Consumi 2020

Stretta alle spese nelle famiglie con più figli: -11% con quattro componenti

Il calo medio mensile è stato di 1.716 euro (-5,5%) per un single e di 2.912 (-11,4%) quando i componenti sono quattro. Con più di tre figli cresce il peso dell’alimentare e diminuisce il costo della casa. In povertà assoluta quasi il 12% dei nuclei con minori

di Michela Finizio

(Adobe Stock)

3' di lettura

Con la pandemia tutte le famiglie hanno diminuito significativamente i consumi. Tuttavia, nelle famiglie di una sola persona la contrazione è stata del 5,5%, mentre in quelle con quattro componenti dell’11,4%, a fronte di un calo medio nazionale pari al 9 per cento.

Analizzando nel dettaglio gli ultimi dati Istat sulla spesa delle famiglie emergono notevoli differenze legate alla tipologia di nucleo familiare. Basta fare un altro esempio, prendendo in esame la tipologia dei nuclei familiari: mentre i consumi dei giovani single (18-34 anni) sono rimasti praticamente stabili nel 2020 (-0,6%), quelli delle famiglie numerose con due o più figli si sono drasticamente ridotti (-11,5% circa), anche in questo caso più della media nazionale.

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Questi dati oggi assumono particolare rilevanza, a poche settimane dall’avvio delle nuove misure di sostegno per le famiglie, introdotte per i prossimi sei mesi con il Dl 79/2021 (l’assegno ponte e gli assegni al nucleo maggiorati) proprio per dare ristoro ai nuclei con figli minori su cui negli ultimi mesi si sono abbattuti i contraccolpi più gravi della crisi provocata dalla pandemia. Tanto più se si pensa che entro fine anno il Governo dovrà attuare la legge delega 46/21, modulando nel modo più equo e attento l’assegno unico e universale al via dal prossimo gennaio 2022.

A far discutere, in queste ore, ad esempio è l’importo dell’assegno temporaneo al via a luglio per lavoratori autonomi e partite Iva, particolarmente premiante previsto per le famiglie numerose. In attesa di capire se la modulazione degli importi verrà così mantenuta in sede di conversione del decreto, è bene capire come cambia il fabbisogno economico in base al numero di componenti del nucleo.

I NUMERI
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La fotografia della spesa

La spesa media mensile aumenta al crescere dell’ampiezza familiare anche se, per la presenza di economie di scala, l’incremento è meno che proporzionale rispetto all’aumentare del numero di componenti. Nel 2020 la spesa media mensile per una famiglia di una sola persona è pari a 1.716 euro, ovvero il 72% circa di quella delle famiglie di due componenti e il 63% circa di quella delle famiglie di tre componenti.

All’aumentare dell’ampiezza familiare cresce il peso delle voci meno suscettibili di economie di scala (come i prodotti alimentari e le bevande analcoliche) e diminuisce quello delle voci nelle quali è possibile conseguirle: ad esempio, per la quota di spesa destinata alla casa (incluse le utenze) si passa dal 46,8% delle famiglie monocomponente al 29,4% di quelle con cinque o più componenti. Allo stesso modo, la spesa per alimentari e bevande pesa soprattutto tra le famiglie composte da una coppia con tre o più figli (24,0% della spesa totale); la stessa voce di spesa assorbe, invece, il 15,4% tra le persone sole di 18-34 anni.

La povertà assoluta

Sempre in base agli ultimi dati Istat sul 2020, le famiglie con minori in povertà assoluta sono oltre 767mila, l’11,9% del totale. La presenza di minori accresce anche l’intensità della povertà per questi nuclei (21% contro il 18,7% del dato generale), il cui disagio risulta quindi più marcato.

La povertà assoluta, inoltre, aumenta al crescere del numero di figli minori: 6,9% per le coppie con un figlio, 11,3% per quelle con due figli e 19,8% per le coppie con tre o più figli. Particolarmente elevata, poi, l’incidenza tra le famiglie monogenitoriali (14,0%). La cittadinanza ha un ruolo importante: è in condizione di povertà l’8,6% delle famiglie con minori composte solamente da italiani (in crescita rispetto al 2019) e il 28,6% di quelle composte da stranieri. Più critica la situazione nei centri metropolitani (13,7%), anche se peggiora pure nei comuni più piccoli fino a 50mila abitanti (11,5% rispetto al 9,4% dello scorso anno).

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