Le nuove tendenze del «living»

Studentati e co-living, pochi e ingolfati dalla Pa

Mentre le immatricolazioni salgono, lo student housing copre meno del 3% del fabbisogno. Una domanda di abitazioni agili, semplici ma confortevoli che si incrocia con la richiesta di maggiori spazi per co-working e hostelli di nuova concezione. Gli investitori ci sono, ma le norme sono frammentate

di Laura Cavestri

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Mentre le immatricolazioni salgono, lo student housing copre meno del 3% del fabbisogno. Una domanda di abitazioni agili, semplici ma confortevoli che si incrocia con la richiesta di maggiori spazi per co-working e hostelli di nuova concezione. Gli investitori ci sono, ma le norme sono frammentate


3' di lettura

Millennial e centennial rivoluzioneranno il mondo. Almeno quello dell’abitare. Studenti, innanzitutto. Ma anche giovani professionisti e viaggiatori che, oltre al budget, guardano a un’esperienza di condivisione di spazi e relazioni. È a questi utenti che vorrebbe guardare – sempre più anche in Italia – chi investe nello student housing. Che non sono solo appartamenti per studenti, ma servizi, spazi comuni e di condivisione che diventano “stile di vita” e di lavoro, anche dopo la laurea. Ma non è facile.

Se ne è parlato a Milano, tra addetti ai lavori, nel corso del seminario dedicato allo Student Housing e ai nuovi format dell’abitare e organizzato da Cdv management conference.

L’offerta residenziale «giovane»
A fronte di un bacino di utenza potenziale di 800mila persone, l’offerta residenziale per universitari e professionisti, nel 2018, non si è mossa, lasciando scoperto il problema della carenza di alloggi accessibili.
A fronte di oltre 1,7 milioni di iscritti nell’anno accademico 2017/2018 (di cui 29 mila provenienti dall’estero). l’offerta è stata di circa 54mila posti letto, con l’offerta abitativa gestita da enti convenzionati che copre solo il 7,7% del fabbisogno. Al netto delle spese vive, quantificate in circa 180 euro al mese, in media si parla di 320 euro al mese per una camera singola. Ma è la media di Trilussa. A Milano, ad esempio, si arriva a 580 euro al mese, a Firenze a 360 euro, a Roma a 430 euro e a Bologna a 450 euro al mese a stanza singola.

Gli studentati
«In Italia – ha detto Emanuele Ottina, presidente di Acp Sgr – esiste un notevole gap da colmare tra domanda domanda ed offerta di studentati privati di nuova generazione. La popolazione studentesca in Italia rappresenta circa il 17%di quella totale europea. Tuttavia, la quota di posti letto privati disponibile è del 2,3%,ovvero fra le più basse d’Europa».
«Nell’anno accademico 2017/2018 – ha affermato Francesca Zirnstein, direttore generale di Scenari Immobiliari – le immatricolazioni sono cresciute del 6 per cento. Ma il forte interesse degli investitori istituzionali verso questo prodotto residenziale che è in crescita in tutta Europa, si scontra con l’inadeguatezza del sistema urbanistico. Troppe regole, troppo frammentate, anche da città a città, lentezze burocratiche scoraggiano gli investitori istituzionali».

Un puzzle di regole in base alla città
«Ci si scontra – ha aggiunto Vanessa Boato, partner di K&L Gates – con un quadro normativo italiano che dà ai Comuni poteri residuali. Quindi, estremamente frammentato. Nella pianificazione territoriale ”locale” c’è grande confusione sulle destinazioni d’uso delle residenze universitarie. E quindi sugli oneri, sui vincoli per la riqualificazione delle aree e della loro gestione. Per alcuni sono “alloggi sociali”, per altri sono assimilati a”strutture recettive” o “locazioni temporanee”. A Milano, le residenze universitarie rientrano sotto la categoria”servizi”. Poi accade come in città attigue, Firenze e Sesto fiorentino. Per la prima, gli studentati rientrano nel comparto “direzionale”, nella seconda sono strutture turistico-recettive». Insomma, per grandi investitori, anche esteri, che spesso programmano un investimento su più città, il quadro diventa complesso e incorrere in errori è facile.

I modelli ibridi: studiare, vivere, lavorare e viaggiare «sharing»
«Per rendere gli investimenti sostenibili e rispondere alla domanda di abitazioni di qualità dei giovani bisogna superareil concetto di sola residenza universitaria – ha aggiunto Andrea Tota, head of real estate development Italy The Student Hotel – e costruire spazi “ibridi”, dove all’interno di un unico building possano trovare ospitalità la residenza universitaria per i fuori sede italiani e gli studenti Erasmus, gli appartamenti per il co-living di chi lavora o, per motivi professionali, risiede temporaneamente. Spazi per il coworking e l’hostelling. Cui si mettono a disposizione servizi accessori come palestra, concierge, lavanderia, spazi polifunzionali per eventi e integrazione. Anche grazie al ruolo di app e tecnologie».

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