scuola. rapporto ocse-pisa

Studenti cinesi bravissimi, ma a quale prezzo?

Il dietro le quinte dei successi scolastici asiatici. Test non omogenei rispetto agli altri Paesi e molti casi di suicidio tra gli adolescenti

di Flavia Foradini

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(Afp)

Il dietro le quinte dei successi scolastici asiatici. Test non omogenei rispetto agli altri Paesi e molti casi di suicidio tra gli adolescenti


4' di lettura

“Quando era in Cina, Nicholas Zhang, 16 anni, si svegliava alle 6.30 e dopo colazione ripassava mate e scienze per 45 minuti. Le lezioni a scuola si svolgevano dalle 8.30 alle 6 di sera, con qualche breve intervallo, e a casa c'erano ulteriori 3 ore per i compiti. Solo per matematica, alla settimana erano 20 ore. Qui sono 3.”

Alla pubblicazione del rapporto Ocse Pisa 2018 sulle abilità dei quindicenni in Matematica, Scienze e Lettura è sconfortato il commento del giornalista australiano Michael Fowler, che constata come i ragazzi di Sydney siano indietro anche di 3 anni e mezzo rispetto ai coetanei cinesi.

Nei 79 Paesi che hanno partecipato ai test, sono in tanti a dover fare la sua stessa ammissione: la performance degli studenti asiatici, non importa se cinesi, di Hong Kong, Singapore, Corea, o Giappone, fa semplicemente impallidire.
Ma è davvero oro quello che luccica nei sistemi scolastici dell'Estremo Oriente?

Sì, se la valutazione è rigorosamente sulla prestazione di chi ha partecipato.
La Cina tuttavia non ha preso parte ai test Pisa con studenti da tutto il Paese, come è prassi per gli Stati membri dell'Ocse, attenti a selezionare campioni rappresentativi sia geografici che di indirizzo scolastico, bensì con le 4 province che in blocco hanno sbaragliato tutti: Pechino, Shanghai, Jiangsu e Zhejiang.

L'Ocse fornisce sì tabelle separate per Stati Ocse e non-Ocse, ma nonostante ciò nel Rapporto il confronto fra quelle aree e tutti gli altri Stati diventa per così dire naturale, cosicché da indagine scientifica i test Pisa assumono sembianze da olimpiade, con squadre da un lato oltremodo composite, e dall'altro con compagini di puri Alfa.

Se l'Italia, che per Scienze e Lettura ha esiti inferiori non solo alle 4 province cinesi, ma anche alla media Ocse, avesse selezionato solo Trento e Bolzano per partecipare ai test, avrebbe avuto esiti superiori alla media Ocse in tutte e 3 le abilità, visti i piazzamenti delle due province fra i primi 9 per Matematica e fra i primi 21 per Lettura e Scienze.

Un motivo di orgoglio nazionale, che però non può far distogliere lo sguardo dall'annosa questione dei divari nella Penisola, e non può servire da alibi per ignorare la bassa media dei ranking italiani, giustificando o addirittura perpetuando azioni ministeriali e governative nel complesso palesemente inefficaci, spesso incongrue, altrettanto spesso miopi, rispetto a un effettivo rinnovamento della scuola secondaria.

Per introdurre l'alternanza scuola-lavoro, che aveva modelli egregi in Svizzera e in Germania, nella prassi non si è prodotto nemmeno una brutta copia di quelle buone pratiche e si è indotto perlopiù un caos vessatorio invece che una grande opportunità di saldare mondo della scuola e mondo del lavoro. Ora, allo stesso modo, senza andare tanto lontano basterebbe cercare di capire un po' come fa l'Estonia a piazzarsi al 5° posto in lettura, all'8° in matematica, e al 4° in Scienze. E agire con competenza.

In tutto ciò, non si può tuttavia non chiedersi anche se gli esiti asiatici di questi test Pisa siano davvero sfavillanti a tutto tondo.
E la risposta pare essere no, se si prende in considerazione il benessere psicofisico degli studenti.

Nelle sue indagini l'Ocse affronta anche questo aspetto ma, orientandosi a essere in primis un fornitore di dati per governanti e legislatori, tralascia di entrare nel merito di un problema specifico che l'Organizzazione mondiale della sanità vede come fenomeno globale e che sta occupando fortemente in particolare proprio gli Stati asiatici più performanti: i suicidi fra adolescenti.

In questo senso il terzo volume del Rapporto Pisa 2018 fornisce alcuni spunti interessanti, altri sono contenuti in tabelle richiamabili dal sito Ocse, altri ancora possono essere desunti da statistiche e azioni in diversi Paesi dell'Estremo Oriente.

In una nota ufficiale, quest'estate il ministero all'Istruzione della città-Stato di Singapore ha espresso preoccupazione per il forte aumento delle morti volontarie di adolescenti, cresciute del 10% rispetto al 2018, e sta cercando di individuare argini al fenomeno. In un sistema scolastico altamente competitivo, fortemente orientato al successo e al raggiungimento di traguardi più elevati possibile, nella scuola secondaria gli studenti vengono instradati in corsi 'Alfa' o 'Beta', a seconda delle loro capacità e competenze, una pratica che il ministro all'Istruzione Ong Ye Kung ha definito “una vacca sacra da cancellare”, perché pur avendo prodotto “grandi successi” negli esiti scolastici, è al contempo un sistema blindato a due velocità, fonte di profonda frustrazione in coloro che non vengono scelti per il livello 'Alfa' e di altrettanto insidiosa ansia da prestazione in chi vi ha avuto accesso.

Dal canto suo, anche il Giappone è alle prese da tempo non solo con il problema dei autoreclusi in casa, ma anche con quello dei suicidi, che sono la prima causa di morte nella fascia 10-19 anni. Nel 2018, ha fatto sapere il ministero all'Istruzione, i suicidi di adolescenti sono stati ai massimi livelli da tre decenni e fra le concause sono stati individuati il carico di lavoro scolastico e il bullismo.

In Cina, richiamandosi ad uno studio scientifico nazionale, già nel 2007 il quotidiano China Daily lanciava l'allarme sul suicidio come prima causa di morte fra i giovani del Paese, mentre un'indagine dell'Università di Pechino su oltre 130.000 adolescenti appurava che il 20% di essi aveva pensato al suicidio.

Un problema analogo si riscontra a Hong Kong, dove la percentuale di morti volontarie fra studenti è aumentata del 76% tra il 2012 e il 2016, come comunica il Provveditorato agli Studi, che sta riconsiderando il sistema scolastico. Secondo il South China Morning Post, un terzo dei bambini tra i 10 e i 14 anni sono stati individuati come potenziali suicidi.

Forse la nuova, immensa mole di materiali del Rapporto Pisa 2018 può servire anche a una riflessione su quali giovani adulti vogliamo formare, puntando sulla turboefficienza a qualsiasi costo, o cercando una difficile mediazione tra validi risultati didattici e un sereno, efficace, resiliente approccio alla vita.

Per il momento resta il fatto innegabile che l'Asia stia producendo esiti scolastici migliori dei nostri e che il prossimo futuro sembri riservare al pianeta una folta classe dirigente asiatica.

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