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Stress test a BlackRock, il no della Grecia alla Bce

di Alessandro Plateroti

2' di lettura

«BlackRock non entrerà nelle nostre banche: non ci sono garanzie sufficienti sulla protezione della riservatezza delle informazioni»: con una lettera lapidaria, firmata personalmente dal Governatore della Banca Centrale della Grecia, l’autorità di vigilanza ellenica ha clamorosamente negato l’ingresso nelle banche ai consulenti di BlackRock incaricati dalla Bce di gestire gli stress test.

Era il 2015: da allora, non risultano altre missioni ad Atene dei consulenti del fondo americano per conto della Bce. E questo non è il solo caso: la partecipazione dei consulenti del colosso dell’asset management ai test patrimoniali della Vigilanza europea è stata contestata formalmente in Germania, a Bruxelles (due interrogazioni sono state depositate al Parlamento europeo), in Spagna, a Cipro e persino in Irlanda, dove lo stesso Ministro delle finanze, su pressione del parlamento, ha dovuto ammettere che il contratto di consulenza a BlackRock era stato assegnato senza annuncio d’asta su pressione della Banca Centrale «per motivi di urgenza».

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Le polemiche e le perplessità suscitate dal ruolo dei consulenti privati, e in particolare quello di BlackRock, negli stress test della Ue non sono insomma un caso isolato come sembrava dallo scambio di lettere tra il Parlamento tedesco e l’Eurosistema. Le critiche non riguardano solo i costi a carico del contribuente (decine di milioni di euro spesi in consulenze tecniche dal 2011), ma soprattutto l’evidente conflitto di interessi di cui la Bce non è invece mai sembrata troppo preoccupata. Almeno finora.

In realtà, i problemi creati dai consulenti privati negli stress test sono stati denunciati in varie occasioni e in più di una nazione, ma ogni richiamo all’Europa è caduto nel vuoto. Oltre al caso della Grecia, episodi di una notevole gravità sono stati accertati a Cipro, dove la Banca Centrale aveva incaricato dopo la crisi del 2013 la Alvarez and Marsaal di elaborare il piano di ristrutturazione delle banche: quando arrivarono a Cipro i consulenti, il board della Banca centrale cipriota si oppose fermamente al loro ingresso nelle banche, ma con il piano di salvataggio Ue in discussione fu costretta ad accettare.

A lavoro terminato, buona parte delle analisi fatte dalla Marsaal furono giudicate «fallaci o incongruenti» e Cipro si rifiutò di pagare il conto da 14 milioni di euro preteso dalla società. Dopo mesi di scontri, l’Alvarez ridusse l’importo a 4,5 milioni, ma dopo l’apertura di un’inchiesta parlamentare cambiò radicalmente linea: «Il board della Banca di Cipro - scrisse la Marsaal in un comunicato - ha la piena discrezionalità nel decidere la giusta commissione per il lavoro svolto». Sul tema la Bce tace, ma l’urgenza di cambiare rotta sulle consulenze è stata percepita. «Stiamo assumendo personale qualificato - ha detto la stessa Danièle Nouy - per gestire internamente le verifiche patrimoniali sulle banche». La Vigilanza Ue non fa autocritica, ma dal bando per le assunzioni per i futuri stress test il contrasto con i profili dei consulenti privati è enorme. «Il bando è riservato ai cittadini Ue che già lavorano per una banca centrale dell’Eurozona o per altre organizzazioni internazionali». Staremo a vedere.

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