ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùL'allarme dell'Autorità

Sud, così la cattiva gestione dell’acqua mette a rischio il Pnrr

Segnalazione di Arera su Campania, Calabria, Molise e Sicilia: subito la gestione integrata o si affidi a una Spa pubblica.

di Giorgio Santilli

Acqua: le sfide del settore tra investimenti e Pnrr

3' di lettura

Nel Mezzogiorno «persistono situazioni in cui si perpetuano inefficienze» nella gestione dell’acqua e, se non si corre ai ripari rapidamente, anche il Pnrr rischia di fare flop proprio nel tentativo di porre rimedio al “water service divide” fra centro-nord e sud.

L’allarme, senza precedenti nei toni, arriva dall’Autorità di regolazione per energia, reti e ambiente (Arera) che ha inviato una segnalazione a governo e Parlamento per chiedere una urgente modifica del quadro legislativo.

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Quattro regioni nel mirino

In particolare, per Molise, Campania, Calabria e Sicilia la debolezza della governance degli ambiti idrici, la persistenza di gestioni frammentate che vengono dal passato, la difficoltà a insediare gestioni idriche integrate di ambito, la sottrazione di milioni di utenti alla regolazione tariffaria sono carenze che impediranno di costruire qualunque politica, anche quella di industrializzazione del servizio promessa dal Pnrr (che destina 4,38 miliardi dell’acqua, di cui due agli investimenti in infrastrutture idriche primarie con un occhio alla sicurezza dell’approvvigionamento).

LA FRAMMENTAZIONE ESISTENTE NELLA GOVERNANCE DELLE RETI IDRICHE

LA FRAMMENTAZIONE ESISTENTE NELLA GOVERNANCE DELLE RETI IDRICHE

I passi urgenti e necessari

Bisogna correre ai ripari - dice l’Arera - per dare una base solida allo svolgimento delle azioni previste dal Recovery Plan. Bisogna modificare il quadro legislativo nazionale prevedendo «un termine perentorio entro cui siano perfezionati i processi di affidamento del servizio idrico integrato», ove questi sono possibili. E se questo non accadrà, bisognerà andare a una gestione del servizio idrico integrato affidato per quattro anni, poi riconfermabili per altri quattro, a una società a controllo pubblico, «che sulla base della disciplina dei contratti pubblici, possa far ricorso a soggetti dotati di adeguate capacità industriali e finanziarie per la fornitura di servizi». Un altro soggetto, anch’esso a controllo pubblico, dovrebbe svolgere azione di «supporto tecnico in termini organizzativi e di know how specifico (anche per i profili normativi e regolatori)» per i presidenti delle regioni richiamati.

Legge Galli pressoché inapplicata in 9 regioni

Una soluzione tranchant è, quindi, quella che auspica l’Autorità dopo anni di richiami che di fatto non hanno superato una situazione paradossale dell’Italia divisa in due. Con dieci regioni e 16,5 milioni di residenti assoggettati alla regolazione tariffaria (si veda la tabella) e altre nove regioni che non hanno gestioni interessate da approvazioni tariffarie. Le quattro regioni meridionali citate sono, poi, la punta di questo iceberg di resistenza alla riforma lanciata fin dal 1994 dalla legge Galli.

La bocciatura dell’Autorità

Bisogna intervenire anche perché le perdite di acquedotto o, per dire più correttamente, il numero di «rotture» per chilometri di rete nel Sud continua a essere di 33,6 contro 22 della media italiana (18,1 nel nord ovest, 13,8 nel nord est e 25,4 nel centro). Ma, più in generale, l’Autorità denuncia carenze e inefficienze «nella fruizione dei servizi, nella realizzazione degli investimenti, nell’attività legislativa regionale, nei meccanismi decisori degli enti di governo dell’ambito e nelle capacità gestioni e di carattere industriale degli operatori».

Serve una Spa pubblica

Serve «un’azione di riforma complessiva volta al rafforzamento della governance della gestione del servizio idrico integrato», secondo l’Arera, che non dimentica di ricordare come già il Pnrr, missione 2, componente 4, preveda la necessità di un intervento centrale finalizzato a «rafforzare il processo di industrializzazione del settore (favorendo la costituzione di operatori integrati, pubblici o privati, con l’obiettivo di realizzare economie di scala e garantire una gestione efficiente degli investimenti e delle operazioni)». Senza una Spa pubblica che guidi tale processo - dice Arera - questo percorso non si innescherà. E sempre il Pnrr nota che «precedenti esperienze dimostrano che nel Mezzogiorno l’evoluzione autoctona del sistema non è percorribile senza un intervento centrale finalizzato alla sua risoluzione».

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