ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di più«ok» a 17 istituti su 18

Stress test: la Fed promuove le grandi banche, compresa Deutsche. Fa eccezione Credit Suisse

di Marco Valsania


Le misteriose morti di 70 banchieri dopo la Grande Crisi

3' di lettura

New York - Le grandi banche americane - e le controllate statunitensi di colossi internazionali - passano a larghissima maggioranza gli stress test annuali della Federal Reserve. Una sola eccezione: Credit Suisse, che viene “rimandata” a ottobre, scadenza entro la quale dovrà adeguare i suoi piani di capitale ai requisiti della Fed.
I test sulla solidità delle banche e la loro resistenza al cospetto di scenari di grave crisi economica e finanziaria hanno mostrato un settore in salute e in grado di affrontare rovesci.

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Un verdetto che tiene lontano lo spettro di nuovi salvataggi federali, che si erano invece resi necessari all'indomani della debacle del 2007. Diciotto grandi istituti sono stati messi alla prova e 17 hanno ricevuto un'approvazione delle loro strategie, compresi dividendi e remunerazione degli investitori. Si sono cioè dimostrate capaci di continuare a offrire prestiti e pagare cedole di fronte ad avversità. I risultati di ieri sera hanno completato la seconda e più influente parte dei test, quella definita “qualitativa” sulle pratiche degli istituti, dopo che tutte le banche avevano già passato nei giorni scorsi la prima metà della prova, dedicata più generalmente a verificare i livelli di capitale minimi necessari in caso di crisi.
La Fed ha calcolato che i grandi istituti di credito - da JP Morgan a Bank of America, da Citigroup a Goldman Sachs - hanno ormai raddoppiato le loro riserve di capitale a 800 miliardi di dollari al fine di assorbire eventuali perdite.

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«Le grandi banche sono sia ben capitalizzate sia danno priorità a pratiche solide di pianificazione del capitale», ha indicato Randal Quarles, governatore della Fed con mancato sulla supervisione bancaria.
Due istituti esteri, Credit Suisse e Deutsche Bank, hanno attirato i riflettori. La prima è stata l'unica a non passare l'esame nel 2019, con la Fed che ha riscontrato debolezze nelle valutazioni della banca sulle perdite legate al trading in caso di significativa recessione. Credit Suisse dovrà così limitare i suoi piani di distribuzione di capitale ai livelli dell'anno scorso finchè queste debolezze non saranno state superate. Deutsche Bank è invece passata all'esame, tirando un sospiro di sollievo dopo le difficoltà incontrate l'anno scorso, quando la Fed aveva al contrario riscontrato fragilità - o meglio “mancanze di importanza critica” - nella sua gestione dei dati e nelle previsioni di entrate e perdite.

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Deutsche aveva già fallito i test nel 2015 e nel 2016 oltre che nel 2018.
Deutsche ha emesso un comunicato per evidenziare il suo passaggio al vaglio della Fed.
La banca resta un sorvegliato speciale delle autorità americane, ma il “voto” di fiducia ora ricevuto dovrebbe aiutarla mentre è impegnata in complessi e drastici progetti di ristrutturazione e in un rilancio di titoli che, afflitti da protratti declini, nell'ultimo mese sono scesi a valori minimi. Deutsche ha in programma drastici tagli alle sue attività di investment banking e la Fed ha chiesto di recente chiarimenti sull'impatto che questi avrebbero sulla divisione Usa, che dovrebbe esserne seriamente colpita dopo la vasta presenza che la banca aveva mantenuto a Wall Street ancora negli anni post-crisi. L'istituto tedesco è anche tuttora sotto inchiesta per violazioni delle norme contro il riciclaggio di denaro e ha attirato l'attenzione per passati e discussi rapporti finanziari con Donald Trump e la sua famiglia. Grazie al passaggio degli ultimi stress test, le attività Usa potranno tuttavia effettuare pagamenti alla casa madre tedesca senza ostacoli.

Tra le banche statunitensi, quest'anno JP Morgan e Capital One avevano volontariamente ridimensionato i loro piani di capitale per non correre rischi di finire a loro volta bocciate o rimandate dalla Fed a causa di scivoloni al di sotto dei requisiti minimi di capitale in caso di crisi. In Borsa nel dopo mercato i titoli bancari hanno ieri sera complessivamente guadagnato terreno grazie alla promozione durante gli stress test - eccetto, ancora una volta, le azioni di Credit Suisse che sono finite sotto pressione.

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    Marco ValsaniaGiornalista

    Luogo: New York, Usa

    Lingue parlate: Italiano, Inglese

    Argomenti: Economia, politica americana e internazionale, finanza, lavoro, tecnologia

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