liquidità in arrivo

Studi e imprese: per 6mila progetti di «Resto al Sud» altri 15-40mila euro a fondo perduto

La nuova misura nel Dl Rilancio attivabile subito con una semplice Pec: fino a 40mila euro per le imprese e 15mila per i professionisti. Ma per gli autonomi finora poco appeal

di Flavia Landolfi

Resto al Sud: ecco come funziona l'incentivo allargato a under 46 e liberi professionisti

La nuova misura nel Dl Rilancio attivabile subito con una semplice Pec: fino a 40mila euro per le imprese e 15mila per i professionisti. Ma per gli autonomi finora poco appeal


3' di lettura

Iniezione di liquidità immediata per i 6mila progetti già attivi di «Resto al Sud». Con il decreto Rilancio, infatti, arriva un contributo a fondo perduto che per le imprese può arrivare a 40mila euro, mentre per i professionisti è di 15mila euro. Da attivare subito, anche con una semplice domanda via Pec. La nuova misura è stata inserita nel decreto Rilancio (articolo 245 del Dl 34/2020).

Domanda a Invitalia
Per beneficiarne, i professionisti del Mezzogiorno e quelli del cratere sismico del Centro Italia (insieme alle imprese) non dovranno attendere circolari o disposizione attuative: i 15mila euro destinati ai lavoratori autonomi e i 40mila dedicati alle imprese saranno accessibili attraverso una semplice domanda da inviare, come per tutte le altre misure dello strumento, a Invitalia.

Le condizioni
Il nuovo fondo perduto è articolato in due sottomisure: sul piatto ci sono 15mila euro per i liberi professionisti a condizione che abbiano completato «il piano di spesa finanziato dalla suddetta misura agevolativa»; ma anche essere in regola con le norme sulle agevolazioni e aver restituito nei tempi contemplati il finanziamento ricevuto (ancora in fase di preammortamento, che terminerà il 31 dicembre 2020).

La norma prevede poi un contributo di 10mila euro per ciascun socio «fino ad un importo massimo di 40mila euro per ciascuna impresa». Entrambi saranno versati ai beneficiari in un’unica soluzione, a completamento del progetto e quindi dietro presentazione della fattura a saldo dell’ultima tranche di investimento.

Il sostegno alle start up
L’intervento, spiega la relazione illustrativa al decreto legge, serve «per evitare che le iniziative finanziate per altro in fase di start up vedano compromessa la loro permanenza sul mercato per effetto di una crisi di liquidità dovuta alla sospensione dell’attività e alla successiva contrazione della domanda dei loro prodotti o servizi». Ma l’iniezione di liquidità non è destinata ai progetti già oggetto dell’agevolazione: potranno accedervi tutti, anche i futuri beneficiari.

Piattaforma Invitalia in aggiornamento
Per ora la piattaforma Invitalia è in fase di aggiornamento per recepire il modello di domanda «ma nel frattempo - spiega il gestore - imprese e professionisti potranno fare richiesta del fondo perduto attraverso l’invio di una Pec». L’importante è aver ricevuto il saldo del finanziamento e non aver perso, nel frattempo, i requisiti necessari per fruire dell’incentivo.

L’iniezione di liquidità, spiega Invitalia, sarà garantita anche per i progetti non ancora messi in campo: dunque, potranno ricorrervi tutti coloro che faranno domanda anche in futuro per i finanziamenti agevolati nelle regioni del Mezzogiorno e del Centro Italia.

Estensione alle attiità professionali
A oggi la misura è stata ben accolta dal mondo delle imprese, soprattutto quelle del turismo e dei servizi alla persona. Meno dalle attività professionali. «L’estensione agli autonomi - spiega Invitalia - è operativa da dicembre: con l’emergenza Covid-19 sono state sospese le campagne divulgative in presenza, ed è probabile che questo abbia avuto un impatto sull’accesso allo strumento».

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Il primo bilancio
I numeri parlano da soli. Nel complesso «Resto al Sud» ha finanziato 5.485 progetti che hanno messo in moto 370 milioni di investimenti con finanziamenti per 175 milioni, generando occupazione di quasi 21mila nuove unità.

Per quanto riguarda i professionisti i numeri crollano: solo 224 domande presentate per investimenti pari a circa 12 milioni di euro. I settori di intervento sono le attività di fotografia e comunicazione, le professioni mediche e i centri polispecialistici, le professioni tecniche e i servizi di ingegneria integrata e le consulenze legali e gestionali. A frenare la domanda, probabilmente, il requisito della partita Iva non movimentata e l’obbligo della diversificazione dell’attività da incentivare.

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