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Studi legali in Russia: chi abbandona e chi resta. Le strategie degli italiani

Molte realtà internazionali hanno lasciato Mosca. Per i nostri avvocati assistenza ai clienti tricolore in presenza o con desk dedicati

di Massimiliano Carbonaro

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2' di lettura

Sono pochissimi gli studi legali italiani presenti in Russia, molti hanno solo desk specializzati. Ma dopo la guerra in Ucraina è cresciuto il loro ruolo di assistenza alle imprese italiane su contratti e sanzioni. Per questo finora non arrivano notizie di abbandono del paese. Al contrario, molti studi legali internazionali stanno dicendo addio alla Russia.

Gli studi internazionali

Freshfields, Latham and Watkins e Linklaters, tra i primi in questi giorni hanno annunciato la sospensione o la chiusura delle loro filiali nel paese. Così anche Norton Rose Fulbright che nel chiudere il proprio ufficio ha commentato: «Non accetteremo più mandati da parte di aziende, entità o persone collegate all’attuale regime russo, indipendentemente dal fatto che siano sanzionati o meno. Inoltre, stiamo cessando le attività professionali ora in essere con loro, nella misura in cui i nostri obblighi lo consentano». Sulla stessa linea Hogan Lovells: «Non è più possibile continuare a operare in Russia e procederemo con un ordinato ridimensionamento delle nostre attività a Mosca».

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Gli italiani

Lo studio italiano con una presenza storica a Mosca è Pavia e Ansaldo, che non intende, per il momento, lasciare il Paese. Le principali destinatarie dei suoi servizi sono le imprese italiane che, anche dopo lo scoppio della guerra, continuano ad operare in Russia. «Lì abbiamo circa 20 persone, assistiamo decine di clienti, prevalentemente aziende italiane - commenta l’avvocato Vittorio Loi, partner e responsabile della sede di Mosca e del desk Russia e Paesi Csi -. Dobbiamo preservare fin quando ci saranno le condizioni la continuità della nostra presenza locale».

Lo studio non presta assistenza a soggetti russi sanzionati: «Non possiamo essere tacciati di rapporti diretti con l’establishment russo, avendo sempre operato in totale trasparenza al fianco delle imprese italiane». «Quasi sempre - continua - le imprese russe le abbiamo avute come controparti. Peraltro, abbiamo deciso che qualsiasi richiesta di incarico sarà sottoposta al Cda».

La clientela italiana, per lo più, non rischia sanzioni. «Sono società che stanno trovando forti criticità soprattutto valutarie - conclude - ma c’è anche il rischio di contromisure russe che potrebbero arrivare anche sino alla nazionalizzazione». Al momento i sistemi continuano a funzionare e i collegamenti con Mosca sono operativi. Se la situazione dovesse peggiorare ci sarebbe spazio per rivedere la decisione di restare; intanto le richieste di assistenza non si fermano.

Altro studio italiano storico sulla piazza russa è De Berti, Jacchia, Franchini, Forlani, che, per ora, preferisce non commentare. Opera invece con un desk dedicato Gianni & Origoni che ha condannato l’invasione in Ucraina e assiste le imprese italiane che lavorano con la Russia. «Ci stanno chiedendo aiuto nel districarsi tra le difficoltà - spiega Rosario Zaccà, co-managing partner dello studio - come regolare i propri rapporti con la Russia e risolvere gli aspetti finanziari».

Per affrontare questa emergenza lo studio ha creato una task force da affiancare al desk con una squadra di professionisti esperti nel settore compliance che hanno l’esperienza adatta per esaminare cosa sia necessario fare per essere in linea con le varie regolamentazioni: «Dalla nostra sede a Bruxelles - conclude Zaccà - ci arriva un grande aiuto per anticipare temi e criticità».

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