DigiTales

Studi professionali, la data room virtuale dall'M&A al day by day

Un progetto di Bper Banca per la gestione quotidiana dei dati sensibili di clienti e aziende

di Andrea Fontana

(VideoFlow - stock.adobe.com)

4' di lettura

(Il Sole 24 Ore Radiocor Plus) - Dici “virtual data room” e vengono in mente le grandi aggregazioni finanziarie, le fusioni tra i big dell’industria e del credito con il loro seguito di advisors e consulenti: piattaforme informatiche con migliaia di documenti riservati, accessi criptati, scambio di contratti in digitale per finalizzare l’operazione. Un mercato che, secondo Statista.com, varrà 1,9 miliardi di dollari nel 2022. I dati sensibili e i documenti riservati non sono però esclusiva del mondo dei contratti a nove zeri: pratiche, fatture, accordi commerciali, documentazione legale, progetti che non ammettono violazioni e da gestire tra più soggetti (cliente, professionista, collaboratori, segreteria) sono l’attività quotidiana anche negli studi professionali di piccole dimensioni.

Un progetto di Open Innovation di Bper Banca guarda a questo segmento con una “cassetta di sicurezza” virtuale uno spazio digitale dove avvocati, commercialisti, notai, ingegneri possono conservare la grande mole di documenti digitali su cui lavorano: una estrema protezione dei dati, ma anche una relazione nuova con collaboratori e clienti sono gli obiettivi del progetto chiamato “Safe Data Box” perché agli ambienti della cassetta di sicurezza possono accedere anche terzi, se autorizzati, ma con differenti livelli di fruibilità dei contenuti. Il servizio di archiviazione in cloud è in fase di test e guarda a un bacino di 30mila utenti potenziali, spiega Fabrizio Barrano innovation specialist di Bper Banca per la newsletter DigiTales realizzata da Radiocor in collaborazione con Multipartner,

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Una cassetta di sicurezza virtuale per i documenti. Perché Bper entra in questo mercato, con Safe Data Box, è una richiesta che parte dalle esigenze del cliente? «Bper entra in questo mercato per rispondere a un'esigenza raccolta sul campo nel dialogo con clienti che svolgono attività da libero professionista o che hanno uno studio professionale. Per trovare una soluzione abbiamo lanciato una call for ideas, lanciata nell’ambito della strategia di Open Innovation della banca e rivolta al personale di tutto il Gruppo Bper. Il risultato é stato, l’aggiunta tra i servizi bancari offerti a liberi professionisti, studi professionali e iscritti agli ordini professionali, di un servizio cloud, ospitato sugli stessi server esterni italiani che sono utilizzati dalla banca. Oggi è dunque disponibile per i professionisti un servizio di archiviazione in cloud che assuma la responsabilità della protezione, gestione e valorizzazione di tutti i dati professionali».

Notai, commercialisti, studi legali, studi medici: è questa la clientela target o ci sono altri segmenti?
«Quale è il bacino, innanzi tutto di clienti Bper, a cui vi rivolgete e che numeri vi aspettate nel piano del progetto? Il prodotto é stato pensato a partire dalle categorie elencate, quelle che hanno una grande mole di dati sensibili da gestire quotidianamente. L’offerta, tuttavia, sta riscontrando l’interesse anche di categorie differenti come ad esempio architetti e geometri, confermando l’ipotesi che questo tipo di soluzione diventa sempre più utile, se non necessaria, in sempre più ambiti. Il bacino di clienti in target, in questa fase pilota è di circa 30.000 utenti potenziali, già clienti Bper. Prevediamo un’adesione di circa il 5%».

Dal vostro osservatorio è una popolazione già pronta, per cultura digitale, a questo tipo di strumento o l’avete pensato come prodotto di nicchia?
«La popolazione di clientela sostanzialmente ha la consapevolezza sulla necessità di mettere al sicuro i propri dati ma non conosce la tipologia di Virtual Data Room esistenti. Ad oggi utilizzano dei sistemi di server locali forniti da tecnici informatici. Questi server hanno dei costi più ingenti rispetto alle Virtual Data Room offerta da Bper».

Dagli addetti ai lavori il progetto “Safe Data Box” ha ricevuto consensi visto il premio innovazione Smau 2021, quale è invece la risposta raccolta sul mercato dalla fase di test in poi?
«Dalla fase di test ad oggi la risposta è di forte interesse. Ad oggi siamo ancora in fase di test allargato su più di una direzione regionale e l’obiettivo è quello di riuscire a collocare Safe Data Box in tutta la rete delle filiali. Ci siamo imbattuti in liberi professionisti che fanno fatica a dismettere gli attuali server in uso per accordi con i propri fornitori attuali ma che alla scadenza dei contratti avranno l’esigenza di aggiornare i livelli di performance e il pricing».

Banche e prodotti innovativi, digitali, non strettamente “bancari” o “assicurativi”: quale è il futuro, verso dove sta andando Bper su questi temi?
«La selezione delle aree di innovazione avviene attraverso l’analisi dei trend e degli scenari futuri, un’attività orientata alla lettura dei mutamenti in atto in una prospettiva temporale di medio e lungo termine. È anche centrale nella selezione degli ambiti di sperimentazione la componente etica, In linea con la visione e con i principi di responsabilità sociale di Bper. A partire da questo approccio, a titolo esemplificativo, è stato avviato un progetto che punti a creare maggiore consapevolezza dei consumatori sul valore dei propri dati personali e rendere disponibile uno strumento per la gestione e la monetizzazione degli stessi. Altro esempio è quello di una proposta finalizzata al miglioramento della gestione economica dei clienti che vivono della propria pensione con difficoltà a far fronte alle spese base e sanitarie».

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