letteratura

Strega, vince Sandro Veronesi con “Il colibrì”. È la seconda volta

L’autore che si era imposto già con “Caos calmo” nel 2006 stacca Gianrico Carofiglio e Valeria Parrella

di Giuseppe Lupo

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Sandro Veronesi, vincitore dello Strega 2020 (Ansa)

L’autore che si era imposto già con “Caos calmo” nel 2006 stacca Gianrico Carofiglio e Valeria Parrella


2' di lettura

Il colibrì di Sandro Veronesi, pubblicato dalla casa editrice La Nave di Teseo, si è aggiudicato con 200 voti la 74esima edizione del Premio Strega, il più importante riconoscimento letterario in Italia. Veronesi, dato per favorito sin dall'inizio della gara e già vincitore dello stesso premio con Caos calmo nel 2006 (impresa che prima di lui era riuscita soltanto a Paolo Volponi), stacca di quasi settanta voti Gianrico Carofiglio, autore di La misura del tempo (Einaudi), che ha ottenuto 132 voti.

Terzo posto per Valeria Parrella con 86 voti per Almerina (Einaudi), dopodiché seguono Gian Arturo Ferrari con 70 voti per Ragazzo italiano (Feltrinelli), Daniele Mencarelli con 67 voti per Tutto chiede salvezza (Mondadori) e Jonathan Bazzi con 50 voti per Febbre (Fandango).

Ritorno al Ninfeo

Dopo anni la cerimonia dello scrutinio e dei punti segnati con il gesso sulla celebre lavagna a quadretti è tornata al Ninfeo del Museo Nazionale di Arte Etrusca di Villa Giulia, a Roma, in uno scenario di grande suggestione, reso ancora più misterioso dall'assenza di pubblico a causa dell'epidemia, che ha inciso non soltanto sullo svolgimento della cerimonia finale, ma anche sull'intero periodo, a partire dalla selezione della dozzina.

Colibrì simbolo di chi non si arrende

Il libro di Veronesi, come ha dichiarato il suo autore, si ispira al colibrì che è nel titolo, «il simbolo dei guerrieri, di chi non si arrende». Una storia di resistenza al dolore, che ha per protagonista il personaggio di Marco Carrera, un uomo perfettamente dentro il nostro presente, la cui vita borghese è costellata da perdite e da speranze, da amori e da miraggi di felicità, ma sempre nell'imitazione del colibrì, l'uccello capace di compiere uno sforzo immane e paradossale: quello di volare stando fermo.

Veronesi racconta una vicenda che appartiene al quotidiano ma disegna una tipologia universale perché il libro è anche cifra di un'epoca, misura di una condizione umana. In ciò riflette la tendenza che in maniera quasi omogenea chiude in uno stesso orizzonte gli altri libri finalisti, le cui storie sono vicende particolari pur nella loro riconoscibilità e nella loro appartenenza comune. In ognuno di essi, infatti, ritroviamo i caratteri del romanzo di formazione (come nei casi di Ferrari e Bazzi) o del racconto sulle esistenze di un'umanità ferita (come per la Parrella e per Mencarelli).

Narrazioni d’Italia

Anche l'inchiesta giudiziaria raccontata da Carofiglio contiene una matrice narrativa che innesta il romanzo di genere sul filone del romanzo di formazione. Il dato più sorprendente della sestina è che, nella loro parzialità, narra la vicenda di un Paese come l'Italia, osservato da diversi punti geografici (la Toscana di Veronesi, l'Emilia e la Milano di Ferrari, la periferia milanese di Bazzi, la Bari di Carofiglio, la Napoli della Parrella, il Lazio di Mencarelli) eppure analizzato secondo le ragioni di una scrittura che, pur attingendo a motivazione personali, si fa storia di tutti. Ed è forse un bene che sia finalmente arrivato il momento in cui gli scrittori cerchino il racconto dell'io come racconto di tutti.

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