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Stretta di Natale, verso la zona rossa nei festivi e prefestivi dal 24 dicembre al 3 gennaio

Ma la discussione nel governo è ancora aperta. E non è escluso che la zona rossa valga anche il 6 gennaio o si introducano per l'intero periodo regole da “zona arancione”

Coronavirus e Natale: da Roma a Milano, è allarme assembramenti

5' di lettura

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Tutta l’Italia in zona rossa nei giorni festivi e prefestivi, dal 24 dicembre al 3 gennaio. È l'ipotesi di mediazione prevalente nel governo, al termine del vertice avvenuto nel pomeriggio di mercoledì. La decisione non è presa ed è slittato a giovedì il vertice a Palazzo Chigi tra Giuseppe Conte e i capidelegazione della maggioranza: complice l’indisponibilità di Teresa Bellanova (di rientro da Bruxelles) a partecipare ad una riunione in tarda serata, il capo del governo ha optato per rinviare alle prossime ore il punto finale sulle misure per le festività. Il tempo tuttavia stringe tanto che fonti di governo spiegano come, a questo punto, sia davvero difficile che le nuove norme possano essere definite prima di 24 ore.

L’ipotesi in campo è disporre regole da zona rossa il 24, 25, 26, 27, 31 dicembre e l’1, 2, 3 gennaio, con spostamenti ridotti al minimo e ristoranti, bar, negozi chiusi. Secondo alcune fonti la discussione è ancora «tutta aperta» però e non è escluso che la zona rossa valga anche il 6 gennaio o si introducano per l'intero periodo regole da “zona arancione”. Il duro confronto sulle regole da applicare il 19 e 20 dicembre dovrebbe finire come Conte spera e cioè senza chiusura di esercizi pubblici e negozi.

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Le ipotesi in campo

Il duo Boccia-Speranza ha incassato nella mattinata di mercoledì un sostanziale via libera delle Regioni all'ipotesi di un'Italia tutta “zona rossa” dal 24 dicembre al 6 gennaio. È questa la richiesta dell'asse rigorista nel governo (del quale fanno parte i ministri Speranza e Boccia, e il capodelegazione del Pd Dario Franceschini). Una scelta che faciliterebbe (fanno notare dal Viminale) anche i controlli per eventuali violazioni. Anche Luigi Di Maio (M5s) in diretta Fb ha chiesto «scelte decise per evitare la terza ondata». Ma per il premier (che ha parlato di «qualche ritocchino, qualche ulteriore misura aggiuntiva») è improponibile imporre l'obbligo di non uscire di casa.

La mediazione del premier

Di qui la mediazione, sostenuta dalla linea più prudente di M5s e Iv, media: la zona rossa potrebbe scattare il 24-25-26, domenica 27, il 31 e 1 gennaio e poi nel weekend del 2-3. Il 7 gennaio, poi, assicura il premier, si farà di tutto perché la scuola riparta. Resterebbero esclusi il 28, 29 e 30 dicembre, giorni in cui si applicherebbero regole da zona arancione, con i negozi aperti. Si discute se non sia il caso di chiudere il prossimo weekend, il 19 e 20, quando non c'è ancora il divieto di spostamento tra regioni gialle e si rischia un maxi-esodo. Ma l'idea sembra sfumare, il Viminale l'avrebbe sconsigliato: troppo forte il pericolo di fuga dalle città e tensioni, se scatterà il blocco. Il giorno di Natale resta anche il nodo degli spostamenti tra piccoli Comuni: una deroga potrebbe esserci, ma molto ristretta.

Via libera anche al piano vaccini

Nella scelta di adottare soluzioni restrittive pesano anche gli 846 decessi registrati nelle ultime 24 ore e gli affollamenti dello scorso weekend nelle vie dello shopping. E se solo domani, 17 dicembre, saranno formalizzati ai presidenti di Regioni, in una Conferenza allargata anche ad Anci e Upi, i contenuti della stretta anticipata, di fatto il “giro di tavolo” - aperto dal ministro degli Affari regionali e chiuso dal titolare della Salute - ha ricevuto il placet proprio dai governatori che quelle disposizioni saranno chiamati ad applicare. L’incontro tra governo e Regioni ha dato il via libera anche al piano vaccini, con la vaccinazione di massa che partirà nei primi giorni di gennaio. Anche se la Regione Campania ha espresso netta contrarietà al Piano di attribuzione dei vaccini per la prima fase, «non commisurato a criteri oggettivi di fabbisogno».

