Lockdown

Sud, solo una famiglia su cinque ha la rete ultra veloce da 100 Mbits

Il traffico aumentato fino al 90% ha messo a dura prova l'infrastruttura. Il 16% delle case senza banda ultralarga, connessione Ftth poco diffusa. Gli esperti: è urgente potenziare la rete

di Vera Viola

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Connessione Ftth. È l'infrastruttura che la Ue considera necessaria per la creazione di una Gigabit Society e che dovrà essere disponibile in tutte le abitazioni private entro

Il traffico aumentato fino al 90% ha messo a dura prova l'infrastruttura. Il 16% delle case senza banda ultralarga, connessione Ftth poco diffusa. Gli esperti: è urgente potenziare la rete


4' di lettura

L’emergenza Covid 19 ha cambiato il comportamento delle famiglie che hanno incrementato i volumi di traffico telefonico e telematico da casa, sia durante l’orario di lavoro sia in quello del tempo libero. Si valuta un aumento complessivo nella prima fase della crisi del 90% nella fascia oraria tra le 9.30-e le 16.30. Tim calcola anche che da fine aprile il traffico dati si è assestato sul + 70% sul fisso e + 30% sul mobile. Al Sud come al Nord.

Ma le regioni del Sud d’Italia dispongono di una rete adatta a sostenere tanto traffico? Infratel (società pubblica del Mise ) calcola una copertura di banda ultralarga per l’84% della popolazione (superiore alla media nazionale del 74,3%) con una velocità di 30 megabits al secondo. Parliamo però della rete Fttc, cioè una rete mista: in fibra solo fino alla cabina telefonica e ancora in rame nell’ultimo miglio. E una velocità ancora modesta.

Uno studio di EY aggiornato a gennaio 2020 ci dice, poi, che la rete in fibra ottica fino a casa (Ftth) copre il 21% delle unità immobiliari al Sud e isole, contro il 29% del Nord Ovest, il 19% del Nord Est e il 24% del Centro. Il Sud in questo caso è al di sotto della media nazionale del 23%. Quest’ultima è la vera rete del futuro, quella che consente connessioni a partire da 100 megabits al secondo e fino a 2 giga, senza dispersioni . «Il piano Bull (Banda ultralarga ndr) in una prima fase è stato rallentato dalla burocrazia – dicono in Infratel – . Nel 2020 ci aspettiamo una forte accelerazione».

Il lavoro di circa 2milioni di italiani che hanno optato per lo smart working, la scuola a distanza, i “party” con gli amici, i corsi e gli esami universitari, la video medicina, tutto ciò che non poteva più avvenire di persona, si è trasferito sulla rete. E di conseguenza si è diffusa la preoccupazione che questa avrebbe potuto non reggere. La prova è nel comportamento dei grandi del web che hanno abbassato del 30% la qualità dei prodotti video. Sembra anche che ci sia stata qualche interruzione in intere città: ma la notizia non viene confermata.

«La prima considerazione da fare – osserva Antonio Pescapè, ordinario di Ingegneria informatica della Federico II e direttore della Digita Academy – è che una fetta della popolazione, il 16% circa, stando ai dati degli operatori, non può accedere ai servizi che per molti altri sono stati tanto utili: didattica a distanza, smart working, streaming. Può sembrare una piccola percentuale, ma questo è uno dei digital divide che penalizzano una parte della popolazione. Molto spesso i cittadini non connessi risiedono in aree marginali e depresse, spesso in montagna o nelle periferie delle grandi città».

Ma c'è un'altra riflessione da fare. La connessione in fibra Ftth (Fiber to the home), realizzata con il cavo in fibra ottica che arriva fino all'appartamento o all'azienda, raggiunge solo il 21% della popolazione meridionale, lasciando scoperte anche le grandi città. Problema comune al Sud e al Nord. Ma parliamo della sola infrastruttura in grado di sopportare senza rischi di collasso la grande mole di connessioni di questi giorni. Parliamo di quella infrastruttura che la Ue considera necessaria per la creazione di una Gigabit Society, e che ritiene dovrà essere disponibile in tutte le abitazioni private entro il 2025. Obiettivo a cui è destinato un fondo di 420milioni.

In sintesi, la sperimentazione fatta nel periodo del lockdown ci dice che tutto sommato la rete attuale “miracolosamente” ha retto, ma per avere certezza di poter continuare a utilizzare l'infrastruttura, c'è assolutamente bisogno di completare la rete Ftth. E ora si tratta di un’esigenza, non solo commerciale e produttiva, ma di tutti i cittadini. «I contenuti che vengono immessi sulla rete - dice Fabio De Felice, docente di impianti industriali all’Università di Cassino e presidente di Protom – diventano sempre più complessi e pesanti: senza un potenziamento della rete, se dovesse esserci un nuovo lockdown tra un anno, l’infrastruttura attuale non reggerebbe. Inoltre, se confronto la nostra realtà con quella di altri Paesi europei, a esempio, la Francia, vedo l’Italia in forte ritardo. Si pensi che anche il Ruanda ha il 95% di copertura di rete veloce».

Gli investimenti sono stati realizzati per gran parte da Tim: a partire dal 2011 con fondi privati e dal 2014 anche pubblici. Oggi la banda ultralarga di Tim al Sud Italia raggiunge oltre 1.200 comuni – dicono in Tim – per un totale di 5 milioni e 367 mila case. Altro attore in campo è Open Fiber che interviene, come quanto assegnataria di gare Infratel, nelle aree “bianche”, in cui gli operatori hanno dichiarato di non avere convenienza a investire senza investimento pubblico. Open Fiber si è aggiudicata due gare nel Sud Italia che comportano interventi in 1.900 comuni e realizza investimenti privati in altri 80. L’investimento totale ammonta a 1,5 miliardi di cui ha realizzato il 50%. In 120 comuni la connettività è vendibile. Il primo bando riguarda tre regioni (Campania-Basilicata e Sicilia) e risale al 2017. I lavori sono partiti nel 2019 e la conclusione, prevista per il 2020, è slittata al 2022. Mentre la seconda gara che interessa Puglia, Calabria e Sardegna, già più dotate di Banda larga, è stata assegnata nel 2019 , e l’avvio dei lavori è previsto a breve.

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