il verdetto eba-BCE

Stress test, perché le banche italiane non possono cantare vittoria

di Alessandro Graziani


Le banche italiane superano il banco di prova degli stress test 2018

2' di lettura

Le banche italiane escono bene dall’esito dello stress test condotto da Eba e Bce, anche nel temuto scenario avverso. Ma a livello di sistema-Paese c’è poco da cantare vittoria perché la fotografia che emerge è datata, essendo basata sui bilanci a fine 2017, e non tiene conto dei recenti peggioramenti dello spread sui titoli di Stato e della crescita economica (Pil a zero nel terzo trimestre). Lo scenario avverso ipotizzato da Eba-Bce prevede per l’Italia un Pil in calo dell’1,5% nel 2019 e dello 0,6% nel 2020, mentre lo spread Btp-Bund “stressato” è previsto per il 2018 a 220 punti.

La realtà attuale in termini di spread (ieri a quota 290) è già peggiore dello scenario avverso e ha già indotto buona parte delle banche italiane, per arginare l'impatto negativo sul capitale, a ridurre l'esposizione ai Btp come probabilmente emergerà già dalle trimestrali che saranno diffuse la settimana prossima.

Nel frattempo il Pil rallenta e i primi segnali macro per l'ultimo trimestre non sono positivi: l'indice Pmi manifatturiero, sceso a ottobre sotto quota 50, è ai minimi da quattro anni. E’ quindi essenziale - nei ragionamenti che i principali banchieri facevano ieri sera a valle dello stress test - che l'Italia faccia di tutto, al netto della congiuntura internazionale, perché lo scenario economico avverso non diventi realtà.

Perché è vero che le quattro maggiori banche (Intesa Sanpaolo, UniCredit, Ubi e BancoBpm) resisterebbero anche all'urto di una improvvisa minirecessione, come certificato ieri da Eba e Bce. Ma gravi ripercussioni si abbatterebbero su molte piccole e medie banche ancora alle prese con difficili ristrutturazioni, con cessioni di Npl a prezzi da saldo e con incerti piani di rafforzamento patrimoniale. Con due conseguenze negative a livello di sistema. La prima è che l’accelerazione del credit crunch, di cui già si colgono qua e là i primi segnali, accentuerebbe il rallentamento dell’economia. La seconda è che alcune banche, a partire da Carige, dovrebbero essere salvate dallo Stato.

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