il confronto

Sud finora assente ma arriva la sfida su fondi Ue e cantieri

di Carmine Fotina


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3' di lettura

Finora il Sud è rimasto il tema sommerso. Nonostante sia destinato a giocare una partita chiave per i risultati del 4 marzo, il Mezzogiorno non ha ancora trovato spazio nel dibattito pubblico pre elettorale, snobbato a favore delle ricette fiscali, della sfida sulle pensioni e del confronto su Europa e finanze pubbliche. Ma in realtà in alcuni testi non ancora diffusi dei vari programmi un po’ di spazio sembra esserselo guadagnato. Il Pd punta ad esempio a confermare e rifinanziare il credito di imposta per gli investimenti e la decontribuzione per le assunzioni stabili di giovani e disoccupati del Sud. In queste ore si sta definendo l’ultima parte del programma, con interventi su capitale umano ed aree interne. C’è anche la consapevolezza che il piano Industria 4.0 ha favorito meno le imprese dei servizi, specie nel Centro-Sud, e sul punto bisogna intervenire. Sulla carta, dovrebbe poi esserci l’impegno a portare avanti la quota minima di spesa ordinaria in conto capitale (il decreto Mezzogiorno prevede il 34%, ma la norma non è stata ancora attuata).

Su questo stesso punto, appare più ambiziosa la piattaforma di Liberi e Uguali che punta sul ripristino della cosiddetta “clausola Ciampi” con cui si riservava il 45% degli investimenti pubblici – sia quelli dello Stato che quelli delle aziende pubbliche – al Sud. Leu propone anche un Fondo rotativo a cui possono accedere gli enti locali per i loro investimenti che anticipi le somme dei fondi europei.

Nel piano condiviso dal centro-destra si fa riferimento a un uso più efficiente dei fondi europei con l’obiettivo di azzerare il gap infrastrutturale con il resto del Paese. Nel dettaglio, Forza Italia punta sulla fiscalità di vantaggio e in particolare su un’aliquota Ires differenziata, in funzione della effettiva carenza di dotazioni infrastrutturali. Una misura temporanea, da negoziare con la Ue, per poi riallineare l’aliquota una volta che vengono realizzate le opere ritenute necessarie. Sui fondi Ue l’idea è cambiare la governance per valorizzare macro progetti strategici anche di area vasta. Un capitolo a sé riguarda il turismo, con la proposta di un «percorso nelle meraviglie del Sud» valorizzando itinerari interregionali e incrementando le tratte aeree.

Nella piattaforma del Movimento 5 Stelle il grande spazio riservato a una banca pubblica degli investimenti per imprese, agricoltori e famiglie fa pensare a interventi in larga parte proprio per il Mezzogiorno. Sul sito del movimento si cita anche l’istituzione di zone franche nel territorio delle isole minori. Poi la priorità vera, cioè la riduzione dei gap infrastrutturali su cui M5S si è soffermato sia nei suoi focus tematici pubblicati online sia in alcune uscite pubbliche del leader Luigi Di Maio. Si pensa alla rete autostradale e alla mobilità elettrica ma in particolare, sul sito, M5S indica l’intenzione di «garantire pienamente la proprietà pubblica dell’infrastruttura ferroviaria e investire nella rete ferroviaria per ammodernare le linee esistenti, riqualificando in particolare le reti di trasporto regionale, e colmare il gap infrastrutturale esistente tra il Nord e il Sud del Paese». L’idea è partire dal raddoppio delle ferrovie a binario unico in Liguria, Lombardia, Sicilia, dalla ferrovia a Matera e per il distretto di Nola. Sulle grandi infrastrutture anche il Pd ha in mente alcune priorità, come l’alta velocità ferroviaria sulle tratte Napoli-Bari e Catania-Palermo.

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