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Stretta sui videogiochi in Cina. I minori non potranno giocare più di tre ore a settimana

La Cina ha introdotto nuove misure restrittive sui videogame online per gli under 18 nel tentativo di frenare la dipendenza dai videogiochi

di Luca Tremolada

(MaaHoo Studio/Stocksy - stock.adobe.com)

3' di lettura

Dalle 20:00 alle 21:00 da venerdì a domenica e non più di tre ore alla settimana. Dopo avere acceso nella prima settimana di agosto un mini-dibattito sulla stampa nazionale, la Cina ha introdotto nuove misure restrittive sui videogame online per gli under 18 nel tentativo di frenare la dipendenza dai videogiochi, un problema diffuso nel Paese che interessa soprattutto i più giovani.

La National Press and Publication Administration ha emesso la notifica “per un’efficace prevenzione della dipendenza dei minori dai giochi online” allo scopo, hanno riferito i media ufficiali, di affrontare il problema dell’uso eccessivo da parte dei minori di giochi online”.

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I precedenti

Dopo averli definiti alcune settimane fa in un editoriale un “oppio per lo spirito”, la Cina vara una stretta sui videogiochi che rischia di fare ancora malissimo a Tencent e NetEase i due colossi “rossi” dell’industria del gaming che a inizio agosto avevano perso diverse decine di miliardi di dollari alla borsa di Hong Kong solo per un editoriale dell'Economic Information Daily (EID), un media cinese legato direttamente al governo che si limitava a chiedere misure contro l’uso eccessivo di giochi online da parte dei minori.

Non è però la prima volta che la Cina interviene su videogiochi e minori. Agli utenti cinesi di età inferiore ai 18 anni era permesso giocare online nei giorni feriali per un massimo di 90 minuti, con divieto di connettersi dopo le dieci di sera e prima delle 8 del mattino. Mentre, nei giorni festivi e nei weekend i minori potevano avere accesso ai giochi online per massimo tre ore al giorno.

Il controllo sui giovani giocatori

E non è tutto. La National Press and Publication Administration ha infatti sollecitato la rigorosa attuazione della registrazione e degli accessi con nome reale, sottolineando che i fornitori di giochi online non dovranno fornire alcuna forma di servizio che non preveda dati reali e riconoscimento facciale. Per giocare i giocatori dovranno dire chi sono certificando età e identità.

Detto altrimenti, saranno i produttori di videogiochi a controllare chi si chi si connette è un minore e per quanto tempo sta giocando. Ma soprattutto se sta dicendo la verità. A oggi per alcuni giochi basta dichiarare di essere maggiorenne e il gioco è fatto.

Una stretta sui minori come sappiamo c’è stata anche nel mondo dei social e ha interessato TikTok proprio sotto la spinta del Garante della privacy italiano. In questo caso però il controllo interno sui giocatori cinesi rischia di essere più severo e tecnologicamente più facile.

Al via la campagna contro la dipendenza da videogiochi

Accanto alle misure restrittive il Governo cinese intende anche avviare una campagna diciamo di sensibilizzazione.

Alle amministrazioni della stampa e dell’editoria a tutti i livelli è stato chiesto di rafforzare “la supervisione e l’ispezione dell’attuazione delle misure pertinenti per impedire ai minori di dedicarsi ai giochi online e di trattare con le società di videogame che non le hanno attuate rigorosamente in conformità con le leggi e i regolamenti”.

Una misura che ribadisce la necessità di «guidare attivamente le famiglie, le scuole e gli altri settori sociali per co-amministrare a governare e adempiere alla responsabilità della tutela minorile in conformità con la legge e creare per loro un buon ambiente di crescita sana».

L’aspetto più inquietante è che se c’è un Paese dove il controllo sul consumo del videogioco può essere chirurgico e senza limitazioni questo è la Cina. Per l’Occidente è un segnale chiaro. Per Tencent e gli altri campioni nazionali del gaming asiatico si preannunciano ore complicate in Borsa.

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