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Su Telecom-Vivendi l’ipotesi golden power

di Andrea Biondi e Celestina Dominelli

(REUTERS)

2' di lettura

Giorni decisivi per la partita che vede protagonisti Tim, i francesi di Vivendi e il gruppo di coordinamento di Palazzo Chigi per l’esercizio dei poteri speciali. Una riunione, anche se non ancora calendarizzata, dovrebbe essere fissata nei prossimi giorni. I tecnici stanno proseguendo l’esame della documentazione inviata dalle due società con l’obiettivo di chiudere per gli inizi di settembre. L’esito del lavoro del gruppo di coordinamento sarà poi affidato al premier Paolo Gentiloni al quale spetterà la decisione finale sull’esercizio del golden power.

Dall’altra parte, c’è attesa anche per le decisioni che spettano alla Consob sul nodo del controllo ai fini civilistici della telco da parte dei francesi. L’autorità italiana, nella peggiore eventualità per il colosso media presieduto da Vincent Bollorè, potrebbe chiedere all’omologa francese Amf di imporre a Vivendi riflettere nei suoi bilanci la realtà di Telecom che è fatta anche di un debito superiore ai 30 miliardi e che, se consolidato,manderebbe in negativo la posizione di cassa della media company, ora attiva per circa un miliardo.

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Sono partite che si intrecciano e che hanno avuto un’accelerazione nelle ultime settimane, quando sul versante istituzionale si è iniziata a ventilare la possibilità di azionare le misure interdittive previste dal golden power nei confronti di Vivendi. Il faro dei tecnici è puntato soprattutto sul nodo della notifica da parte dei francesi: il gruppo di coordinamento ha chiesto lumi sulla comunicazione inoltrata a marzo, ai fini antitrust, alla Commissione europea, e, in subordine, sull’avvio della direzione e coordinamento su Tim. In sostanza, per i tecnici questi passaggi denoterebbero una presa di controllo sulla telco italiana e dunque l’obiettivo del gruppo è arrivare a dimostrare che i francesi avrebbero dovuto notificare e non l’hanno fatto. Se fosse questo dunque l’esito finale, uno degli scenari possibili potrebbe passare anche per l’obbligo di cedere Telecom Sparkle - la controllata che si occupa della realizzazione e gestione dei cavi sottomarini in fibra per il trasporto dei dati e voce – a un soggetto italiano.

Il confronto però, è ancora in corso e, dal canto loro, Tim e Vivendi sono convinte che non esistano i presupporti affinché il governo eserciti le misure interdittive. E questo anche perché l’avvio dell’attività di direzione e coordinamento da parte del colosso francese sulla telco non avrebbe comportato, è la linea difensiva, un mutamento degli assetti proprietari. Quanto alle attività di Tim nessuna, sostengono i legali della società, è tra quelle elencate nel Regolamento per l’individuazione delle attività di rilevanza strategica per il sistema di difesa e sicurezza nazionale visto che la normativa parla di «reti di telecomunicazioni di proprietà del Ministero dell'interno» o di «sistemi e apparati» per la difesa. Da queste, rimarcano le due aziende, sono estranee le reti di comunicazioni gestite da Tim.

Si vedrà, ma la partita ora si è spostata totalmente nella metà campo della politica. Giovedì intanto è prevista la presentazione dei conti da parte di Vivendi. Difficile, però, che dal versante francese emergano considerazioni a proposito della situazione in Italia.

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