Made in Italy

Stretta cinese su Dop e Igp, consorzi pronti al boicottaggio di iniziative di promozione

Le autorità cinesi hanno equiparato i Consorzi di tutela alle organizzazioni no profit, introducendo l'obbligo per chiunque voglia svolgere attività promozionali di dotarsi di un proprio legale rappresentante cinese.

di Giorgio dell'Orefice

3' di lettura

Il sistema dei prodotti Dop e Igp è pronto a boicottare le iniziative promozionali previste per il prossimo mese di maggio e realizzate in Cina dall'Istituto per il commercio estero (Ice).
Subisce un’improvvisa accelerazione la polemica sulla promozione in Cina dei prodotti alimentari di qualità made in Italy.

Nei giorni scorsi Origin Italia, l’associazione dei 26 consorzi di tutela dei principali prodotti italiani a marchio Ue (dal Parmigiano Reggiano al Grana Padano, dai Prosciutti di Parma e San Daniele al Gorgonzola e alla Mozzarella di Bufala Campana) aveva lanciato l'allarme: le autorità cinesi modificando una legge del 2017 hanno di fatto equiparato i Consorzi di tutela alle organizzazioni no profit, introducendo l'obbligo per chiunque voglia svolgere attività promozionali in Cina di dotarsi di un proprio legale rappresentante cinese.

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L’associazione dei consorzi rivolgendosi direttamente al ministro per le Politiche agricole, Patuanelli e a quello degli Esteri, Di Maio, ha chiesto l'intervento del Governo ma al momento non sembra sia giunta alcuna risposta. «Stiamo monitorando la situazione – ha detto questa mattina nel corso di un'audizione alla Commissione Agricoltura del Senato il presidente di Origin Italia, Cesare Baldrighi – ma, ad oggi non abbiamo avuto risposte ufficiali dal governo, sappiamo solo che la Commissione Europea sta cercando una soluzione con le autorità cinesi. Sia chiaro – ha aggiunto – che se non verranno trovate adeguate soluzioni, siamo pronti a chiedere ai nostri 26 Consorzi associati, di boicottare la partecipazione al padiglione italiano organizzato da Ice che si terrà in Cina nel prossimo mese di maggio. Auspichiamo perciò che il Governo possa risolvere la problematica con il governo cinese in tempi brevi».

Nel corso dell'audizione che era centrata sul Piano nazionale di ripresa e resilienza i Consorzi dei prodotti Dop e Igp hanno chiesto un plafond dedicato «per un comparto – ha aggiunto Baldrighi – in grado di sviluppare progetti subito cantierabili per almeno 500 milioni di euro, con ricadute dirette di almeno 20mila posti di lavoro e conseguenze positive dal punto di vista ambientale nell'ottica di una transizione ecologica del Paese»

Il sistema delle Dop e Igp – ha ricordato Origin Italia – vale 16,9 miliardi di euro, con 180mila operatori e 285 Consorzi di tutela, per questo è necessario che il “Piano nazionale di ripresa e resilienza” possa procedere in modo spedito “coerente” negli obiettivi ed “efficace” nella possibilità di coinvolgere in poche settimane le filiere interessate nella progettazione degli interventi. «In particolare – ha aggiunto Baldrighi - si auspica la pubblicazione di un Bando con i criteri di dimensione massima di spesa correlata alla dimensione economica della singola Dop o Igp su cui, successivamente, i singoli Consorzi o le singole filiere possono presentare un Contratto di filiera-distretto (che può coinvolgere anche più prodotti Dop e Igp sul territorio) in modo da organizzare preventivamente le rispettive attività in maniera complementare ed efficiente».

«Per far capire le rilevanti ricadute dei progetti – ha aggiunto il direttore del Consorzio del Parmigiano reggiano e vicepresidente di Origin Italia, Riccardo Deserti – che potrebbero essere sviluppati sfruttando le caratteristiche e la struttura del sistema IG italiano, a mero titolo esemplificativo, si pensi ad un bando che coinvolga mille imprese italiane che investono singolarmente sul territorio somme pari a circa 20-40mila euro, a cui si aggiungono i servizi orizzontali a progetto da circa 50-80 milioni di euro, con un ritorno notevole per le aziende e l'economia del Paese in termini di infrastrutture, formazione, occupazione, sviluppo rurale ed entrate economiche».


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