Regione interessata (salute, scuola, mobilità e così via) e varie amministrazioni centrali. Siamo nel tempo del digitale e delle riunioni in tempo reale ma per avere tutte queste firme passano mesi» racconta un addetto ai lavori che preferisce non essere citato. Insomma, il problema esiste e va ricercato nella procedura forse un po’ troppo farraginosa. Un tema ormai interessante per il futuro anche perché per questo ciclo di programmazione ci si avvia verso la fine. «Stiamo svolgendo un ruolo di facilitatore per la sottoscrizione degli Apq, un processo articolato che coinvolge mediamente dagli 8 ai 10 firmatari tra amministrazioni centrali, Regione e Comuni - dice ancora Sabatini - . Quella delle aree interne è una governance complessa, che probabilmente andrà semplificata nella fase di funzionamento a regime, ma che è fondamentale per un coinvolgimento pieno di tutti gli attori interessati».

Sono in molti a chiedere di fare presto. Si prenda la Sicilia: nelle scorse settimane la Cgil, per bocca del segretario generale Alfio Mannino, ha chiesto alla Regione «di accelerare le procedure sulle Snai e di sollecitare i piccoli comuni interessati dai più recenti provvedimenti di agosto a procedere per l’assegnazione delle risorse e l’avvio dei progetti». La Cgil chiede alla Regione di intestarsi un ruolo di coordinamento e ai Comuni di non lasciarsi sfuggire l’occasione. Inoltre, il sindacato sollecita «lo sblocco dei progetti Snai già decisi e finanziati, per dare sostegno alle aree interessate soprattutto in questo periodo di crisi, e un segnale di un’azione positiva verso i territori più in difficoltà».

Le risorse
Le risorse, questa volta, non mancano anzi tutt’altro: la Strategia per le aree interne ha una dotazione finanziaria di tutto rispetto. I fondi nazionali, in particolare, sono davvero parecchi e lo troviamo dettagliato sempre sul sito del Parlamento: sono a disposizione «281,18 milioni fino al 2021, secondo il seguente profilo pluriennale annuale, per il periodo 2015-2021, come ridefinito dal comma 896 della legge di bilancio per il 2018».

Per il futuro, invece, va considerato il comma 314 della legge n. 160/2019 (legge di bilancio 2020) che ha incrementato la dotazione statale di 200 milioni le risorse nazionali destinate alla “Strategia nazionale per lo sviluppo delle Aree interne del Paese” a valere sul Fondo di rotazione per l’attuazione delle politiche comunitarie, di cui 60 milioni per il 2021 e 70 milioni per ciascuno degli anni 2022 e 2023. Mentre il comma 313, lettera d), della legge di bilancio per il 2020 (legge 160/2019) prevede l'istituzione, presso il dipartimento per le Politiche di coesione della Presidenza del consiglio, di un Fondo destinato al sostegno alle attività economiche, artigianali e commerciali dei comuni rientranti nelle aree interne, con una dotazione di 30 milioni per ciascuno degli anni 2020, 2021 e 2022. Senza contare che l’articolo 28 del Dl 104/2020 (dello scorso agosto) ha assegnato alle aree interne ulteriori 100 milioni di risorse nazionali a partire dal 2021.

Questo il quadro complessivo delle risorse mentre il dato attuale, sulle 40 aree che hanno firmato gli Accordi di programma, è un altro: i fondi totali disponibili ammontano a 719 milioni comprensivi però anche delle risorse provenienti dai Fondi europei. Impegno finanziario destinato a crescere man mano che verranno firmati altri Apq che, lo ricordiamo, costituiscono il presupposto per l’attuazione delle Strategie.

«Terminata la fase di approvazione delle Strategie e della sottoscrizione di tutti gli Accordi , la sperimentazione Snai entrerà nel pieno della fase realizzativa che vede quali protagonisti soprattutto i soggetti attuatori sul territorio (Comuni, Scuole, Asl, e così via) - conclude Sabatini -. L’Agenzia è al fianco di tutti questi attori, con azioni dedicate di accompagnamento e supporto che si intensificheranno proprio in questa seconda fase, perché si producano quanto prima tutti i risultati attesi, in termini di miglioramento dei servizi e di rafforzamento economico e sociale dei territori».

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