Zaia ed Emiliano con Boccia e Speranza: zona rossa per Natale

Secondo quanto si apprende, nel corso della riunione tra governo e regioni il governatore del Veneto Luca Zaia ha sottolineato che servono misure da zona rossa per tutte le feste di Natale, almeno fino alla Befana. La posizione è stata condivisa dai rappresentanti di Lazio, Friuli Venezia Giulia, Molise e Marche. «Nel periodo delle festività servono restrizioni massime, se non le fa il governo le facciamo noi - ha aggiunto Zaia - Se non chiudiamo tutto adesso ci ritroveremo a gennaio a ripartire con un plateau troppo alto». «Il rosso tra il 24 dicembre e il 7 gennaio è l'unico modo per non rischiare dal 7 gennaio in poi una esplosione dei contagi» gli ha fatto eco il governatore pugliese Michele Emiliano. Nell'ambito del centro destra chiude invece a questo scenario il governatore Toti («Il governo non può imporre alla Liguria la zona rossa»).

Salvini: ok chiusure se servono ma con rimborsi

Il leader della Lega Matteo Salvini, dal canto suo, ha messo in evidenza la necessità che eventuali nuovi chiusure vengano accompagnate da rimborsi per le attività: «Se sevono chiusure ok, ma con rimborsi. Su eventuali chiusure abbiamo detto al governo di procedere, ma come in Germania con rimborsi automatici per tutte le attività danneggiate, con fatti e non con promesse». Salvini ha ricordato che «in Germania ci sono fino a 10mila euro per lavoratori autonomi e microimprese». «Il Governo ha rassicurato sui ristori - ha spiegato il governatore del Veneto Zaia al termine dell’incontro con il ministro degli Affari regionali e quello della Salute -. Anzi, il ministro Boccia ha anche detto di aver sentito il ministro Gualtieri, e quindi eventuali misure nazionali sarebbe accompagnate da misure ristorative».

Confesercenti: se lockdown Feste ulteriore colpo da 10 miliardi

Secondo la presidente di Confesercenti, Patrizia De Luise «un lockdown tra Natale, Capodanno ed Epifania sarebbe un duro colpo. Comporterebbe infatti per negozi e pubblici esercizi un'ulteriore perdita di 10 miliardi di euro, di cui 3 miliardi di euro circa di consumi in bar, ristoranti ed altre attività di somministrazione e 7 miliardi in acquisti di beni e prodotti».

Ok Senato a mozione maggioranza, 140 sì

Intanto va registrato il via libera dell'Aula del Senato alla mozione di maggioranza sulle limitazioni alla circolazione nel territorio nazionale nel periodo natalizio. Il documento è stato approvato con 140 voti favorevoli, 118 no e 5 astenuti. Respinta la mozione dell'opposizione. La mozione impegna il governo «a rivalutare eventualmente le misure» anti Covid «con particolare riferimento a spostamenti» il 25-26 dicembre e l'1 gennaio, «sulla base della più rigorosa analisi delle evidenze scientifiche, garantendo massima equità di trattamento tra cittadini residenti in comuni di diverse dimensioni». La mozione unitaria non contiene indicazioni più precise sull'apertura dei piccoli comuni. Come chiesto da Iv si prevede che in caso di «nuove restrizioni, si preveda misure di ristoro proporzionate alle perdite di fatturato» anche per chi ora è aperto.

Conte: lavoriamo per ritorno a scuola in presenza il 7 gennaio

Un altro dossier è quello della scuola. Dopo che il Cts ha messo in evidenza che in questo momento serve prudenza, è emersa qualche preoccupazione nella maggioranza anche per la riapertura delle scuole il 7 gennaio: il timore è che i dati epidemiologici possano consigliare un ritorno in classe degli studenti delle superiori più graduale di quanto immaginato e anche su questo ci si dovrebbe confrontare nei prossimi giorni. Anche se il presidente del Consiglio ha rassicurato: «C'è un grande lavoro per tornare il 7 gennaio con la didattica in presenza. Abbiamo organizzato dei tavoli con i prefetti per cercare di incrociare, rispetto alle realtà locali, i dati dei trasporti e degli orari di entrata e uscita per evitare degli orari di punta»

Il nodo dei trasporti pubblici

Per un rientro a scuola in sicurezza resta prioritario il potenziamento del sistema del trasporto pubblico. Un problema questo che sembra tutt’altro che risolto. «Per la ripresa delle attività scolastiche in presenza non basta stabilire una data, bisogna fare in modo che ci siano le condizioni per rientrare in sicurezza ma ciò non sta avvenendo proprio sul fattore su cui andrebbe posta maggiore attenzione, cioè il trasporto pubblico. Se i trasporti non sono in grado di reggere il volume di traffico degli studenti e le scuole sono costrette a differenziare gli orari di ingresso e di uscita, è impossibile rispettare il criterio del 75% in presenza. Viene scaricato sulle scuole un problema che non avranno alcuna possibilità di risolvere» avverte la segretaria della Cisl Scuola, Maddalena Gissi.

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