PROFESSIONI 

Studi legali travolti dal coronavirus: avvocati in smart working (e in taxi)

Boom di richieste di consulenza legale per le conseguenze del virus: gli avvocati d’affari tutti in smart working (o con il buono taxi)

di Valeria Uva

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(AFP)

Boom di richieste di consulenza legale per le conseguenze del virus: gli avvocati d’affari tutti in smart working (o con il buono taxi)


4' di lettura

Smart working “ liberalizzato” per avvocati e segretarie, stop alle trasferte, buoni taxi ai dipendenti per evitare gli spostamenti con i mezzi pubblici. Ma anche linee telefoniche “roventi” con tanti clienti da rassicurare e problematiche mai affrontate finora. La prima giornata di lavoro degli studi legali milanesi al tempo del coronavirus è passata così, con tanto Skype e zero riunioni in presenza in uffici, di fatto, semi vuoti.

Il tam tam è partito già dalla domenica, subito dopo il varo delle ordinanze regionali.«Con i soci ci siamo coordinati nel week end - spiega Angelo Bonissoni managing partner dello studio Cba, diverse sedi tra cui tre nelle “zone rosse” di Milano, Venezia e Padova - e abbiamo deciso di chiudere al pubblico gli uffici in Lombardia e Veneto». Per il personale l’indicazione è di lavorare da casa. «Sono circa 150 le persone coinvolte» aggiunge . In vista di un numero straordinario di accessi alla rete, la prima iniziativa è stata quella di rafforzare il livello di sicurezza sulla rete. Alcuni incontri sono stati spostati verso uffici al di fuori delle zone più calde: da Milano a Lugano, ad esempio.

Lo smart working

Per le migliaia di professionisti che affollano la piazza d’affari milanese il lavoro “online” è già una costante: i contatti con la rete di uffici internazionali, con clienti all’estero viaggiano già tutti in videoconferenza. «L’unica diversità è che da oggi la videoconferenza la applichiamo anche per parlarne con il collega che normalmente si trova al piano di sopra» rileva Simonetta La Grutta, partner dello studio di consulenza Grant Thornton responsabile del dipartimento People Hub.

In tanti hanno cominciato già dalle prime avvisaglie di venerdi a programmare lo smart working, chi su base volontaria, chi di fatto per tutti senza eccezioni. Seguendo i consigli delle autorità sanitarie e le ordinanze regionali. Chiomenti ha scelto un approccio prudente «applicando tutte le misure suggerite dalle autorità competenti in ambito sanitario». Uffici aperti, ma il personale è «incoraggiato a svolgere lo smart working». Analoga decisione per Hogan Lovells: «Lo studio rimane aperto - assicura il country managing partner, Luca Picone - e i servizi essenziali di reception e assistenza in loco per riunioni e ricevimento clienti sono garantiti; d’altra parte, a tutti i professionisti e dipendenti è stata concessa la facoltà di lavorare da casa, avendo lo studio assicurato strumenti It e telecom per un efficiente lavoro da remoto”. C’è anche chi ha affidato la scelta ai collaboratori, soprattutto sulla base dei tragitti casa-studio. «Per tutta la settimana tutti potranno scegliere se lavorare da remoto oppure raggiungere lo studio, ma scoraggiando l’uso dei mezzi pubblici» conferma Giangiacomo Rocco di Torrepadula, partner Lca. Via libera in questo caso al rimborso dei costi, sia del taxi che del parcheggio. Buoni taxi disponibili anche da Chiomenti. Grant Thornton ha scelto per tutti lo smart working per l’intera settimana, dando a ognuno la possibilità di recarsi in sede (in orari stabiliti e con ingressi contingentati) per ritirare il Pc e i documenti necessari.

Le reazioni dei clienti

Anche se da remoto l’attività negli studi di affari è proseguita, a ritmi persino più incalzanti del solito. Dai clienti ieri sono cominciate a piovere richieste di consulenza e di assistenza, in gran parte legate all’emergenza da coronavirus. «Ci chiedono se il virus può essere considerato una causa di forma maggiore tale da modificare i contratti - aggiunge Bonissoni - per questo abbiamo creato una unità di crisi, con professionisti esperti di banking, lavoro, litigation che è al lavoro su tutte le emergenze». «Arrivano le richieste più disparate:  c’è chi vorrebbe sospendere il pagamento del canone di locali pubblici, chi vuole risolvere i contratti - commenta Rocco di Torrepadula, - noi abbiamo lanciato degli alert già dalla scorsa settimana».

Il tribunale

Aule aperte e udienze (quasi) regolari. invece, al Palazzo di giustizia di Milano. Sono state rinviate solo le udienze e le attività che coinvolgevano gli avvocati provenienti dalle zone chiuse per contagio. Per gli altri, l’attività è proseguita regolarmente ma con l’invito a evitare sovraffollamenti e quindi a non coinvolgere “praticanti e tirocinanti”. «Abbiamo accolto questa richiesta - precisa Giulietta Bergamaschi, managing partner di Lexellent - e abbiamo ridotto al minimo le presenze, ma non sono stati necessari rinvii». A tutti il tribunale ha raccomandato di rispettare le distanze di sicurezza e qundi ha consigliato di «evitare che ci siano contatti a distanza inferiore ai 2 metri». «E in effetti oggi per la prima volta abbiamo svolto una conciliazione in una grande sala riunioni tenendoci proprio a due metri di distanza» conclude Bergamaschi.

Gli Ordini

Stop anche agli incontri programmati “per tutto il mese di febbraio e marzo” dal Consiglio nazionale forense che ieri ha rinviato le riunioni già fissate dei vari gruppi di lavoro e delle commissioni. Saranno gli Ordini sul territorio a decidere sui momenti di formazione già organizzate. Per quanto riguarda i commercialisti, ieri, il Cndcec ha ordinato lo stop nelle Regioni definite a rischio delle attività formative. “I crediti formativi per l’anno 2020 - si legge in una nota - «verranno rimodulati dal Consiglio sulla base della durata dell’emergenza e del conseguente blocco delle attività formative».

Per approfondire:

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