al medcoastlab di cagliari

Studiare il Dna delle spiagge, per prevedere inondazioni e mareggiate

di Davide Madeddu


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Afp

2' di lettura

I dati per predire inondazioni e mareggiate. E intervenire sul campo per evitare danni alle strutture a ridosso del mare. Quasi una sfida in cui l'incrocio delle informazioni contenute in una banca dati, con gli elementi rilevati in tempo reale, diventa fondamentale per conoscere in anticipo un'eventuale burrasca. Una macchina complessa e allo stesso tempo dinamica che unisce il lavoro sul campo a quello di analisi dei dati.

A metterla in piedi, attivandola con un progetto sperimentale nelle spiagge del golfo di Cagliari - ma l'esperienza è comunque esportabile -, è Medcoastlab, laboratorio specializzato in attività di studio e di predizione dei processi di erosione, trasporto e sedimentazione, e previsione di temporanea sommersione, che unisce il gruppo di ricerca Coastal and Marine Geomorphology Group del Dipartimento di Scienze chimiche e geologiche dell'Università di Cagliari con i Battellieri Cagliari e “Sardegna Progetta”.

Punto di partenza (l'iniziativa fa parte del Progetto Neptune - Natural Erosion Prevision Through Use of Numerical Environment) una banca dati che custodisce, catalogati e archiviati, 1.200 campioni di sedimenti. Reperti già analizzati che custodiscono preziose informazioni sulla qualità ambientale dei luoghi di prelievo. Quello che viene definito il Dna geologico delle spiagge, «indispensabile per qualsiasi azione di ripristino futuro». Poi un sistema di monitoraggio e controllo del movimento ondoso attraverso centraline di osservazione digitale posizionate in punti considerati «sensibili e strategici» in grado di comprendere l'effetto dei fenomeni sui diversi tipi di spiaggia.

Infine il collegamento con le previsioni meteomarine relative ad altri punti del mondo. Dalla comparazione dei dati e “attraverso un procedimento scientifico articolato” il lavoro dello staff di ricercatori e studiosi con cui si arriva a predire, con un anticipo di quattro giorni, quale sarà il moto ondoso che andrà a caratterizzare la spiaggia osservata, e quindi gli effetti che potrebbero essere prodotti dalle mareggiate.

«Siamo partiti dalla constatazione di pesanti fenomeni di erosione non sufficientemente monitorati nella nostra Isola – spiega Sandro Demuro, docente di Geomorfologia e conservazione dei litorali dell'Università di Cagliari e direttore di Medcoastlab -. Le spiagge sono tutte diverse e andrebbero tutte trattate in modo specifico: 160 km di spiaggia in Sardegna sono in forte modificazione. Per ora non abbiamo segnali di innalzamento del livello del mare in Sardegna, ma occorre essere prudenti».

Quanto agli interventi meccanici sugli arenili, il docente universitario chiarisce che «livellare la spiaggia rimuovendo la Posidonia è sempre un errore molto grave perché il livello di calpestio viene portato in questo modo all'altezza del mare e le inondazioni non troveranno ostacoli». Non solo: «L'effetto delle ruspe cambia la morfologia: abbiamo dimenticato che le foglie di Posidonia sono utili». Per il momento si parte dal Golfo di Cagliari ma il progetto, come chiariscono i responsabili, può essere esteso ad altri arenili ed esportato in altre aree costiere.

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