MULTE FINO AL 10% DEI RICAVI

Stretta Ue sui Big Tech, sotto tiro le pratiche sleali: multe e rischio cessione asset

Bruxelles torna alla carica delle piattaforme online con una doppia proposta legislativa contro concorrenza sleale e diffusione dei contenuti online. Le aziende recidive dovranno dismettere parti del business

di Alb.Ma.

Ue, Vestager: "la Commissione si opporra' ad Amazon per distorsione del mercato"

Bruxelles torna alla carica delle piattaforme online con una doppia proposta legislativa contro concorrenza sleale e diffusione dei contenuti online. Le aziende recidive dovranno dismettere parti del business


3' di lettura

I colossi del tech dovranno rispettare le regole sulla concorrenza Ue e la gestione dei contenuti diffusi online, pena multe - rispettivamente - fino al 6% e al 10% dei ricavi globali. Per i recidivi, la Commissione minaccia l’obbligo di scissione dei gruppi, costringendo le piattaforme a cedere parte dei propri asset in Europa.

È quanto emerge dalla presentazione di un pacchetto di due provvedimenti legislativi (il Digital Market Act e il il Digital Service Act), firmato dalla vicepresidente della Commissione Ue, Margrethe Vestager, e dal commissario Ue per il Mercato interno, Thierry Breton. I testi cercano di svecchiare un quadro normativo fermo al 2000, l’anno di pubblicazione di una direttiva sull’ecommerce ampiamente superata dallo sviluppo tecnologica e dalla crescita vertiginosa dei player del settore.

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Nel mirino ci sono colossi come Alphabet, Amazon, Apple e Facebook, già bersagliati da sanzioni miliardarie nelle indagini intraprese dalla vicepresidente Vestager. «Le due proposte servono a un unico scopo: essere sicuri che noi, come utenti, abbiamo accesso a un’ampia scelta di prodotti e servizi online - ha detto Vestager in un comunicato - quello che è illegale offline è illegale online».

Breton aveva usato toni più netti, accusando le piattaforme di disinteressarsi della regolamentazione europea. «Dobbiamo organizzare il nostro spazio digitale per i prossimi decenni» aveva dichiarato Breton al portale Politico. «Molte grandi piattaforme sembrano essere diventate “troppo grandi per interessarsi (too big to care, ndr) agli effetti che producono su cittadini, imprese e persino le nostre società e democrazia». Le proposte dovranno affrontare il proprio iter di approvazione fra Parlamento e Consiglio, e i tempi per il via libera finale non sono ancora chiari.

La nuova stretta di Bruxelles

I due provvedimenti mirano a disciplinare le attività delle piattaforme gatekeeper, definite come le piattaforme online che hanno raggiunto un potere «sproporzionato» sul mercato digitale. Il Digital Market Act cerca di contrastare le pratiche lesive per la concorrenza comunitaria, a partire dall’abuso di posizione dominante contestato ai giganti tech. Il Digital Service Act tenta di «responsabilizzare» le piattaforme digitali rispetto ai contenuti veicolati, obbligandole a un ruolo di moderazione ed eventuale rimozione di contenuti inadeguati.

L’esecutivo prevede, rispettivamente, multe fino al 10% del fatturato globale per chi viola le regole sulla competizione fissate dal Digital Market Act e del 6% per le piattaforme online che si rifiutano di intervenire su contenuti illeciti individuati dal Digital Service act. La categoria dei post da rimuovere include casi di violazione del copyright, contenuti terroristici, materiale pedopornografico e il cosiddetto hate speech, discorsi di incitamento all’odio. Il criterio per identificare le piattaforme con un impatto sulla cittadinanza Ue, a quanto emerge da una bozza pubblicata dal portale Euractiv, dovrebbe essere quello di un bacino minimo di 45 milioni di utenti: il 10% della popolazione Ue.

La pena per i recidivi è la disgregazione delle aziende

Le sanzioni, però, non si traduranno “solo” in multe miliardarie, come quelle già inflitte dalla Commissione a Google e altri giganti Usa, ma in misure più drastiche. In particolare, Bruxelles sarebbe intenzionata a intervenire per «scindere strutturalmente» le aziende che hanno trasgredito le regole sulla concorrenza per tre volte nell’arco di cinque anni. La Commissione potrebbe, insomma, spezzare e scorporare le multinazionali accusate di abusare delle propria posizione di dominio sul mercato Ue.

Sempre sul fronte della protezione del mercato, la Commissione sta valutando uno
strumento di indagine che permetta di bloccare le attività illecite ex-ante, arginando le violazioni nel momento in cui vengono compiute (e non a posteriori, visto che i tempi delle
indagini comunitarie sono ritenuti troppo lunghi rispetto ai ritmi dello sviluppo tecnologico).

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